Sant'Anna di Stazzema. Nelle parole dei sopravvissuti c’è la vera giustizia: quella della memoria

Il monumento ossario di Sant'Anna di Stazzema

Verso il 25 aprile nei luoghi simbolo degli eccidi nazi-fascisti. A Sant'Anna di Stazzema sarà celebrato il 74° anniversario della Liberazione con la cerimonia ufficiale della Versilia

Sono salito per la prima volta a Sant’Anna di Stazzema esattamente 15 anni fa, il 25 aprile 2004, insieme a Franco Giustolisi, per la presentazione del suo libro “L’Armadio della vergogna”. Il libro che ha dato il nome al mobile che ha nascosto per decenni la verità sulle stragi di civili compiute in Italia dai nazisti e dai fascisti, il libro che è diventato il simbolo della lotta per avere verità e giustizia su quegli anni bui e sanguinosi.

Ci sono tornato nel 2012 insieme a Enrico Pieri, presidente dell’Associazione Martiri di Sant’Anna che il 12 agosto 1944 perse tutta la famiglia. Era il 27 di giugno e stavo iniziando a preparare il mio libro “Io ho visto”. L’aria era tiepida. C’era silenzio e un verde accecante. Più Enrico mi indicava i luoghi del 12 agosto, più il silenzio e la pace nei quali ero immerso entravano dentro di me. Quando arrivammo sulla piazzetta della chiesa ed Enrico disse del mucchio di corpi e del fuoco ricordo che girai su me stesso come a voler abbracciare tutta Sant’Anna con un unico sguardo.


Com’è possibile arrivare fin lassù armati come se si dovesse combattere contro nemici agguerriti e invece uccidere cento, duecento, trecento, quattrocento, cinquecento civili inermi, uomini, donne, bambini, vecchi? Com’è possibile non aver rispetto di quella pace e di quel silenzio? Com’è possibile coltivare dentro di sé un simile disprezzo della vita umana?

E com’è possibile che un paese abbia nascosto tali ignominie senza sentire il bisogno urgente e assoluto di dare giustizia a chi era morto in modo così brutale?

Sono domande che non avranno mai risposte capaci di placare la rabbia che suscitano. Me ne sono convinto ogni giorno di più durante il viaggio, che ha avuto proprio Sant’Anna come prima tappa, che mi ha poi portato sui luoghi delle stragi nazifasciste. Da Castiglione in Sicilia a Borgo Ticino, da Marzabotto a Pietransieri, da Vinca a Pedescala… Per parlare con chi “aveva visto”, per creare un’ulteriore traccia materiale di quegli ordini criminali che portarono all’uccisione di più di 20.000 civili, per dare un piccolo contributo a quella che si potrebbe definire una “giustizia della memoria”.

Sono sicuro di non essere riuscito del tutto a trasformare in parole scritte tutto il dolore che ho letto negli occhi delle persone che mi hanno raccontato. Dolori profondi e incancellabili. Dolori tenuti dentro di sé per la paura di non essere creduti tanto era terribile quello che si era visto. Dolori vissuti spesso in solitudine assoluta.

Un paio di mesi dopo l’uscita di “Io ho visto” una protagonista del libro mi disse: «Ho letto tutto quello che hai scritto, con grande fatica, giorno dopo giorno. Pensavo di non riuscire ad arrivare in fondo, invece ci sono arrivata e mi ha fatto bene perché ho capito che non ero stata solo io a soffrire così. E mi è stato di sollievo».

Le parole dei trentatré protagonisti di “Io ho visto” sono diventate teatro grazie alla passione e alla sensibilità di una donna straordinaria, l’attrice Pamela Villoresi. Teatro costruito “per non dimenticare” e indirizzato soprattutto ai più giovani. Una volta, a Varese, un migliaio di studenti ha seguito in totale silenzio la performance. Alla fine, uno di loro si è alzato in piedi e ha fatto all’attrice la domanda più ovvia ma anche più difficile: «Ma perché ricordare tutto questo? A cosa serve ricordare cose di più di settant’anni fa?». Pamela rispose senza pensarci su tanto: «Vedi, se anche uno solo di voi uscisse da questa sala dicendo a se stesso che nella sua vita farà di tutto perché non accadano più cose simili, vorrebbe dire che quest’ora passata insieme non è stata inutile».

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APPUNTAMENTO IL 24 E 25 APRILE 2019
“La prima cosa bella-Sguardi diversi sull’Italia di oggi” è la prima edizione del Festival di Sant’Anna di Stazzema, in programma il 24 e 25 aprile sulla piazza della chiesa (ingresso libero). Il 24 aprile dalle 16 si confronteranno il direttore dell’Espresso Marco Damilano, l’inviato ed editorialista del Corriere della Sera Pier Luigi Battista, il giornalista Sky e scrittore Paolo Condò, e l’attore comico Ubaldo Pantani. Il 25 aprile, dalle 11, sarà celebrato il 74° anniversario della Liberazione con la cerimonia ufficiale della Versilia: l’orazione ufficiale sarà di Walter Veltroni. Dalle 16, si ritroveranno il fotografo Oliviero Toscani, il conduttore radiofonico di Radio Capital e giornalista Massimo Oldani, Walter Veltroni, l’attrice Pamela Villoresi con Pier Vittorio Buffa. Modera entrambe le giornate Francesca Baraghini.
 

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