«Dire no quando è un capriccio, dire sì se il problema è reale»

Il ritocchino estetico non piace solo agli adulti (donne e uomini), ma si sta diffondendo sempre di più anche tra i ragazzi di età compresa tra i 13 e i 18 anni. E, secondo le statistiche, fra gli under 18 va di moda richiederlo come regalo di compleanno.

«Noi della Sicpre - afferma Giuseppe Nisi - consigliere della Società italiana di chirurgia plastica ricostruttiva, l'unica riconosciuta dal ministero della salute e professore associato all’università degli studi di Siena- tendiamo sempre a prendere certe informazioni con le molle, perché in generale sono raccolte sulla base di un numero molto basso di risposte e di conseguenza non particolarmente aderenti alla realtà. Sicuramente viviamo nella società dell'apparenza: ieri bisognava essere per apparire, mentre oggi, al contrario, bisogna apparire per essere. Logico che anche gli adolescenti vivano con disagio quelli che interpretano come difetti che non si possono certo correggere con i vari programmi di photoediting, come si fa nei selfie».


Professor Nisi, cosa pensa del ritocchino come regalo?

«È una pratica da stigmatizzare nel caso in cui si tratti di esaudire quello che può definirsi come un “capriccio”. Diverso è il caso del minore che chiede il ricorso alla chirurgia plastica-estetica a seguito di malformazioni o esiti di pregressi trattamenti o traumi e, come sempre, il chirurgo plastico deve anche essere psicologo. Alcune richieste, come per esempio quelle di chi vuole assomigliare a qualcun altro poi, devono invitare a riflessioni di altro tipo, mentre ci sono casi che possono rivelare un malessere profondo: penso a chi non riesce a convivere con un brutto naso o con le orecchie a “sventola” o a ragazze che soffrono per mammelle non adeguatamente sviluppate».

Quali sono, secondo la sua conoscenza, gli interventi più richiesti dai giovanissimi?
«L'aumento del seno (mastoplastica additiva) nelle ragazze e il trattamento della ginecomastia (seno di aspetto femminile nel soggetto maschile) nei ragazzi, ma anche la liposuzione, la rinoplastica (il rifacimento del naso) e l'intervento che corregge le orecchie a "sventola" (otoplastica)».

Quali i rischi si corrono, oltre a quello psicologico della non accettazione del proprio corpo, con un intervento in età adolescenziale?
«Per definizione, l'adolescente non solo non ha completato lo fisiologico sviluppo fisico, ma anche dal punto di vista psicologico non è dotato di strumenti completi e stabili di percezione del proprio schema corporeo e di come quest’ultimo si relaziona con il mondo esterno e con gli altri in generale. Questo comporta una non stabilità del risultato estetico raggiunto, che può subire repentine e importanti modificazioni, tali non solo da non rispondere alle aspettative pre-operatorie del paziente ma da generare vere e proprie problematiche sia fisiche che psicologiche, anche altamente invalidanti».

Esiste anche un disturbo legato alla dipendenza, che è in crescita: dopo il primo ritocchino, che non risulta risolutivo, si passa al secondo, al terzo. E fra i giovanissimi è molto praticato. Cosa deve fare in questo caso un buon chirurgo plastico?
«Non mi sento di dire che esiste una vera e propria dipendenza da chirurgia estetica, ma va da sé che, più precoce è l'età alla quale ci si sottopone al primo intervento di chirurgia estetica, maggiore è la probabilità che nel corso del tempo, le modificazioni inevitabili a cui il corpo andrà incontro (invecchiamento, gravidanze, incrementi di peso) rendano necessari ulteriori “ritocchi” per mantenere il risultato estetico. E, il bravo chirurgo plastico è quello che sa dire di no. Per il benessere del paziente, infatti, non tutte le richieste sono da accogliere, né sono da accogliere non appena vengono formulate». —