Coronavirus, insulti ai turisti cinesi a Firenze: "Andate a tossire a casa vostra"

Un video mostra un uomo dal marcato accento fiorentino rivolgersi così a una comitiva di orientali. Ma la veridicità del video deve essere confermata

Video choc: turisti cinesi insultati sui lungarni di Firenze: "Ci infettate"

L’apice è questo, il contagio dell’ignoranza. Il grado zero del male, la banalità insulsa di chi cavalca la paura del coronavirus. «Schifosi, sudici, andate a tossire a casa vostra pezzi di m… dio c… , ci infettate tutti, fate schifo pezzi di me...». Lungarno alle Grazie, Firenze. Una comitiva di orientali cammina sul marciapiede vicino alla spalletta verso ponte San Niccolò. Un uomo li riprende col telefonino e insulta una coppia di turisti. Forse non riescono neanche a comprendere il fango che quest’uomo, accento fiorentino, sta loro gettando addosso. Il fango che spargerà su un popolo intero facendo circolare il video sui social e in chat. O forse lo intuiscono, perché da venti giorni il mondo intero li guarda con sospetto, li scansa nelle code, li evita nei locali pubblici, li rifugge, scende dalle carrozze dei treni se li vede a bordo. Non è ancora chiaro se il video sia autentico o meno.

La Polizia postale sta facendo accertamenti, ma circola da ieri su WeChat e Whatsapp ed è uno dei picchi di vergogna raggiunti dall psicosi, di fronte alla quale Angelo Hu non ha resistito. Venticinque anni, fiorentino, coordinatore regionale di Associna, ha postato il video su Fb lanciato il suo allarme: «Da fiorentino e italo-cinese, questo video mi ha fatto male come pochi - ha scritto - Firenze è la città che amo e non può tacere di fronte a questi esempi di becera ignoranza. L’ignoranza non passerà!». Hu è nato in Italia, fino a poco fa è stato consigliere comunale di Sinistra Italiana a Campi Bisenzio, si è dimesso per i troppi impegni di lavoro. «Non so da dove arrivi quel filmato - dice - Circola su Whatsapp. È vero, forse è solo l’ubriacone del quartiere, ma non può essere derubricata. Denunceremo per tutelare quelle persone. Questo è razzismo, l’emergenza passerà ma su Firenze rimarrà come un’onta».

«Mamma mia! - esclama la vicesindaca Cristina Giachi guardando le immagini - Firenze non è certo questa. Questa è solo ignoranza abissale, vergognosa. Sarebbe bene commentare questi video violenti, criticarli, ma non rilanciarli: fanno il gioco di chi li fabbrica e del linguaggio d’odio». È un ottovolante di irrazionalità. Sebbene in Italia il coronavirus non fosse un pericolo reale fino a ieri sera, si moltiplicano gli episodi di intolleranza, i gesti di discriminazione. Perfino carabinieri e vigili a Prato, durante in blitz in una bisca cinese, hanno fatto irruzione con le mascherine, temendo il contagio.

«La vera epidemia sono le fake news e le dicerie che ci trattano da untori», dice Marco Wong, consigliere comunale pratese. Sta facendo una rassegna di casi: la chat dei genitori che chiedono alle maestre di “isolare” bimbi cinesi anche se stanno benissimo e non sono mai stati in Cina; il video del sito animalista che spaccia un mercatino di animali vivi indonesiano come quello di Wuhan, il focolaio della malattia, i commenti Facebook pieni di insulti e false credenze sulle abitudini alimentari del Dragone.

Dice che c’è chi la sta usando la psicosi. «Anche fra i politici». E accusa Giorgio Silli di usare «il coronavirus come un alibi e dare sfogo a un’ossessione». L’ex deputato forzista passato con Cambiamo!, il partito di Giovanni Toti, chiede al sindaco Matteo Biffoni di «alzare la guardia sulla comunità cinese» perché «solo a Prato ci sono tra le 50 e le 80 mila unità» (sic!) e «nelle ultime settimane il flusso verso la madrepatria è stato enorme. Nessuno vuole alimentare allarmismi, ma raccomando anche alle istituzioni locali di non sottovalutare la situazione, tacciando di razzismo chi la mette in evidenza». Eppure, dice Hu, è proprio chi cammina sul terreno della paura, chi contorce la ragione, a fare un gioco sporco. «L’altro ieri io e la mia fidanzata eravamo in ascensore, la porta si è aperta e c’era un gruppo di persone. Sarebbero potute salire. Ci hanno detto “andate pure, saliamo a quello dopo”».Perché è un terreno da cui affiora un sentimento sopito, dal quale negli ultimi anni ci siamo sentiti esenti: la fobia xenofoba, il razzismo» —