Lo Stato rivaluta gli indennizzi: il femminicidio vale 60mila euro

Cancellato il listino della vergogna denunciato da Il Tirreno, per lo stupro si pagheranno 25mila euro, non più 4800

Le vittime di femminicidio valgono 60mila euro. E le donne stuprate 25mila euro. Non più 4.800 euro. Da qualche giorno 25mila euro è anche l’indennizzo per le donne sfregiate con l’acido. Sparisce (quasi in silenzio) il "listino della vergogna". Lo cancella un decreto del ministero dell’Interno che mette mano non solo agli indennizzi decisi nel 2017 con un atto analogo, indegno di un Paese civile: il decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 23 gennaio, infatti, assicura un "ristoro" generalizzato da parte dello Stato a tutte le vittime di reati intenzionali violenti, senza più distinzione, come chiede l’Europa dal 2004. E, avendo effetto retroattivo, evita di creare nuove disparità di trattamento fra vittime (o loro familiari): tutti verranno pagati allo stesso modo.

LA CAMPAGNA

Lo scandalo del listino della vergogna scoppia nel 2017. Viene denunciato da Il Tirreno, su segnalazione delle giuriste di Pisa con cui porta avanti la propria campagna contro la violenza di genere. In particolare Valentina Bonini, docente di diritto processuale penale all’università di Pisa, segnala che il ministero dell’Interno ha emanato il decreto interministeriale (di concerto con il ministero della Giustizia e il ministero delle Finanze) che fissa gli indennizzi per le vittime di reati intenzionali violenti. Una misura che l’Italia deve attuare, dopo la procedura di infrazione alla quale è stata sottoposta dall’Europa: fino al 2016, infatti, lo Stato risarciva solo vittime di reati violenti "selezionati" con leggi speciali. Ad esempio le vittime di mafia, del terrorismo, delle estorsioni, della Uno bianca, della violenza negli stadi, i familiari dell’eccidio di Kindu e così via.

LISTINO DELLA VERGOGNA

Obbligata dalla Corte Europea di Giustizia, l’Italia cede: approva una legge anche per indennizzare le vittime di altri reati intenzionali violenti. Non tutti. Fra questi, però, c’è lo stupro grazie alla battaglia di una donna violentata in Toscana che ha sollevato il caso davanti alla Corte Europea di Giustizia. Solo che gli indennizzi fissati dallo Stato sono ridicoli 4.800 euro per la violenza sessuale.

Concordano i giudici della terza sezione della Cassazione civile di Roma che sollevano la questione dell’indennizzo "irrisorio e non equo" davanti alla Corte Europea di Giustizia: stavolta c’è una donna stuprata a Torino; i tribunali italiani le hanno riconosciuto un indennizzo di Stato di 50mila euro ma il governo si oppone. Di nuovo si va in Europa. Il Tirreno ne parla. Il caso viene trattato pubblicamente per la prima volta alla Scuola Sant’Anna di Pisa a ottobre 2019 coi giudici di Cassazione.

LE VITTIME RIVALUTATE

Un mese dopo questo convegno a Pisa, a novembre 2019, il ministero dell’Interno emana il decreto coi nuovi indennizzi. L’atto, pubblicato solo il 23 gennaio 2020 in Gazzetta Ufficiale, stabilisce (fra l’altro) che: 1) l’indennizzo fisso per l’omicidio è di 50mila euro; 2) l’omicidio commesso dal «coniuge anche separato o divorziato, o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa» comporta un indennizzo di 60mila euro «esclusivamente in favore dei figli della vittima»; 3) per la violenza sessuale (salvo che non ricorrano attenuanti) l’indennizzo fisso è di 25mila euro. Queste cifre sono aumentate di 10mila euro (massimo) «per spese mediche e assistenziali documentate».

I NUOVI INDENNIZZI

Il decreto, però, va oltre l’ aumento dei ristori, nota la giurista Valentina Bonini. Introduce, anche l’indennizzo di 25mila euro per le vittime di lesioni gravissime e per di «deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso» (reato previsto per la prima volta nel Codice rosso del 2019). «Elemento ancora più rilevante - osserva la giurista - è l’estensione di un indennizzo a tutte le vittime di reati intenzionali violenti. Per la prima volta, si prevede un ristoro fino a massimo di 15mila euro per la rifusione di spese mediche e assistenziali documentate: si dà così completa attuazione alla direttiva europea del 2004 (la 80/2004), includendo vittime di reati non contemplati nel precedente decreto: ad esempio la rapina (in banca) che può causare lesioni a potenziali vittime».

INDENNIZZI RETROATTIVI

Gli indennizzi, dunque, sono per tutti. E non solo per le vittime "speciali". Decise con criteri (discrezionali) dallo Stato. Inoltre - aggiunge la professoressa Bonini - grazie alle disposizioni transitorie questo decreto prevede un’applicazione «retroattiva dei nuovi importi. Chi abbia già presentato richiesta di indennizzo e non abbia ancora ottenuto la liquidazione alla data di entrata in vigore, verrà liquidato in base ai nuovi valori; chi è già stato liquidato, invece, potrà ottenere la differenza dell’importo». Deve presentare, però, domanda in base alle indicazioni contenute nella Finanziaria del 2018.