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Coronavirus: test sierologici, la rivolta dei privati: “Noi tagliati fuori dalla Regione"

Gli avvisi pubblici prevedono solo la fornitura dei kit ma non l’esecuzione dei test se non in casi particolari. I laboratori, da Livorno a Lucca: “Così si privano i cittadini della libertà di accedere a un servizio sanitario, dovremo rimborsare migliaia di persone in lista”
 

«Non solo ci tagliano fuori, ma siamo al limite della privazione della libertà personale. Così si nega a un libero cittadino di un libero Stato di potersi sottoporre a un test per sapere se è entrato in contatto con il virus», dice Andrea Ferroni, direttore di Lamm, un centro analisi di Lucca che da ieri avrebbe voluto (dovuto) partire con i test sierologici su una lista di 700 clienti-pazienti. Tutto bloccato. «Saremmo partiti da 70 persone fra medici e infermieri dell’ospedale San Luca, e a loro avremmo fatto l’esame gratis, proprio perché ci sentiamo in dovere di dare un contributo alla salute pubblica». Invece niente. Mentre in altre regioni – ma non senza storture e speculazioni – stanno conducendo i famosi test rapidi del sangue per rintracciare gli anticorpi sviluppati contro il virus, in Toscana cliniche e laboratori privati sono fuori gioco. Che siano in convenzione o no con il pubblico, non potranno eseguire il test.

Con buona pace dell’appello, anzi del monito di Enrico Rossi. Il governatore venerdì scorso, presentando l’ordinanza con cui dava il via allo screening di massa sulla popolazione, aveva avvertito: «I test fatti con i privati non avranno nessun valore, se i laboratori vogliono svolgerli devono convenzionarsi con noi, altrimenti faremo confiscare i kit».

In una fase di emergenza e con una cronica scarsità di materiale - è stato il ragionamento di Rossi -, nessuno può permettersi di macinare business sulla salute pubblica. Bene. «Peccato che l’avviso pubblicato dall’Asl centro per tutta la regione non fosse per una vera convenzione, ma proponesse ai laboratori di candidarsi per la vendita di 15mila kit. Una richiesta inaccettabile, perché nessuno garantiva che poi saremmo stati noi ad eseguirli», dice Fabio Bonini, consulente e coordinatore dei progetti Covid per Biolabor di Livorno oltre che rappresentante di Assosanità Confesercenti sulla costa che in Toscana riunisce oltre 100 imprese. Così, in pochi hanno aderito al bando per fornire i kit alla Regione ma quasi tutti sono fermi.

«Per forza, se eseguissimo i test rischieremmo la confisca. Rossi è stato chiaro», dice Riccardo Billeri, direttore di Multitest, un laboratorio livornese. In fondo anche il direttore generale dell’Asl centro Paolo Morello Marchese conferma. «Si tratta innanzitutto di acquisto di kit. Ed esclusivamente su mandato dell’Asl un privato potrà essere incaricato dell’esecuzione dei test per velocizzare l’indagine sull’immunità delle categorie a rischio previste dall’ordinanza». Insomma, cliniche e laboratori che hanno venduto i kit potranno essere coinvolti, ma saranno Regione e Asl a decidere quali. Una beffa. Perché quali saranno i criteri di selezione?

«Sui tamponi ci sono i kit validati dall’Oms e su quelli non si scappa, se non li hai non li fai. Ma sui test sierologici per il Covid-19 non ci sono ancora validazioni, ma metodiche diverse», dice Ferroni. «Per questo noi ne abbiamo scelta una fra le più affidabili – continua – Ci costa 38 euro a kit, perché prevediamo un doppio risultato, qualitativo e quantitativo. Non solo diciamo se l’organismo ha sviluppato le IgM e le IgG, cioè gli anticorpi che denunciano l’infezione in corso e quelli che invece identificano l’immunizzazione, ma forniamo anche il dato sul dosaggio, che consente di capire in quale fase dell’infezione ci si trova. Il prezzo al pubblico è 50 euro. Ci siamo attenuti al tariffario regionale. Per ora ne abbiamo ordinati 200 e rischiamo di aver sostenuto una spesa per nulla».

Non solo. «L’ordinanza regionale in cui Rossi minaccia confische fissa coordinate scientifiche assurde – dice Billeri - L’obiettivo dello screening è quello di una mappatura della popolazione, e ormai sappiamo che gran parte degli infetti è asintomatica. È un non senso dal punto di vista epidemiologico prevedere il test per i singoli cittadini solo in caso di sintomi e con la ricetta del dottore».

Multitest aveva in lista oltre 300 persone. Biolabor 600. Quindi, non solo alcuni cittadini che hanno già pagato dovranno essere rimborsati, «ma per buona parte si tratta di medici e infermieri che aspettano il test o addirittura il tampone dal sistema sanitario e non l’hanno ancora ricevuto». Certo la jungla dei kit può disorientare. Come sapere quali sono davvero affidabili e quali no? In fondo la Regione ha scelto di centralizzare la gestione dello screening anche per affidare ogni stock ai laboratori di Careggi, Cisanello e Le Scotte per la validazione. Quelli attendibili, con margini di errori bassi, verranno usati, gli altri scartati. Per questo Estar ha appena varato un altro avviso pubblico per dare la caccia a un altro milione di kit. I 90mila appena distribuiti alle Asl per avviare l’indagine sono una goccia nel mare se bisogna arrivare almeno a 1,2 milioni di persone.

«Noi diciamo che è giusto lo stop iniziale per scongiurare la jungla – dice Bonini, ex direttore di Medicina di laboratorio a Pontedera per l’Asl - ma una volta fissate linee guida comuni su come refertare e garantire l’attendibilità dei test credo si possa collaborare seriamente. Si apra a un vero accreditamento, così come previsto in Liguria, dove prezzi e tariffe sono calmierate o in caso di ricetta del medico il test è gratis per i cittadini, perché poi sarà il sistema sanitario a rimborsare il laboratorio». Insomma, non può essere presa come un assunto l’equazione privati uguale profitto. «Anche se solo a Biolabor lavorano 50 persone». Eppure, anche i direttori dei centri lo ammettono: «C’è chi mette i test a 100 o 150 euro, è vero – dice Billeri – Questo è approfittarsene. Noi ne abbiamo acquistati 500 a 18 euro l’uno, tutti marchiati Ce e Idv, la sigla che garantisce l’uso diagnostico. Sono registrati presso il database del ministero della Salute. Ecco, li facciamo a 25 euro. Ci guadagniamo 7 euro lordi a persona. Le pare da speculatori?»