Contagiati lievi, in Toscana si valuta il quasi-obbligo all’albergo sanitario

Il governatore Rossi: «Sappiamo che è dura vivere in una stanza senza sapere per quanto tempo, ma servirà ad evitare nuovi focolai nella fase 2»

FIRENZE. Lo dicono i dati. In Toscana la curva dell’epidemia si è alimentata lì, facendo rimbalzare le infezioni di padre in figlio, di fratello in sorella. Più del 30% dei casi si è sviluppato in famiglia. Eppure in pochi, anche di fronte al rischio di trasmettere il virus ai propri cari, hanno deciso di allontanarsi da casa e non correre il rischio di contaminare le vite dei parenti di dolore oltre che della malattia. «Sono 400 le persone pauci sintomatiche o asintomatiche positive che hanno scelto di trascorrere la quarantena in un albergo sanitario a fronte di una disponibilità che solo nell’area centro è di 2200 posti - spiega Carlo Tomassini, direttore del dipartimento sanità - Il 10% dei circa 4660 in isolamento domiciliare». Per questo, dicono il governatore Enrico Rossi e l’assessore Stefania Saccardi, «stiamo pensando a un’ordinanza sulla materia. Ci stiamo lavorando con gli uffici legali».

L’idea è quella di costruire una norma che stabilisca un quasi-obbligo di isolamento in albergo sanitario. «Le Usca fanno firmare una assunzione di responsabilità a chi rifiuta l’hotel - dice Saccardi - Ma non è bastato». «Sappiamo che è dura vivere in una stanza senza sapere per quanto tempo, ma servirà ad evitare nuovi focolai nella fase 2», dice Rossi. La chiave per il governatore è non oltrepassare i limiti fissati dall’articolo 32 della Costituzione, secondo cui la «Repubblica tutela la salute come diritto fondamentale... ma nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per legge», che «non può violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana».

Come riuscirci? «Fare appello alla tutela della salute della persona ma anche collettiva», dice Rossi. L’ordinanza potrebbe arrivare oggi o domani e rischia di innescare polemiche e alzate di scudi di opposizioni e costituzionalisti. Per questo Rossi e Saccardi auspicano «un intervento del governo».