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Il bio è schizzato a +106% meno pane e più verdure

Elisa Pellegrino, ricercatrice in agronomia e coltivazioni erbacee

Negli ultimi 5 anni si è consumato il 14% in più di prodotti di origine toscana. La ricerca della scuola Sant’Anna sui microrganismi da usare in campagna

Stazionario ma in crescita da anni, l’interesse degli italiani per il cibo che porta benessere. Frutti ricchi di antociani, alimenti in cui gli antiossidanti contrastano i radicali liberi, la lista della spesa è sempre più orientata verso la salute. Bio in progress con un +3,7% trainato dall’ortofrutta (+5,3%). Il 79% degli intervistati dall’Osservatorio Lifestyle di Nomisma ha affermato che un buono stato di salute è fondamentale per il proprio benessere, raggiungibile attraverso un’alimentazione sana (42%). E preoccupati per ambiente e salute, una famiglia su cinque opta per il biologico.


«Una crescita che non fa più notizia, ma a differenza di altri comparti del premium food – si legge nell’ultimo Rapporto Coop sull’economia, i consumi e gli stili di vita degli italiani – nel salutistico la domanda continua a crescere a ritmi sostenuti e le vendite non fanno segnare significative battute d’arresto».

Una tendenza dovuta sia alla necessità di guadagnare in salute a tavola che a una maggiore attenzione verso l’ambiente. L’Osservatorio Sana realizzato da Nomisma su dati Nielsen, evidenzia che il 60% dei consumatori italiani acquista biologico per rispettare l’ambiente e inquinare meno, mentre il 54% perché salutari e il 53% perché li ritiene di maggiore qualità. E in Toscana? Da un decennio i consumi alimentari sono stazionari, ma cresce l’ortofrutta di qualità (+2%) e calano carboidrati (-3,8%), zuccheri (-2,3%), seguiti dalla carne rossa (-1,3%). Il bio tre anni fa viaggiava a quota 1,2 miliardi. Tendenza registrata anche negli ingredienti naturali: quinoa (+23,7%), integrale (+10,3%), farro (+10%), verdura (+5,6%), legumi (+5%). Dati pressoché invariati: +106% rispetto a cinque anni prima, con un incremento del 14% dei prodotti di origine toscana.

E nel futuro prossimo? Ancora più verdura e frutta, legumi, pesce fresco secondo l’indagine sugli stili d’Italia dell’ufficio studi Ancc-Coop. Al fine di migliorare la qualità nutrizionale e nutraceutica delle produzioni agricole, alla Scuola Superiore di Sant’Anna stanno studiando microrganismi da utilizzare in campagna per aiutare le colture in modo sostenibile per l’ambiente. In pratica: fertilizzanti biologici, biostimolanti, biopesticidi amici del pianeta, dei lavoratori e dei consumatori. Li stanno applicando a colture di frumento, miglio, grano saraceno, orzo, piselli (leguminosa dall’importante base proteica), pomodori pisanello e altre varietà dalle proprietà nutraceutiche (ossia dai principi attivi con benefici sulla salute).

«Con il grano saraceno che ha ottime qualità antiossidanti e un elevato contenuto di micro-ingredienti nonché adatto ai celiaci, siamo andati oltre, riuscendo anche a creare paste 100% di grano saraceno – racconta Elisa Pellegrino, ricercatore in agronomia e coltivazioni erbacee, in forze a Biolabs - La nostra sperimentazione coinvolge colture di pomodoro determinandone il contenuto di acido licoico, un antiossidante utile nel trattamento dei pazienti cardiopatici, ma anche il pool di fenoli e flavonoidi totali (antiossidanti) che ritroviamo nel frutto e nella passata». —