Il Cup finisce sotto accusa. La Cgil insorge: «Contratti brevi, non c’è formazione»

Stefania Saccardi al Tirreno (foto Marzi)

Gli utenti si lamentano: «Quando chiamo non ottengo le informazioni che servono» Bardocci (Filcams): «Gli addetti lavorano in condizioni difficili»

LIVORNO. «Quando chiamo al cup non sempre riesco a ottenere le spiegazioni di cui ho bisogno». L’hanno detto in diversi martedì sera al dibattito organizzato dal Tirreno con l’assessora regionale alla Sanità, Stefania Saccardi e la direttrice generale dell’Asl Toscana Nord Ovest, Maria Letizia Casani. Fra il pubblico c’erano anche delle addette del cup telefonico di Livorno che, sentendosi chiamate in causa, hanno chiesto «rispetto per chi lavora in questo settore». A questo proposito è intervenuto il funzionario della Filcams Cgil di Livorno, Flaviano Bardocci spiegando che «c’è una mancanza di formazione del personale del cup telefonico che quando raggiunge un livello di competenza sufficiente viene sostituito perché scade il contratto».

Va specificato che le addette al cup telefonico di Livorno sono circa una ventina e lavorano per conto di una società esterna all’Asl, che si è aggiudicata l’appalto. «La formazione delle lavoratrici non avviene con un metodo rigoroso - ha aggiunto Bardocci - ma per affiancamento che dura da una settimana a un mese. In più un call center non gestisce le prenotazioni di un solo ospedale ma nel caso di Livorno di tutta la provincia e della Versilia. Questo complica ancora di più le cose perché ogni ospedale ha una sua procedura standard e diventa difficile».

Il sindacato, già in passato, aveva incontrato l’azienda chiedendo la stabilizzazione del personale che per la maggior parte lavora part-time e aveva contratti a tempo determinato.

«Qualcosa abbiamo ottenuto - ha aggiunto Bardocci - e siamo riusciti ad arrivare a un minimo di equilibrio fra i contratti a termine e quelli a tempo indeterminato. Poi abbiamo chiesto il consolidamento delle ore supplementari con un minimo di 20 ore. Le lavoratrici del cup telefonico per 30 ore settimanali vengono pagate 860 euro, per 20 ore settimanali invece 580 euro. Hanno un contratto multiservizi». Un altro aspetto che Bardocci ci tiene a chiarire è quello della risposta “Liste bloccate” che le addette avrebbero dato davanti alla richiesta di informazione sui tempi di attesa per la prenotazione di una visita o di un esame. Risposta che, come si precisa nell’articolo a fianco, non può essere data per legge. «Non è che l’operatore se lo inventa - ha precisato - è il sistema che, in alcuni casi, non consente l’accesso e lui non può farci niente perché non ha le credenziali».

Intanto fra qualche mese scadrà l’appalto dell’azienda che ha in gestione il servizio del cup telefonico di Livorno e il futuro per le lavoratrici è piuttosto incerto. «Sul mantenimento del call center di Livorno devono darci delle risposte - ha concluso - di sicuro dei cambiamenti nella gestione del servizio ci saranno visto che nella delibera della Regione si parla di “sistema di gestione integrata” ma non sappiamo ancora in che modo si concretizzeranno. L’importante è che le addette mantengano il loro posto di lavoro». —