Il dolore dei migranti stampato sul volto di Salvini nell'opera degli studenti e il ministro lo rilancia: "Evviva l'arte, evviva Pisa"

Fa discutere l’opera degli studenti del liceo Russoli di Pisa in una mostra dedicata all’acqua: «Nessuna provocazione, è arte. Vogliamo far riflettere. Ognuno può interpretarla come vuole» 

Quattrocento foto per un mosaico di dolore. Immagini di morte e salvataggi in mare. Piccoli tasselli di tragedie che vanno a comporre il volto di Matteo Salvini, stampato in un poster figlio dell’ingegno di un gruppo di studenti con la passione per l’arte, che va a braccetto con l’attualità. Sembra una sintesi chiara: la tragedia dei migranti porta la faccia del ministro dell’Interno, con quel sorriso un po’ beffardo. Sembra, appunto. Perché gli autori la vedono in maniera diversa: «Nessuna provocazione: è arte. E l’obiettivo è far riflettere. Tutto qui».

Serena Bevilacqua fa parte del gruppo di ragazzi di Quarta e Quinta del liceo artistico Russoli di Pisa coinvolti nel corso di potenziamento sull’arte contemporanea tenuto dal prof Roberto Martini. Un viaggio di sei mesi tra filmati, documentari e opere, sfociato con una mostra tutta loro (“L’arte dell’acqua”). E tra installazioni coi palloncini, zattere nelle bottiglie e barchette di carte che affondano, c’è l’immagine simbolo dell’esposizione, che fa spalancare gli occhi a chi varca la soglia della galleria di Delio Gennai, in via San Bernardo a Pisa. Bastano pochi passi e il volto sorridente e “pixellato” di Salvini diventa sfocato, mentre le tragedie del Mediterraneo si fanno sempre più nitide.

Sul pavimento, proprio sotto l’opera, c’è una coperta isotermica, proprio di quelle utilizzate per riscaldare il cuore di coloro che vengono strappati alla morte. E non è lì per caso: «Abbiamo utilizzato un selfie di Salvini disteso su un divano con un tessuto dorato», proprio come la coperta. Il sorriso ricostruito con la morte e la disperazione; un oggetto che richiama il lusso trasformato in strumento di aiuto per gli ultimi. Tutto porta verso la strada della provocazione, del collegamento diretto tra le tragedie e il ministro dei porti chiusi. Ma parlare solo di provocazione sarebbe forse semplificare troppo: «È arte – puntualizza Serena –. Non c’è nessuna provocazione. Abbiamo scelto di dedicare la mostra all’acqua, perché è versatile. E l’abbiamo raccontata in vari modi, per cercare di creare più dubbi possibili all’inconscio. Non abbiamo descritto l’opera: ognuno può interpretarla a modo suo. È uno invito a riflettere».

Già, l’interpretazione. E l’ossimoro. Due parole care al prof: «Ognuno può vederla come vuole: si può dare anche una lettura favorevole alle politiche di Salvini. Un messaggio del tipo “li convince a non venire così non accadono certe disgrazie”. È un ossimoro: io nego un’immagine con un’altra». Ma perché proprio Salvini? «Perché coi ragazzi abbiamo affrontato molti temi di cronaca e di attualità. E hanno scelto lui per realizzare un’opera con un software che ricostruisce ritratti con collage di fotografie». Un lavoro che ha lasciato il segno: «Le foto sono 400, ma non sono tutte diverse, alcune sono ripetute. Perché i ragazzi erano provati dalle immagini trovate su internet e hanno interrotto la ricerca». Il pensiero corre alla docente di Palermo sospesa perché i suoi alunni in un video hanno accostato le leggi razziali al decreto sicurezza. «No, qui è diverso».

Matteo Salvini ha postato sui Social questo articolo commentando: Evviva l’arte, evviva Pisa! #portichiusi #mentiaperte