La prima missione del granchio robot: mangerà la plastica senza rovinare i nostri fondali

Livorno, prove generali di pulizia del mare alla secche della Meloria per il “netturbino tecnologico” ideato dal Sant’Anna di Pisa

LIVORNO. Il granchio-spazzino tocca la Luna degli abissi infestati dalla plastica quando sono da poco passate le dieci di sabato 8 giugno. Cecilia Laschi, pioniera della biorobotica marina, indossa maschera e pinne per osservare più da vicino la discesa e i primi passi del robot, nato a Livorno, che potrebbe, un passo dopo l’altro, cambiare il futuro della lotta all’inquinamento dei sette mari.

Eccolo Silver-2, questo il nome in codice del prototipo realizzato grazie a un progetto tra Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e dall’azienda di pesce surgelato Arbi Dario Spa, arrivare sul fondale di fronte alle secche della Meloria, l’area protetta a circa tre miglia dalla costa. E poi muoversi, lentamente, attraverso sei gambe bioniche e due occhi elettronici: saltare uno scoglio con un balzo di un metro che nemmeno un giocatore di basket Nba, evitare una poseidonia per non rovinare l’ecosistema, aggirare con un dribbling degno del miglior Salah i resti di una barca naufragata nel gennaio scorso, fino raggiungere una zona sabbiosa, il suo terreno di caccia. È qui che inizia a sondare, attraverso piccoli carotaggi, il terreno per verificare la presenza di microplastiche nei sedimenti, un lavoro che – secondo gli esperti – «potrebbe essere rivoluzionario».


«Si tratta di una avanguardia tecnologia mai esplorata prima al mondo – conferma Marcello Calisti, ricercatore e anima del progetto Blue Resolution che sarà presentato tra dieci giorni anche alla convention di Marsiglia sul futuro degli oceani – fino ad oggi tutte le analisi si sono concentrate sulla presenza di plastica nell’acqua. E non nei sedimenti e sulle eventuali conseguenze di questo tipo di inquinamento sull’ecosistema». I risultati della passeggiata del granchio dal cuore verde sui fondali, saranno elaborati nei prossimi giorni nel laboratorio sul lungomare che da tre anni è diventata la casa di questi scienziati rivoluzionari che osservando i movimenti dei crostacei hanno aperto una nuova strada della ricerca. «A differenza dei Rov, i sottomarini a comando remoto – prosegue Calisti – il nostro robot non usa le eliche per muoversi e quindi non sposta i sedimenti», detto in altri termini non alza polvere e quindi non altera l’ambiente dove si immerge.

Ma il prossimo passo del granchio per l’umanità potrebbe essere ancora più stupefacente. «Oltre a poter raccogliere i rifiuti in mare con un braccio meccanico comandato a distanza – raccontano – potrà anche riconoscere e separare i sedimenti contaminati dalla plastica da quelli puliti attraverso una specie di centrifuga che calcolerà il peso specifico dividendo poi le parti buone, sane, da quelle cattive e inquinate».

Se il futuro della lotta all’inquinamento è molto probabilmente sott’acqua – immaginate tra dieci anni robot che puliscono i fondali mentre state facendo il bagno – il presente, e la speranza, è a pochi passi dal punto in cui granchio-spazzino torna in superficie dopo il suo viaggio inaugurale. È sugli scogli intorno alla Torre della Meloria che per tutta la mattina decine di studenti e subacquei hanno partecipato, raccogliendo tonnellate e tonnellate di rifiuti all’iniziativa organizzata dal Parco regionale di San Rossore insieme alla Capitaneria di Porto “Per un mare pulito e plastic free”.

«Il primo passo per difendere l’ambiente che ci circonda è conoscerlo acquisendo una maggiore consapevolezza di un’area caratterizzata dall’altissimo pregio naturalistico e di imparare a viverla rispettandola» spiega Giovanni Maffei Cardellini, presidente del Parco, mentre il granchio-spazzino chiude i chip per tornare in laboratorio in attesa della prossima missione.