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Favori a don Euro, il vescovo contro la procura: «Sì, lo aiuto. Io compro le case che voglio»

Massa, Santucci difende l’ex parroco accusato di estorsione: «I pm lo volevano morto sotto un ponte, noi non abbandoniamo nessuno»

MASSA. «Io acquisto le case che mi pare». E se chiedete se sia il caso farlo per offrire un tetto a un ex parroco caduto in rovina perché accusato di aver rubato le offerte dei fedeli per pagarsi escort e festini, monsignor Giovanni Santucci vi risponderà che in fondo non sono affari vostri («che ve ne frega a voi»). E anzi siete anche un po’ «grulli». Ché un uomo di chiesa non lascia nessuno indietro, nemmeno uno come Luca Morini, per anni don pronto a servire messa in quattro parrocchie di Massa Carrara, per tutti ormai don Euro.

Eppure, alla fine, dopo aver conservato per quasi dieci minuti la sua ieratica impermeabilità, pure monsignor Santucci cede al dubbio. Sì, proprio lui, il vescovo di Massa, il prelato pietrasantino famoso per le intemerate contro la giustizia italiana - ultima quella con cui ha definito pochi giorni fa «osceno il modo di fare della procura» di Prato nell’inchiesta sui preti pedofili - per un attimo premette: «Chi lo ha detto che è uno stinco di santo? Ma don Euro, come lo chiamate voi, è stato privato di tutti i suoi averi, e io non lascio morire di fame nessuno». Per questo il vescovo, per la prima volta dopo anni, ammette di aver aiutato il parroco anche dopo lo scandalo così come raccontato mercoledì in tribunale dal suo segretario Davide Finelli. E di aver firmato, per conto della Curia, il contratto di acquisto della casa di Marina di Massa in cui vive il prete accusato di estorsione, autoriciclaggio, sostituzione di persona e cessione di stupefacenti, salvato dall’accusa di truffa solo perché nessuno dei parrocchiani l’ha querelato. Lo stesso motivo per cui è decaduta l’ipotesi di reato che fino a due anni fa ne faceva l’unico vescovo indagato d’Italia. «Siete dei grulli, perché mi chiedete se ho firmato io il contratto della casa? Io sono il legale rappresentante della Curia, e chi li firma i contratti?», dice Santucci al Tirreno. Il legale rappresentante, rispondiamo noi. «Bravi». Ma perché la Curia dovrebbe acquistare una casa per offrirla ad un sacerdote sospeso a divinis dal 2015 dopo uno scandalo come quello che l’ha travolto? «Io acquisto le case che mi pare - risponde Santucci - ne ho acquistate 20 in questi anni e nessuno mi ha chiesto nulla». Eppure, papa Francesco ha inaugurato un’era di rigore.


«Non l’abbiamo acquistata per lui, ma per la Curia. E la decisione di darla a lui è un atto della Curia, non l’ho deciso da solo». A stare alla testimonianza di Finelli, la diocesi massese paga bollette, spese, perfino una colf a don Euro. E non è neppure chiaro se lui versi un affitto. «Questo non vi riguarda», ribatte Santucci. Non solo, il vescovo ogni due settimane farebbe recapitare a Morini buste sigillate. «Cosa c’è dentro? Quello che mi pare, cosa ve ne frega?»

Ma poi aggiunge: «A don Euro il magistrato ha sequestrato tutto. Fosse per la procura dovrebbe morire di fame, lui deve andare a morire sotto un ponte per la procura, deve non mangiare, non dormire, non respirare». In fondo, il “caratteraccio” del vescovo è diventato quasi uno degli snodi narrativi del plot mediatico costruito sulla storia di don Euro. Una storia, è convinto, trasformata in un linciaggio mediatico e giudiziario. «Faccia lei, basta vedere i giornali. Ma è vero quello che l’accusa sostiene? In Italia non dovrebbe essere vero solo quando uno viene condannato in terzo grado di giudizio? Questo dice la legge, però nel frattempo uno deve morire di fame. Ecco, io non voglio che nessuno muoia di fame e lo dico anche ai poverelli che vengono la mattina alla porta. A tutti». Anche a loro offre una casa? «Mah, voi continuate a ripercorrere cose successe 5 o 6 anni fa». Eppure Santucci sarebbe stato sotto ricatto. Fin dall’inizio. Don Euro, sono convinti i pm, aveva minacciato di rendere pubblico un dossier scomodo su alcuni presbiteri della diocesi se il vescovo avesse confermato il gorgo di eccessi e raggiri in cui aveva trasformato il suo magistero. Per questo Santucci avrebbe continuato per anni a sovvenzionare il parroco girandogli i soldi della fondazione “Pie Legati”. Un’accusa caduta proprio per l’assenza di una querela, ma che continuava ad investire la diocesi di implicazioni etiche e interrogativi finora irrisolti. Il vescovo adesso prova a diradare le nebbie: «Lui non parla con nessuno, da cinque anni resta chiuso in casa senza uscire mai proprio perché intimorito dal clima che c’è intorno a lui».