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Coronavirus, arrivano 1,4 milioni di mascherine in Toscana: così il manager di Camaiore ha sbloccato il maxi cargo in Cina

Emanuele Baldaccini, direttore commerciale della Safe srl

Ecco perché da settimane il materiale ordinato dalla Regione alla Safe srl di Brescia è fermo a Shanghi e Xiamen e i dispositivi sono introvabili. C'entra anche la concorrenza sfrenata degli Usa. Mallegni intercede con Conte, Borrelli e Di Maio. "Ma non potevano fare niente, alla fine l'azienda ha deciso di caricarsi sulle spalle le spese (proibitive) del trasporto. E siamo felici così"

FIRENZE. «Sono contento, ci siamo quasi dissanguati, ma sono contento. Nel giro di una settimana faremo arrivare in Toscana 1,4 milioni di mascherine, già lunedì una buona parte atterrerà in Italia e martedì la Regione potrà cominciare a distribuirne 700 mila. Vede, io sono viareggino. Per lavoro vivo nel bresciano, ma il mio cuore è lì, ogni volta che posso torno alla casa di Lido di Camaiore, e riuscire a sbloccare questo volo mi ha reso felice. Ho fatto qualcosa per la mia terra». Emanuele Baldaccini parla dalla sua auto, quasi grida. Fa il direttore commerciale per la Safe srl di Cazzago San Martino in provincia di Brescia. Da 30 anni una delle aziende leader nella produzione di dispositivi di protezione individuale.

Sì, di fatto la merce più rara, richiesta e introvabile di questo periodo, una specie di Santo Graal di questo scorcio di storia del mondo: mascherine, sia chirurgiche che le famose FFP2 e FFP3, quelle per cui ancora oggi i sindacati di medici e infermieri hanno diffidato la Toscana dal munire il personale della sanità di «dispositivi non certificati». Guai, «altrimenti vi denunciamo alla autorità giudiziaria», hanno avvertito Anaao, Cimo, Cgil, Cisl, Uil, Veterinari, Fassid. «Lo facciamo per diffusione colposa dell’epidemia», ha rincarato il Nursind. L'Anaao ne ha consegnate 600 in regione, 100 per ognuna delle aziende sanitarie e ospedaliere. «Una goccia nel mare, ma un gesto simbolico. Lo Stato deve proteggerci per fermare l’epidemia», dice il segretario toscano Flavio Civitelli. Tutto mentre da giorni infuriano le polemiche sulle mascherine fai-da-te, le Made in Tuscany di tessuto-non tessuto testate dall’università di Firenze o quelle simili inviate da Roma. «Stracci inutili», è l’accusa dei sindacati.

Ecco, tutto questo adesso potrebbe finire. Anche se sembra impossibile. Perché da settimane la caccia alle mascherine è impantanata, e nessuno capisce bene perché. «Da settimane la nostra azienda - spiega Baldaccini - ha il materiale pronto per essere spedito in Italia, destinato alla Toscana, agli ospedali di Brescia, alle Marche e ad alcuni privati. Ma era fermo in Cina, a Shanghai e Xiamen, e non sapevamo come farlo arrivare in Italia, tutti i cargo avevano posto a partire solo da fine mese». Per sbloccare l’impasse hanno provato a intercedere col governo anche il deputato Fdi Riccardo Zucconi e soprattutto il senatore forzista Massimo Mallegni. Il parlamentare versiliese ha scritto al premier Conte, al capo della Protezione civile Angelo Borrelli e al ministro degli Esteri Luigi Di Maio per sollecitarli a intervenire con la Cina.

«Grazie a loro, Borrelli mi ha chiamato. E forse adesso potremo aiutare anche la Protezione civile ma purtroppo non ci hanno potuto aiutare. Il trasporto lo paghiamo noi, per intero». La Safe non caricherà i costi di viaggio - «da dissanguarsi», dice Baldaccini - su quelli dell’appalto di Estar, la centrale degli acquisti della Regione. «Ce li sobbarchiamo noi, ma va bene così, lo facciamo per la Toscana e per l’Italia. Abbiamo sbloccato il volo oggi, atterrerà in Italia lunedì e già martedì nei magazzini di Estar ci saranno 700 mila pezzi, la maggior parte mascherine chirurgiche, ma ci saranno anche migliaia di FFP2 e qualche FFP3, e i prossimi 700 mila il 30 marzo. E di questo devo ringraziare il mio capo, Massimo Pedretti, il titolare, che con lungimiranza già un mese fa si è garantito le forniture di almeno 250mila pezzi al giorno. Insomma, dovremmo essere coperti per le prossime settimane. Anche se in Cina stiamo subendo la concorrenza sfrenata degli Usa».

Gli Stati Uniti, ha dato ordine Trump, devono rastrellare più mascherine possibili prodotte dal Dragone. «E per farlo paga in contanti e a costi proibitivi, anche per questo in queste settimane sono introvabili». The Donald, che finora sembrava aver sottovalutato l’emergenza, adesso sta facendo man bassa.