Stress da rientro dalle ferie, l'esperta: "Come si manifesta e come evitare i malesseri"

La dottoressa Paola Guglielmi

La sindrome da post vacanza può colpire fino a 3 persone ogni 10. In questa guida i consigli per evitare i malesseri e garantirsi il riadattamento dolce

Ricaricare le batterie e andare in vacanza è necessario per il corpo e per la mente. Ma il rientro talvolta può essere duro. Con il rischio, in alcuni casi, di trasformare il relax in stress. Di sindrome da rientro, secondo le statistiche sembra ne soffrano persone di tutte le età e, in alcuni casi, il disturbo può incidere sull'equilibrio della vita di tutti i giorni, cancellando i benefici psicofisici prodotti da un meritato periodo di ferie.

«Al rientro dalle vacanze estive molti lamentano fastidi che possono prolungarsi anche per più giorni dopo il rientro a lavoro», spiega in questa guida la dottoressa Paola Guglielmi, direttrice dell’Unità operativa complessa di Psichiatria Cecina-Piombino-Elba; responsabile dell’unità funzionale semplice di Salute Mentale Adulti Zona Val di Cornia e responsabile pro-tempore dell’unità funzionale del Servizio Dipendenze nella Zona Val di Cornia. Inoltre - aggiunge - le stime «parlano di una variabilità che va da 1 a 3 persone ogni 10 e pertanto piuttosto elevata».


Di quale tipo di disturbo si tratta?

Nella maggior parte dei casi non è un disturbo complesso, tanto da poter effettuare una diagnosi psichiatrica vera e propria, ma spesso si tratta di un disturbo di adattamento psicofisico, simile - per farsi un’idea - al Jet Lag (lo scompenso nel sonno causato dal fuso orario, ndr).

A cosa è dovuto questo distrubo?

I sintomi che si presentano al rientro dal periodo di vacanze estive devono essere probabilmente ricondotti alle variazioni neurobiologiche prodotte dalla vacanza stessa; nei primissimi giorni di riposo abbiamo difficoltà a “staccare la spina” dai ritmi frenetici ai quali siamo abituati, magari andando a controllare i messaggi o le mail aziendali, a causa dei livelli di cortisolo (ormone attivato dallo stress) che inizialmente rimangono elevati.

Ma la vacanza dovrebbe essere solo benefica.

Dedicare il proprio tempo al relax oppure ad attività particolarmente piacevoli e divertenti, vivere ritmi non prestabiliti e senza pressioni, aver la possibilità di dormire più a lungo riporta il nostro organismo verso i normali ritmi biologici che sono alla base della normale produzione di neurormoni quali melatonina, cortisolo, dopamina, serotonina, endorfine eccetera. E a queste condizioni già in grado di comportare benessere, si può associare il fatto che in vacanza trascorriamo meno tempo di fronte ai video, PC, smartphone che rappresentano fonti di disturbo del normale ritmo sonno-veglia, derivandone quindi ulteriore benessere.

Anche lo stare di più all'aria aperta è importante per la salute non solo fisica ma mentale?

Certo. Un altro fattore da valutare è che nel periodo di vacanza estiva siamo più esposti alla luce solare, elemento questo che da solo può essere fonte di benessere e di attivazione psicosensoriale sempre per una azione neurobiologica.

Quando da fonte di benessere la vacanza può trasformarsi in malessere?

Può accadere che il brusco ritorno, dopo qualche settimana di riposo, lo stare in ambienti chiusi, spesso illuminati artificialmente, davanti ad un video per molte ore, magari in presenza di climi lavorativi sempre più competitivi e frustranti, possa generare nei primi giorni una sindrome che ricalca per molti aspetti diagnosi psichiatriche più importanti. Il cervello vive e percepisce il rientro al lavoro come una situazione potenzialmente pericolosa e invia messaggi di allerta al sistema nervoso centrale.

Di conseguenza, lo stress da rientro in certi casi può causare una serie di problemi psicologici e disturbi fisici, che si manifestano improvvisamente, scombussolando tutte le aspettative e i buoni propositi di ritornare al lavoro.

Quali per esempio?

Sono molteplici e possono interferire provocando malinconia e tristezza, nervosismo e sbalzi d’umore, difficoltà di concentrazione, disturbi digestivi, dolori muscolari, astenia (sensazione di esaurimento fisico simile a quella provata dopo una fatica eccessiva, ndr),disturbi del sonno e cefalea.

Come si affrontano?

Nella maggior parte dei casi tali disturbi sono contenuti, vanno incontro a risoluzione spontanea e possono essere mitigati cercando di evitare i rientri immediati a lavoro e stando più tempo all’aria aperta, continuando a praticare attività fisica e relazioni sociali, mantenendo un’alimentazione e ritmi sonno-veglia regolari, in modo da poter ottenere un graduale adattamento psicofisico. Raramente invece i disturbi possono rappresentare l’esordio di una patologia ansiosa o depressiva propriamente detta. A quel punto le cause vanno a incidere probabilmente in un substrato temperamentale o in una situazione preesistente con sintomatologia già al limite della soglia considerata “tollerabile”. E le variazioni neurobiologiche, che avvengono durante e al termine della vacanza, possono agire da cause scatenanti di disturbi di ansia o depressivi propriamente detti quindi più pervasivi e persistenti.

Quando questo accade cosa bisogna fare?

È opportuno rivolgersi al proprio medico curante che potrà verificare l’esistenza di una patologia e individuare lo specialista più indicato.

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