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Universi-bolla e altri mondi: la fisica batte la fantascienza. "E su molti pianeti c'è vita"

Il fisico Guido Tonelli ha presentato il suo ultimo libro nella sede del giornale. Un’ora di affascinante lezione a una platea di lettori e di studenti delle superiori

Altro che fantascienza. La realtà faticosa e scintillante della ricerca scientifica supera ormai di slancio il fantasy, solo che all’ardimento dell’immaginazione aggiunge anche la concretezza degli studi in corso. Lo dice Guido Tonelli e lo si capisce meglio quando il professore parla di un «universo nato dal vuoto», di «una schiuma di universi-bolla che si intrecciano» e degli scienziati che presto, forse, potranno cogliere questo intreccio scrutando con telescopi sempre più potenti le trac ...

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Altro che fantascienza. La realtà faticosa e scintillante della ricerca scientifica supera ormai di slancio il fantasy, solo che all’ardimento dell’immaginazione aggiunge anche la concretezza degli studi in corso. Lo dice Guido Tonelli e lo si capisce meglio quando il professore parla di un «universo nato dal vuoto», di «una schiuma di universi-bolla che si intrecciano» e degli scienziati che presto, forse, potranno cogliere questo intreccio scrutando con telescopi sempre più potenti le tracce di «uno spaziotempo stropicciato».

La capacità di spiegare con chiarezza argomenti complessi ricorrendo spesso a metafore, espressioni e immagini quotidiane e mai banali, è uno dei punti di forza di Tonelli, oltre alla capacità di allargare costantemente lo sguardo chiamando in causa la filosofia, la storia e la cultura classica per arricchire il ragionamento scientifico. Il professore lo ha confermato ieri mattina nel salone del Tirreno, accolto dal direttore Fabrizio Brancoli, trasformando la presentazione del suo ultimo libro, “Genesi”, in una “lezione” affascinante che ha catturato per un’ora l’attenzione del pubblico composto da lettori del Tirreno e dagli studenti di due scuole superiori livornesi, il Liceo Cecioni e l’Iti Galilei.

E lo dimostra anche il successo clamoroso del libro e in generale della sua attività di scrittore-divulgatore scientifico che si sta ormai ritagliando uno spazio sempre maggiore nella sua vita già densa: docente di Fisica generale all’Università di Pisa, impegnato al Cern di Ginevra in progetti di ricerca sulle particelle che muovono investimenti da 20 milioni di euro, dopo quello ormai famoso che portò alla scoperta del Bosone di Higgs. Dalla sua uscita nel maggio scorso, “Genesi” è uno libri di saggistica più venduti in Italia e l’editore Feltrinelli ne ha appena venduto i diritti in tutto il mondo, dalla Russia agli Stati Uniti, alle maggiori case editrici che se lo sono conteso dando vita a vere e proprie aste nel loro Paese. E’ significativo, soprattutto, che il libro sia stato venduto nel mondo anglosassone, maestro nella divulgazione scientifica, dove i testi italiani avevano sempre fatto fatica ad essere accettati. Si può insomma parlare di un altro caso editoriale, dopo quello delle “Sette brevi lezioni di fisica” di Carlo Rovelli, a conferma del fatto che esiste un pubblico, certo non maggioritario, ma consistente e che fa “rete”, curioso e interessato alla conoscenza.

Nell’incontro al Tirreno Tonelli è partito dalla domanda più semplice, quella che tutti ci poniamo almeno una volta nella vita, la stessa che sua nipote di 4 anni gli pose in una notte stellata: cosa sono quelle luci nel cielo e da dove viene tutto questo? “Da dove viene tutto questo”, noi compresi, è il punto di partenza del viaggio a ritroso fino alle origini dell’universo che nel libro Tonelli fa compiere al lettore catapultandolo dentro a quegli attimi, frazioni inimmaginabili di secondo, in cui tutto nasce quasi 14 miliardi di anni fa.



Come ha spiegato il professore, i fisici seguono due strade per arrivare a conoscere la nascita del cosmo. Ci sono quelli come lui che studiano il molto piccolo, inseguono le particelle cercando di ricreare nei grandi acceleratori le condizioni originarie dell’universo per riportare in vita particelle estinte, come appunto il Bosone di Higgs che poteva vivere solo alle temperature dei primi istanti. E dall’altra parte ci sono gli astrofisici che si occupano del molto grande e con i telescopi vanno a caccia di stelle e galassie, lontane anche miliardi anni luce, e che quindi viaggiano nel tempo raggiungendo ugualmente per questa via le prime fasi di vita dell’universo. «La cosa sorprendente - ha detto Tonelli - è che queste due strade diverse producono visioni convergenti, segno che il quadro che ci siamo fatti è ormai attendibile anche se molti particolari devono ancora messi a fuoco».

Lettori e studenti nel salone del Tirreno ascoltano la "lezione" del professor Tonelli


«Sappiamo come è nato l’universo e anche perché. Potrei darvi la ricetta - ha detto il fisico senza aver l’aria di scherzare troppo - Non gli ingredienti, ma la ricetta sì. Ci vuole il vuoto. Perché l’universo appunto è nato dal vuoto, e questa è la scoperta più sorprendente degli ultimi 30 anni. Ma attenzione, il vuoto non è il niente. E’ uno stato materiale con una sua energia fluttuante che è nulla, cioè zero nella media, ma oscilla istante per istante sopra o sotto lo zero. Queste oscillazioni sono come bollicine nel buio che continuamente compaiono e scompaiono. Ci vuole allora anche una particella chiamata inflatone (che è stata prevista ma non ancora “vista”) che ha provocato l’istantanea espansione di una di quelle bollicine. E ci vuole, terzo ingrediente, il bosone di Higgs, che interagendo con le particelle, ha dato loro masse diverse, iniziando quel processo inarrestabile che ha portato ai protoni, agli elettroni e al primo atomo». Poi nei miliardi di anni che seguono succederanno un’infinità di cose, ma il percorso è indirizzato. Fino alla nascita della prima generazione di stelle che, alla loro morte per esplosione, semineranno l’universo degli elementi chimici di cui siamo fatti anche noi. Veri e propri “figli delle stelle”, come cantava Alan Sorrenti.

Il direttore del Tirreno, Fabrizio Brancoli, presenta l'incontro con il fisico Guido Tonelli (a sinistra)


Poi le domande del Tirreno e dei lettori. E a chi gli ha chiesto se siamo soli nell’universo, Tonelli ha risposto senza dubbi: «Abbiamo scoperto una media di 4 pianeti per ogni stella, nella nostra sola galassia ci sono 200 miliardi stelle, le galassie sono centinaia di miliardi. E’ vero che ci vogliono condizioni molto particolari perché un pianeta possa ospitare la vita come la conosciamo noi, legata al ciclo del carbonio. Ma il semplice calcolo delle probabilità ci fa pensare che ci sia vita su milioni di pianeti. E credo che nell’arco di un decennio troveremo anche qualche conferma».