Liste di attesa nella sanità: le risposte della Regione ai nostri lettori

Al Tirreno si è tenuto l'incontro pubblico con l’assessora regionale alla Sanità Stefania Saccardi e la direttrice generale dell’Asl Toscana Nord Ovest, Maria Letizia Casani: l'atto conclusivo della nostra inchiesta dei lettori sulle liste di attesa. Ecco cosa è emerso

LIVORNO. Liste d’attesa bloccate o troppo lunghe. Per l’eco alla tiroide c’è troppo da aspettare. Lo stesso per la visita reumatologica. E anche il sistema delle prenotazioni di visite ed esami non è così agile. Questi sono solo alcuni dei problemi sollevati dai lettori del nostro giornale martedì 18 febbraio, durante il dibattito organizzato dal Tirreno nel salone della redazione centrale a Livorno con l’assessora regionale alla Sanità Stefania Saccardi e la direttrice generale dell’Asl Toscana Nord Ovest, Maria Letizia Casani. Un’ottantina in tutto i partecipanti all’incontro - nato da un’inchiesta del giornale portata avanti grazie alle segnalazioni degli utenti - durato quasi due ore e moderato dai giornalisti Ilaria Bonuccelli, caposervizio della Toscana e Danilo Fastelli, caposervizio della redazione web.

Saccardi e Casani hanno risposto alle domande del pubblico: entrambe hanno ammesso che il problema delle liste d’attesa esiste e che c’è ancora tanto da fare per garantire a tutti l’assistenza sanitaria di cui necessitano nel minor tempo possibile. «Sulle liste d’attesa c’è un elemento che influisce in tutte le Regioni - ha spiegato l’assessora Stefania Saccardi - la difficoltà nel reperire gli specialisti. Nel nostro Paese si è creato un imbuto formativo: le borse di specializzazione sono poche e sono sbagliate nella tipologia. Quando gli specialisti sono pochi, quando è difficile trovare ortopedici, anestesisti, pediatri e anche i chirurghi è chiaro che la scelta degli specialisti ricade sulle aziende più grandi, dove si fa ricerca, magari dove c’è l’università come ad esempio è successo con Cisanello. Per la carenza di pediatri abbiamo bloccato il reclutamento del Meyer perché altrimenti alcuni punti nascita della Toscana centro, che fanno mille parti, correvano il rischio di non avere pediatri a sufficienza».

A questo si aggiunge poi la questione della percezione. I dati infatti, mostrano un miglioramento nei tempi d’attesa, sia per gli esami che per le visite. Ma è come se questo “progresso” non arrivasse alle persone. Dai dati forniti dall’Asl Toscana Nord Ovest sugli esami - che comprendono i codici di priorità U, B e D - e facendo un raffronto fra settembre 2019 e gennaio 2020, la percentuale degli esami effettuati entro i giorni previsti è aumentata. Il che significa che i tempi di attesa si sono ridotti. Lo stesso miglioramento c’è stato anche per le visite, ma in questo caso salta all’occhio il dato delle visite ginecologiche che da settembre 2019 a gennaio 2020 è invece ulteriormente peggiorato: dal 54,4% delle visite effettuate nei giorni previsti dai codici di priorità si è passati al 50,8%.

LISTE BLOCCATE
Durante il dibattito più di una persona ha raccontato che, a richiesta sui tempi d’attesa per una prestazione X, è stato risposto che per quell’esame la lista era bloccata. Questa però è una pratica vietata dalla legge e spetta alle direzioni aziendali vigilare sul rispetto del divieto di sospensione dell’attività di prenotazione.

ANZIANI E VISITE LONTANE
Per quanto riguarda il problema di chi ha difficoltà a raggiungere il medico che si trova in un Comune che non è quello di residenza Saccardi e Casani hanno specificato che «per garantire un’offerta proporzionata alla richiesta c’è un accordo con i medici per un orario di lavoro più lungo ma oltre un certo limite non ci si può spingere perché il medico ha diritto a un recupero». Sulla prossimità invece hanno spiegato che il 94% delle visite richieste nel territorio dell’Asl Nord Ovest vengono effettuate nell’area di riferimento.

LISTE LUNGHE: IL CASO REUMATOLOGIA
I partecipanti al dibattito hanno poi fatto presenti i tempi di attesa che sono stati loro prospettati per l’eco alla tiroide e una visita reumatologica a Livorno: oltre un anno. «Il problema è che i reumatologi non si trovano - ha spiegato Casani - perché sono gli stessi che fanno attività nel reparto di Medicina e la coperta è già corta per coprire i turni». Tra le soluzioni prospettate per questo tipo di visita c’è quella della messa a disposizione di Pisa mentre la tempistica è migliorata in Versilia e in Lucchesia.

AOUP FUORI DAL CUP
Alla domanda sul perché il cup dell’Asl Nord Ovest non comprenda anche gli ospedali Cisanello e Santa Chiara, Casani ha spiegato che «al momento il cup è integrato solo per i pisani che possono quindi accedere a entrambi». Saccardi ha poi chiarito che «dal punto di vista dell’organizzazione sanitaria l’azienda universitaria dovrebbe rispondere a richieste più complesse. Nelle prestazioni standard l’azienda territoriale deve essere in grado di dare delle risposte». Casani ha anche annunciato che «da giugno saranno visibili le agende delle prestazioni di secondo livello dell’azienda ospedaliera universitaria pisana».

VISITE FUORI RESIDENZA
«Sono un livornese residente nel Lazio e per fare un intervento chirurgico ortopedico a Livorno ho aspettato due anni e mezzo, poi mi hanno detto che la fisioterapia dovevo farla nel Lazio»: questa un’altra domanda posta nel dibattito. «Le prestazioni d’urgenza sono garantite a tutti al pronto soccorso - ha detto Saccardi - mentre gli interventi programmati sarebbe meglio sostenerli nel luogo di residenza, ove possibile, perché per noi diventa difficile farci rimborsare dalla Regione di provenienza del paziente. Noi riceviamo dallo Stato 7 miliardi per la sanità in Toscana e con questi fondi ho l’obbligo di organizzare le cure per i residenti. Perciò la riabilitazione di questo paziente, se non autorizzata, doveva essere eseguita nel Lazio». —

FOLLOW UP
«Devo fare un esame diagnostico in base al protocollo una volta all’anno per una patologia neurologica - spiega una donna - e il medico mi chiede di farlo sempre con lo stesso macchinario ma al cup la prima data disponibile non è mai dove c’è quel macchinario». A questo la Casani ha risposto che «è il medico specialista che individua quali sono i follow up ma su alcune tipologie di malattie neurologiche non siamo ancora omogenei su tutti i territori».

SOSPENDERE L'INTRAMOENIA
Perché non sospendere l'intramoenia finché le liste di attesa non sono esaurite? Alla domanda del lettore l'assessora Saccardi spiega che questo è già previsto, ma che c'è stato un'ampia discussione se le prestazioni dovessero essere garantite dal singolo professionista o dal team. "Nell'ultima delibera - spiega Saccardi - abbiamo precisato che le prestazioni devono ricadere sui singoli professionisti".