Parla Bucci, studioso delle epidemie: «La sanità toscana si prepari all’ondata, i contagiati sono molti di più»

Il grafico con la curva dei ricoverati in terapia iintensiva in Toscana, secondo Bucci mostra un’anomalia

Docente di biologia dei sistemi alla Temple University of Philadelphia, Enrico Bucci ha colto un’anomalia nella curva dei ricoveri in terapia intensiva:. «Dipende dai test o dalla raccolta dati»

«C’è un’anomalia nelle curve dei ricoverati in terapia intensiva in Toscana. Un comportamento strano». E potrebbe anche essere dettato dalle «scelte fatte dalla Regione per eseguire i tamponi». Enrico Bucci, docente di Biologia dei sistemi alla Temple University of Philadelphia, per lavoro analizza i numeri delle epidemie, prova a descriverle e comprenderle studiando le curve di contagiati, decessi, guariti. E qualcosa da una decina di giorni nei grafici della Toscana non torna. Ma di una cosa è certo: «I contagiati sono molti, molti di più dei positivi al test dichiarati». La sanità si prepari: «in pochi giorni» medici e infermieri potrebbero dover passare dalla quiete alla tempesta.

Professore, che intende per anomalia nella curva dei ricoveri in Toscana?


«Dopo il 9 marzo, la curva che descrive l’aumento dei ricoverati in terapia intensiva in Toscana aumenta di 10 volte la sua pendenza. Peraltro, prima e dopo quella data, l’andamento è lineare, invece di mostrare un aumento esponenziale come atteso. Questo non corrisponde all’andamento dei positivi al tampone, corrispondenza invece che si osserva nelle curve di crescita di altre regioni. In particolare, per quello che riguarda il numero dei positivi al test ogni 100.000 abitanti Massa Carrara al momento è grosso modo alla pari di Firenze. E la Toscana ho curve di crescita dei contagi non rette».

E invece nelle terapie intensive?

«Nelle terapie intensive le curve perdono la loro concavità, non c’è corrispondenza con quelle relative alla crescita dei casi positivi. Guardate il grafico: invece di seguire l’andamento dei positivi ai test con qualche giorno di ritardo, la curva dei ricoveri nelle terapie intensive è come se fosse composta da due rette, una piatta e una subito dopo più inclinata».



Cosa può aver provocato il fenomeno?

«Credo che l’anomalia possa dipendere dal numero e dalle scelte che guidano l’effettuazione dei test. Oppure dal modo in cui i dati sono stati trasmessi alla Protezione civile. Se dopo il 9 marzo, fosse cambiato qualcosa nella trasmissione dei dati rispetto ai tamponi eseguiti, allora questo potrebbe spiegare l’impennata».

Nelle sue analisi, sostiene che i dati della Lombardia ormai siano inutilizzabili. Perché?

«La Lombardia subisce un effetto saturazione. Gli ospedali sono strapieni, e in certe province (come Bergamo) lo sono anche le camere mortuarie. Gli ospedali rimandano indietro molte persone con sintomi senza far loro il tampone. E c’è una stima errata delle vittime. Molti ormai muoiono in casa senza risultare decessi per Covid-19. In fondo in queste condizioni medici e infermieri, e chiunque sia addetto all’emergenza, ha altre priorità, non pensa ai dati. È successo anche a Wuhan».

C’è il rischio che si ripeta in Toscana il fenomeno della Lombardia?

«Dipende dall’efficacia delle misure regionali di contenimento e dalle risorse disponibili, soprattutto nelle terapie intensive. Lo sapremo nei prossimi giorni. Ma ci si aspetta una crescita esponenziale, e quindi anche pochi giorni possono cambiare drammaticamente il quadro».

Ha studiato i casi di Massa Carrara e Versilia, dove l’incidenza è molto più alta?

«Sì, ma per ora si possono fare solo ipotesi, basate su possibili spostamenti di persone dai focolai lombardi in misura più intensa che in altre province».

Crede che anche in Toscana i casi reali di contagio possano essere più alti di quelli registrati?

«Questa è una certezza, dovuta alla strategia di campionamento adottata in tutta Italia, che prevede di testare solo i soggetti sintomatici, e spesso solo quelli con sintomi respiratori più seri».

Anche la Toscana sta cambiando strategia sui tamponi. Li aumenterà. Sarà utile a fermare l’epidemia?

«Solo se in associazione ad una corretta strategia di tracciamento dei contatti, come insegna il caso coreano (dove i contatti dei positivi sono stati tracciati anche attraverso gli smartphone, ndr). Aumentare e basta serve a poco per contenere. Ed è opportuno dare priorità al personale sanitario e ai familiari. Devono essere testati con più frequenza e in modo massivo. Non per ottenere dati migliori, ma per evitare contagi ospedalieri».

Non rischia però di “falsare” la curva?

«È già successo ovunque (a partire dalla Cina). Non bisogna pensare alle curve, ma alle persone; le analisi si possono ricalibrare».

Il presidente Rossi ha annunciato che la Toscana potrebbe affrontare il picco il 28 marzo.

«Possibile, ma non sappiamo quanto probabile. In questo momento non si possono fare previsioni accurate. Il governatore può aver dato un’indicazione di massima dettata dal buon senso e dalla speranza (una durata di circa un mese della salita epidemica), ma abbiamo visto moltissime volte le previsioni di picchi smentite in pochi giorni».

I dati toscani cosa le suggeriscono?

«Guardando alla crescita dei casi positivi, direi proprio che nei prossimi giorni possiamo aspettarci un aumento dei ricoveri in intensiva. Non conoscendo la capienza dei posti letto in Toscana e non posso fare previsioni sul momento in cui potrebbe essere difficile farvi fronte; ma l’esperienza insegna che bastano pochi giorni per passare da una situazione di relativa tranquillità ad un’ondata di ricoveri. Sono sicuro che medici e infermieri siano consapevoli dello sforzo impari che li attende, e si stiano preparando al meglio».

C’è un modo per capire quanti sono i contagi reali?

«Una stima grossolana può essere derivata dal numero dei ricoverati in intensiva e dai morti (dai morti di oggi si può risalire ai contagiati di 2 settimane fa, assumendo che si muoia a 2 settimane dal contagio e che il tasso di letalità sia fra l’1 e il 5%). Tuttavia, visto l’andamento anomalo dei dati toscani, non possiamo sbilanciarci. Certamente i contagiati sono molti, molti di più dei positivi al test dichiarati». —
 

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