Tumore al seno, la prevenzione è decisiva

Insieme alle patologie cardiovascolari, resta a oggi la causa di morte più frequente nelle donne tra i 35 e 55 anni di età Una guida in 15 punti: fino a 40 anni i controlli sono necessari se ci sono stati altri casi in famiglia. E viene anche all’uomo 

È la causa del 29% dei decessi nelle donne prima dei 50 anni, il 21% di quelle tra 50 e 69 anni e il 16% di chi ha oltre 70 anni.

È il tumore al seno, che insieme alle malattie cardiovascolari, resta a oggi la causa di morte più frequente nelle donne tra i 35 e 55 anni di età.


Ma nello stesso tempo però, è uno dei tumori che, con una diagnosi precoce, può avere un’alta percentuale di guarigione.

Come spieghiamo nella nostra guida in dieci punti preparata con l’aiuto della professoressa Manuela Roncella, Direttrice del Centro Senologico dell’AOU Azienda ospedaliera universitaria pisana (a destra l’intervista, ndr), modello italiano di percorso integrato multidisciplinare, per il trattamento del carcinoma mammario dalla diagnosi alla cura e alla riabilitazione.

1 - A quale età è importante iniziare con la prevenzione per il tumore mammario?

La prevenzione è prima di tutto cultura e, nel momento in cui ha raggiunto la sua maturità dal punto di vista femminile – diciotto, diciannove, vent’anni - la donna deve incominciare a capire che per prevenzione si intende la conoscenza di tutto quello che può essere un problema per il seno. Oggi poi, incominciando a prendere la pillola quando si è molto giovani, un’attenzione al seno è d’obbligo, come è d’obbligo la giusta informazione.

2 - Qual è la cosa più importante da fare in tal senso?

L’auto palpazione. Per imparare a familiarizzare con il proprio seno e notare le eventuali differenze che potrebbero presentarsi, segnalandole al proprio medico.

3 - Niente esami dunque fino a una certa età?

Prima dei quarant’anni, età da cui si parte per una prevenzione istituzionalizzata, non sono, nella maggior parte dei casi, necessari. Dopo invece è importante sottoporsi a una mammografia periodica.

4 - Ci sono però soggetti a rischio, che non possono aspettare i quarant’anni per tenere sotto controllo il proprio seno.

Certo che ci sono! Ma si tratta di persone che hanno una familiarità per quanto riguarda la presenza di tumore della mammella o dell’ovaio. E per loro valgono delle regole precise, che prevedono la possibilità di avere tre familiari di primo grado affetti da tumore alla mammella, oppure più familiari con questo tipo di tumore età molto giovane – al di sotto dei quarant’anni – o la presenza di tumore dell’ovaio nell’albero genealogico, o ancora quella di un familiare uomo, che ha avuto un tumore al seno.

5 - Il tumore al seno può dunque interessare anche il sesso maschile?

Sì, con una percentuale dell’1%. In pratica ogni cento donne affette da tumore alla mammella c’è un uomo. Si tratta di un numero basso che però aumenta in parallelo al tumore della donna. Non solo: gli uomini non hanno forme di prevenzione e nemmeno hanno una cultura sul possibile rischio. Pertanto i loro casi, quando vengono diagnosticati, sono spesso già molto avanzati ed è più frequente la mutazione genetica: dopo la diagnosi di tumore al seno in un uomo, bisogna sempre “studiare” la sua famiglia, facendo lo screening genetico alla persona colpita e anche valutando accuratamente la situazione.

6 - Quando è bene fare almeno un’ecografia?

Non si va a fare un’ecografia tanto per farla, se non c’è un motivo valido, anche perché spesso si creano degli allarmismi inutili. Se però esiste una familiarità, a partire dai 25 anni è bene rivolgersi a un centro specializzato che possa valutare se sia il caso di iniziare una sorveglianza personalizzata con visita, ecografia, mammografia e, laddove è necessario, risonanza magnetica.

7 - Ma quali sono i segni che ci devono mettere in allarme e richiedere subito il parere dello specialista?

Gli eventuali noduli palpabili o addirittura visibili, con caratteristiche di durezza, aderenza ai tessuti circostanti, irregolarità nella sua superficie. Ma anche le alterazioni del capezzolo (in fuori o in dentro), la perdita di liquido da un capezzolo solo (tenendo presente che quando è bilaterale, il più delle volte la causa è semplicemente ormonale) e i cambiamenti della pelle (aspetto a buccia d’arancia localizzato) o della forma della mammella.

8 - Il prurito al seno è un sintomo di tumore?

No. A meno che si tratti di un prurito al capezzolo, che potrebbe rappresentare una malattia rara del seno, il morbo di Paget, un eczema importante, che però, scoperto per tempo, per fortuna guarisce.

9 - Quali invece le regole da seguire per una giusta prevenzione?

Lo stile di vita è un elemento essenziale per la prevenzione di tutti i tumori e fa parte della cosiddetta “prevenzione primaria”, l’unica cosa che può evitare al tumore di presentarsi.

10 - Quali le regole da seguire?

Alimentazione sana, pochi grassi, molta verdura, pesce, carne (ma solo in quantità ragionevole), molta attività fisica... Sono ovviamente da evitare il fumo (che è molto più pericoloso della familiarità) e naturalmente anche l’alcol. A questo si unisce la prevenzione secondaria, effettuata dalla sanità, per cercare il tumore prima che abbia fatto dei danni, con controlli da effettuare regolarmente e molta attenzione ai sintomi.

Come tutti i tumori, infatti, una diagnosi precoce aumenta in modo molto sensibile la possibilità di guarigione.


 

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