Superguida alla cassa integrazione ordinaria, straordinaria, Fis, stagionali, colf e badanti: tutti i sussidi nell'emergenza Covid

Con l'aiuto del professor Pasqualino Albi, ordinario di diritto del lavoro dell’Università di Pisa e avvocato giuslavorista, abbiamo provato a fare ordine sugli ammortizzatori sociali previsti dal governo per sostenere le famiglie e le imprese alle prese con gli effetti economici della pandemia

PISA. Un ammortizzatore sociale per molti. Ma non per tutti. Non per colf e badanti lasciate a casa per colpa del coronavirus. E neppure per gli stagionali coi contratti che dovevano scattare dopo il 17 marzo. Per gli altri lavoratori, il governo ha previsto sostegni e aiuti economici straordinari o accessibili con procedure semplificate.

Semplificate le procedure, ma non è semplice orientarsi nel groviglio di normative sugli ammortizzatori sociali. “La cassa integrazione - spiega il professor Pasqualino Albi, ordinario di diritto del lavoro dell’Università di Pisa e avvocato giuslavorista -  fu istituita nel primo dopoguerra e negli ultimi cinquanta anni abbiamo avuto una stratificazione di leggi approvate senza un disegno organico e che non sono riuscite a colmare varie lacune e vuoti di tutela. Con il risultato di creare un sistema frammentato e incompleto, non universale”.

Questo si riflette anche sulla situazione attuale dell’emergenza Covid-19: basti pensare - cita come esempio il professor Albi - che in questo momento in Italia esistono 22 diversi regimi di cassa integrazione in deroga per il Covid-19: una per ogni Regione e provincia autonoma.

Il professor Pasqualino Albi

Per aiutare le persone a orientarsi in questo labirinto, il professor Albi ha predisposto la prima raccolta di tutte le normative sugli ammortizzatori sociali disponibili all’epoca del coronavirus. Con l’aiuto del professore, Il Tirreno prova a tracciare una guida semplificata in modo da indicare: 1) quali siano gli ammortizzatori sociali disponibili in questo momento di crisi; 2) chi ne abbia diritto; 3) come ci si acceda. Tutte le risposte sono a cura del professor Albi.

Quali sono le misure a sostegno dei lavoratori in vigore in questa fase di emergenza Covid-19?

“Gli ammortizzatori sociali per far fronte all’emergenza lavorativa determinata dal coronavirus sono stati introdotti dal decreto Cura Italia del 17 marzo 2020 che dovrebbe essere convertito in legge fra pochi giorni. Abbiamo vari strumenti: la Cassa integrazione guadagni ordinaria (Cigo); per quei lavoratori e quelle imprese ai quali non si applica la Cigo, c’è il sistema dei Fondi di solidarietà bilaterale, c'è poi il Fondo di integrazione salariale (Fis); per chi non è possibile neppure accedere a questi strumenti, c’è la possibilità di accedere alla cassa integrazione in deroga”.

In che cosa si distinguono questi ammortizzatori sociali dell’era Covid?

“Sono strumenti diversi ma che hanno molti elementi in comune. Intanto in tutti si prende atto che per gli effetti della crisi epidemiologica in cui ci troviamo il datore di lavoro incontra oggettive difficoltà e quindi deve fare ricorso gli ammortizzatori sociali (che ha le articolazioni indicate sopra). Ad alcuni imprenditori e lavoratori si applica la Cigo, ad altri no e allora si ricorre ai Fondi di solidarietà; se non si rientra nei Fondi di solidarietà allora occorre verificare se vi è accesso al Fondo di integrazione salariale (Fis). Ad altri non si può applicare neppure il Fis e allora si procede con la cassa integrazione in deroga. Si va per esclusione”.

Bene. Partiamo dalla cassa integrazione guadagni ordinaria: a chi spetta?

“Sono destinatari di questa garanzia i lavoratori subordinati, in senso generale, assunti con contratto di lavoro subordinato. Di fatto parliamo di lavoratori dipendenti. Sono inclusi anche i soli apprendisti con contratto professionalizzante (si escludono le altre tipologie di apprendistato)”.

Chi è escluso?

“Sono esclusi  i dirigenti, i lavoratori a domicilio (ad esempio quei lavoratori che producono nel proprio domicilio le tomaie per i calzaturifici), tutti gli altri profili di contratto di apprendistato (quella per la qualifica per il diploma professionale, per il diploma di istruzione secondaria superiore e quella l’alta formazione e ricerca). Sono esclusi i lavoratori domestici.

Come fa un lavoratore a sapere in quale regime rientra o può rientrare?

“Occorre verificare la busta paga. Forse uno non proprio esperto non vede subito, ma c’è una voce che corrisponde al versamento dei contributi per questi regimi. Per accedere a questi ammortizzatori sociali ci deve essere un versamento corrispondente. Uno va a vedere la busta paga e cerca il versamento per  la cassa integrazione guadagni ordinaria ed è in grado di ricostruire se, in caso di sospensione del rapporto, ha accesso a quel trattamento, a quello specifico ammortizzatore. Oppure, anche per esclusione, se ha diritto un altro trattamento”.

Parlando di cassa integrazione Covid-19 per quanto tempo può essere erogata?

“La cassa integrazione ordinaria guadagni Covid19 ha, al momento, una durata massima di 9 settimane attivabili dal 23 febbraio al 31 agosto (anche se si parla di una possibile proroga)”.

Ci sono requisiti minimi per far scattare la cassa integrazione Covid-19?

“A differenza della procedura standard per la Cigo, per far scattare il diritto alla cassa integrazione Covid-19 non è richiesto il possesso dell’anzianità di servizio di 90 giorni. Se c’è un rapporto di lavoro subordinato in essere (salve le eccezioni di legge) spetta la cassa integrazione ordinaria”.

Importa quando è stato firmato il contratto?

“L’importante è che il contratto di lavoro subordinato sia in essere alla data del 23 febbraio 2020. Se vi è un rapporto in essere alla data del 23 febbraio, si può presentare domanda. Grazie a una modifica approvata da un successivo decreto-legge, ora rientrano nella cassa integrazione anche i lavoratori subordinati con contratti attivati tra il 24 febbraio e il 17 marzo. L’importante, però, è che vi sia un contratto di lavoro subordinato. Non risultano esclusi i contratti di lavoro subordinato a tempo determinato”.

Ci sono altri requisiti?

“Sì. Bisogna anche andare a vedere se l’impresa ha diritto a presentare domanda per la cassa integrazione guadagni ordinaria. Occorre controllare che rientri nell’elenco della disciplina vigente. L’elenco delle imprese è indicato dall’articolo 10 del decreto legislativo 148 del 2015. Se l’impresa non è in questo elenco non ha diritto di chiedere la Cigo per i suoi dipendenti”. 

Come si presenta la domanda?

“Solo l’impresa può presentare domanda all’Inps per la Cigo con una procedura semplificata rispetto a quello che si deve percorrere abitualmente. Molti documenti non devono essere prodotti e la domanda si presenta su una modulistica semplificata. Anche la consultazione sindacale è essenziale. In una situazione normale se un datore chiede di beneficiare della Cigo, l’Inps fa accertamenti per verificare se l’ammortizzatore spetta o meno. Tuttavia considerata la situazione di pandemia in cui ci troviamo non vi è obbligo per il datore di lavoro di dare prova che c’è un evento transitorio che non consente di esercitare l’attività e che questo evento non è imputabile alla propria volontà. Resta, comunque, ferma la facoltà dell’Inps di svolgere accertamenti per verificare che non ci siano abusi nelle richieste”.

Entro quanto viene erogata la cassa integrazione ordinaria?

“Non si possono fare previsioni esatte. Vista la procedura snella, entro 30-40 giorni dall’attivazione dovrebbe iniziare l’erogazione ma occorre considerare che siamo in una situazione eccezionale”.

E se l’impresa non può chiedere la cassa integrazione ordinaria?

“Se l’impresa non rientra fra quelle che posso ottenere la cassa integrazione ordinaria, è possibile verificare se le si applica disciplina dei Fondi di solidarietà (bilaterali, bilaterali alternativi) o del Fondo di integrazione salariale”.

Che cosa è il Fondo di integrazione salariale (Fis)?

“Il Fis è un assegno comparabile a quello della cassa integrazione ordinaria. Per il Fis dell’emergenza Covid-19 valgono quasi le stesse regole della Cigo: per quanto qui interessa non sono necessari i 90 giorni di effettivo servizio del lavoratore per richiederla; la procedura è estremamente semplificata; sono escluse le stesse categorie di lavoratori della Cigo”.

Durata del Fis?

“Il periodo di durata (9 settimane fra il 23 febbraio e il 31 agosto) è lo stesso della cassa integrazione ordinaria. Anche la procedura e le modalità di presentare domanda sono davvero molto simili sia per Cigo che Fis. Per accedere a entrambi gli ammortizzatori l’impresa non deve versare neppure il contributo integrativo”.

E per il pagamento?

“Sia per la Cassa che per il Fis la somma può essere pagata dall’impresa che chiede il rimborso all’Inps; oppure può pagare l’Inps direttamente al lavoratore. Oppure può pagare la banca su conto corrente, in base ad una specifica convenzione".

Allora a chi si applica il Fis?

“Alle imprese escluse dalla cassa integrazione ordinaria (perché non inserite nell’elenco del decreto 148 del 2015) e dalla cassa integrazione straordinaria, alle imprese che non operano in settori nei quali sono stati istituiti i fondi di solidarietà bilaterali”.

E la cassa integrazione in deroga a chi si applica?

“Tutte quelle imprese alle quali non si possono applicare nè la cassa integrazione guadagni ordinaria (o straordinaria) né i vari Fondi di solidarietà, convergono nella Cassa integrazione in deroga. La competenza della cassa integrazione in deroga è delle regioni e delle province autonome”.

Quali solo i lavoratori beneficiari in concreto?

“Il legislatore non ha previsto alcuna esclusione, fatta eccezione per i lavoratori domestici, come badanti e colf che sono esclusi da tutti i sistemi di ammortizzatori sociali. Tuttavia per vedere chi ci rientra e chi no bisogna vedere i singoli accordi quadro di ciascuna regione”.

In Toscana chi rientra nella cassa integrazione in deroga?

“In base all’accordo quadro del 18 marzo 2020, esclusi lavoratori domestici e i dirigenti, ci sono i lavoratori subordinati (operai, impiegati e quadri) con qualunque forma contrattuale, compresi gli intermittenti e gli apprendisti. Sembrerebbe, quindi, che vi rientrino non solo gli apprendisti con contratto professionalizzante”.

A quali imprese si applica?

“Si applica anche ai datori con meno di 5 dipendenti (ad esempio: i piccoli esercizi commerciali, le piccole imprese): se si hanno meno di 5 dipendenti non si deve neppure sottoscrivere un accordo sindacale per accedere al trattamento; invece se il datore di lavoro ha più di 5 dipendenti deve sottoscrivere un accordo sindacale pur con una procedura semplificata”.

Quanto dura questo ammortizzatore?

“Con decorrenza dal 23 febbraio al 30 giugno per un periodo non superiore a 63 giorni”.

Ma se un datore di lavoro sbaglia a chiedere l’ammortizzatore sociale? Ne chiede uno invece di un altro che cosa succede?

“Questione molto complessa. Diciamo che se si sbaglia regime, l’Inps si vedrebbe costretta a rigettare la domanda di cassa integrazione. L’azienda può ripresentarla corretta, ma nel frattempo potrebbe essere trascorso qualche mese”

E quale ammortizzatore spetta agli stagionali?

 “Nessuno se il rapporto di lavoro non è iniziato entro il 17 marzo 2020. Altrimenti uno degli ammortizzatori sopra indicati secondo quanto abbiamo detto”.

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