La perizia che incastra la Bonino: «Li ha fatti morire dissanguati»

Ergastolo all’infermiera di Piombino, gli esperti: «Le 4 emorragie letali causate da iniezioni di eparina»

PIOMBINO. Quattro decessi che hanno in comune un elemento scientifico: un’emorragia letale innescata dalla somministrazione di una dose di eparina fuori dalla prescrizione medica effettuata in un orario compatibile con il turno in ospedale di Fausta Bonino.

Per trovare la stele di Rosetta che probabilmente (in attesa di leggere le motivazioni) ha guidato – tra indizi e dubbi – il giudice Marco Sacquegna alla condanna all’ergastolo dell’infermiera del reparto di rianimazione di Villamarina per il decesso di quattro pazienti e l’assoluzione per gli altri sei, è necessario immergersi nelle 853 pagine di cui è composta la perizia firmata da un pool di esperti e finita agli atti del processo.


Nella relazione della professoressa Emanuela Turilazzi, ordinaria di medicina legale all’università di Foggia, con i colleghi Pier Mannuccio Mannucci, Gaetano Serviddio, Luigi Cipolloni e Vittorio Fineschi, i quattordici casi che durante l’indagine stati via via imputati all’infermiera (tredici decessi e un sopravvissuto), sono stati analizzati, studiati, e infine divisi in quattro gruppi.

Del primo fanno parte proprio quelli per i quali la Bonino è stata riconosciuta colpevole: Bruno Carletti, scomparso il 29 settembre 2015, Angelo Ceccanti, deceduto il 2 luglio dello stesso anno, Mario Coppola, morto l’11 marzo 2015 e Franca Morganti, 9 gennaio sempre dello stesso. Per loro gli esperti parlano di «eventi emorragici causalmente rilevanti del determinismo del decesso e in cui vi è anche una oggettività di laboratorio della presenza di elevate concentrazioni di eparina nelle provette di sangue inviate a Careggi».

In particolare per Carletti – si legge – «gli esami rivelano la presenza di eparina nel plasma» che è stata «somministrata in via endovenosa». Per quello che riguarda l’arco temporale in cui la Bonino ha effettuato l’iniezione, è stato calcolato che è stata eseguita tra le 18,45 (ingresso in sala operatoria) e le 20,15 (comparsa del sanguinamento). Nel decesso di Angelo Ceccanti, invece, il range per la somministrazione dell’eparina che ha causato l’emorragia è nell’intervallo compreso tra le 15,27 e le 16 del 2 luglio, orario nel quale la Bonino era presente. Così come per la morte di Mario Coppola che ha invece ha subito l’iniezione letale tra le 16 e 20,29. Più complicato il caso di Franca Morganti, una paziente che aveva «precarietà clinica dettata dalla condizione patologica di base (linfoma di Hodgkin) in cui si iscrive un improvviso sanguinamento. Pertanto – scrivono – il progressivo peggioramento dell’emodinamica sicuramente vede una compartecipazione causale, legata alla alterazione dell’asseto coagulativo, fino al concretizzarsi del decesso». A partire dall’8 gennaio – è la ricostruzione – s i riscontra il solito quadro già visto in altri pazienti «con un sanguinamento da attribuire alla somministrazione di eparina esogena».

Per gli altri otto casi – a cominciare dai corpi riesumati – gli esperti non hanno invece avuto a disposizione «liquidi biologici sufficienti per verificare che il decesso per emorragia si dovuto all’eparina». È per questo che gli esperti hanno inserito in un secondo gruppo altri sei pazienti (Marise Bernardini, Terside Milianti, Lilia Mischi, Aldo Peccianti, Adriana Salti ed Elmo Sonetti). Per questi sono stati riscontrati eventi «emorragici causalmente rilevanti del determinare il decesso, ma non è stato possibile raggiungere alcuna oggettività laboristica della presenza di elevate concentrazioni di eparina». E forse è per questo che il giudice ha assolto l’imputata.

C’è poi un terzo gruppo (Marco Fantozzi e Alfo Fischi) in cui sono segnalati emorragie che appaiono però causalmente ininfluenti del provocare la morte. Infine l’ultimo (Marcella Ferri e Sergio Ghini) in cui non sono stati riscontrati eventi emorragici nel memoriale clinico. Per questi ultimi casi lo stesso pubblico ministero ha chiesto l’archiviazione.