Coronavirus, a Pistoia si gestisce la terapia intensiva di tutta Italia

In primo piano il comitato regionale e, alle sue spalle, la sala della Cross

In due sale dell’ex ospedale si censiscono i letti disponibili in Italia e si distribuiscono  ai casi più complessi in base alle richieste delle Regioni 

PISTOIA. Due grandi sale vetrate, pareti piene di monitor, tavolini gremiti di computer e operatori concentratissimi sugli schermi. È la Cross, la “Centrale remota operazioni soccorso sanitario” della Protezione civile nazionale, uno dei cervelli che sta cercando di mettere ordine nella grande emergenza coronavirus. In particolare, il compito che Angelo Borrelli, il capo della Protezione civile nazionale, ha affidato da due giorni alla Cross è di verificare, regione per regione, quanti sono i letti di terapia intensiva e rianimazione ancora liberi, affinché possano essere utilizzati da quegli ospedali dove l’emergenza coronavirus ha già occupato tutti i posti disponibili. Un compito estremamente importante e delicato, che ci si aspetterebbe venisse svolto in qualche edificio romano o, al limite, in Lombardia, a ridosso della maggiore concentrazione dizone rosse” del paese.. Invece no. La Cross in funzione in questo momento a livello nazionale è attiva in una specie di seminterrato sotto la centrale del 118 di Pistoia, in un anonimo edificio ai margini di quella desolata stesa di macerie che è l’ormai ex ospedale del Ceppo, abbandonato nel luglio 2013 per la nuova struttura sorta ai margini della città.


Assolutamente impossibile, dal di fuori, rendersi conto che là sotto si sta producendo uno degli sforzi più importanti perché il sistema sanitario italiano riesca a fronteggiare al meglio l’emergenza, perché gli oltre 5000 letti esistenti in tutto il Paese nei reparti di terapia intensiva siano utilizzati al meglio.

«È il lavoro che stiamo facendo da due giorni – spiega il dottor Piero Paolini, responsabile del servizio di emergenza urgenza dell’Asl Toscana Centro – cioè la ricognizione dei posti letto liberi, che possiamo cioè mettere a disposizione delle Regioni che ne faranno richiesta. Naturalmente ci occupiamo anche di cercare i vettori per trasportare questi pazienti, ambulanze ed elicotteri che possano condurli da dove si trovano ai posti letto che possono accoglierli».

E a che punto è questo lavoro? «Ieri sera (giovedì 5 marzo, ndr) fino a tardi eravamo pronti a partire con lo spostamento di un certo numero di pazienti da alcune regioni, che al momento non dico. Ma la cosa poi è rientrata e siamo rimasti in stand by. Però è chiaro che tutta la situazione è in evoluzione, quindi da un momento all’altro l’operazione potrebbe partire».



Inutile insistere con la richiesta di cifre precise, valutazioni complessive, previsioni. «Non ho al momento questi dati, stiamo lavorando» è la cortese ma ferma risposta di Paolini.

La Cross vera e propria è attiva in una sala completamente chiusa. Nell’altra, accanto, sta lavorando il Comitato operativo regionale toscano, che ha iniziato proprio ieri mattina un compito simile a quello dei vicini della Cross: la verifica e il censimento dei posti letto liberi e occupati, in modo da ottimizzare le risorse. Accanto agli uomini delle tre maxi-Asl ci sono quelli della Protezione civile e delle associazioni di volontariato. «Come ogni giorno – spiega l’assessora regionale alla Protezione civile Federica Fratoni – siamo qui a fare il punto sull’evoluzione dell’emergenza, in modo da assicurarci che tutte le risorse vengano impiegate al meglio. Questa di Pistoia è una struttura di eccellenza Siamo coinvolti in prima linea». In Italia sono solo 2 le strutture che possono fungere da “Centrale remota operazioni soccorso sanitario”: oltre a questa di Pistoia ce n’è un’altra a Torino. I protocolli della Protezione civile prevedono che ne funzioni una per volta. Adesso tocca a Pistoia. Per quanto ancora non si sa.




 

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