Sensori, droni e robot tra i filari, la vigna hi-tech degli Antinori

Parlano Albiera e Allegra, a capo del gruppo vinicolo «La tecnologia ci dà le informazioni per lavorare meglio»

“Sotto le viti la terra rossa è dissodata, le foglie nascondono tesori”. Cesare Pavese, grande amante della vigna, rivela una verità profonda: lo studio accurato delle piante può darci informazioni importantissime per il benessere della vite e il rispetto della sostenibilità. Le foglie possono raccontarci tanto.

Forse è per questo che le aziende più lanciate nel mondo della tecnologia vinicola stanno studiando dei sensori da applicare proprio sotto le foglie delle piante in grado di svelare il livello di umidità, la necessità di irrigazione, la presenza di malattie, lo stato di maturazione del frutto e così via. È la viticoltura 4.0 che trova nella vigna la sua massima espressione.


Secondo un recente studio di Digital Transformation Institute, in collaborazione con Cisco Italia, negli ultimi 5 anni solo il 23% delle aziende vitivinicole ha fatto investimenti superiori ai 5.000 euro in tecnologie Ict. Se da un lato questo dato risulta poco confortante, dall’altro emerge come in Italia e in Toscana qualcosa si stia muovendo: il 52% delle imprese si dichiara disposta a farne.

IN VIGNA VERITAS
Migliorare le performance in vigna con strumenti tecnologici si può. Droni, reti wireless, trattori automatici controllati dall’agronomo in ufficio, robot a spasso tra i filari, strumenti digitali per l’individuazione di specifiche tipologie di insetti e stazioni meteo non sono più fantascienza, anzi.

Questi mezzi permettono di migliorare la qualità dell’uva, abbattere i rischi e i tempi delle lavorazioni manuali e ridurre l’impatto ambientale. Un esempio di queste soluzioni innovative sono il controllo e la mappatura dell’indice di vigore del vigneto attraverso una telecamera montata su drone.

Lo scopo è verificare lo stato di crescita e la salute delle piante per dosare acqua e trattamenti, e per capire quando è il momento di vendemmiare. Così facendo non è necessaria l’analisi a vista delle uve da parte dell’agronomo, e si risparmiano tempo e risorse.

«L’obiettivo non è penalizzare il lavoro manuale, ma avere più informazioni per lavorare meglio – spiega Albiera Antinori, presidente della storica azienda toscana Marchesi Antinori, oggi ospite a Livorno del convegno “Le sfide dell’innovazione” – Da circa 5 anni in azienda utilizziamo le mappature satellitari. Stiamo poi studiando nuovi tipi di sensori da porre su trattori e mezzi agricoli con fotocellule in grado di fornire analisi delle piante. Inoltre stiamo approfondendo il tema della gestione dell’acqua: oggi le precipitazioni sono improvvise e abbondanti, è bene quindi catturare pioggia, per poi usare l’acqua quando c’è bisogno. Questi sono tutti accorgimenti che aiutano a sprecare meno risorse e ad essere più precisi negli interventi in campagna».

Un aiuto importante in questo senso può venire dagli studi genetici dei vitigni resistenti alle malattie come peronospora, oidio e flavescenza dorata.

Settore oggetto di analisi da parte degli scienziati come il professor Attilio Scienza dell’università di Milano, alle prese con la controversa ricerca sul “genoma editing” ossia gli studi che permettono di creare piante, soprattutto viti, resistenti alle malattie. Tema caldeggiato dal fondatore di Eataly, Oscar Farinetti, ospite oggi del convegno organizzato a Livorno da Stampa e Tirreno.

Sono al lavoro su questo argomento anche i VCR, Vivai Cooperativi Rauscedo, il più grosso produttore di barbatelle in Italia.

IN CANTINA
«La vera sfida – dice Albiera Antinori – è gestire al meglio il controllo delle temperature e i rimontaggi: nella nuova Cantina del Bruciato a Bolgheri abbiamo puntato sul risparmio energetico e sull’impiego di un rivestimento di zinco-titanio in grado di creare una camera d’aria ed evitare lo scambio termico tra dentro e fuori, in modo eliminare sbalzi termici».

Restando in cantina, risale al 2016 una sperimentazione che ha coinvolto la Fattoria Mantellassi in Maremma: il vino si chiama “Mago di O3”, Morellino di Scansano a base di Sangiovese 100% tuttora in commercio fatto con il metodo Purovino, un processo di vinificazione che mira all’eliminazione dei solfiti aggiunti, tramite l’uso dell’ozono.

L’azienda, dal sempre all’avanguardia, fa ricerca collaborando con l’Università della Tuscia e con la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, in particolare col professor Fabio Mencarelli.

PROFILARE I CLIENTI
Innovazione nel mondo del vino anche nel campo della comunicazione e marketing. Dalle bottiglie con etichette in grado di fornire la carta di identità digitale del prodotto ai tappi tecnologici che mantengono il vino fragrante anche una volta aperto fino al winelivery, il servizio a domicilio con consegna della bottiglia alla temperatura di servizio.

Più avanzata la sfida della profilazione dei clienti con veri e propri studi di neuroscienze volti a captare i gusti dei consumatori in base alla personalità. Ma senza scomodare robot e scienziati, la comunicazione del vino continua a passare dalla tavola. Lo spiega Allegra Antinori, manager nell’azienda di famiglia che negli ultimi due anni su Bolgheri ha investito circa 15 milioni di euro tra cantina e ristorante nuovi: «Il prodotto, la storia, la famiglia, la passione: sono queste le chiavi della comunicazione che non deve essere mai aggressiva. E fondamentale è il cibo: riteniamo che il vino vada veicolato anche con la ristorazione. Con questo spirito a marzo aprirà l’Osteria del Tasso a Bolgheri, ristorante adiacente alla Cantina del Bruciato, con degustazioni e cucina locale, basata su ricette di caccia e pesce». —


 

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