Boschi delle meraviglie in Toscana, parla lo scrittore: «Pure noi siamo radici di spirito»

Tiziano Fratus

Tiziano Fratus, poeta e "filosofo degli alberi": «La sicurezza è spesso un falso problema, una scusa per abbattere le piante invece di provare a coabitarci»

LIVORNO.  «La sicurezza è spesso un falso problema», una scusa per abbattere gli alberi invece di provare «a coabitarci», dice Tiziano Fratus, scrittore, poeta e “filosofo degli alberi”, autore di libri come Il bosco è un mondo (Einaudi) e I giganti silenziosi (Bompiani)

Lei è famoso per il concetto di uomo radice. Un albo può aiutarci ad esserlo tutti?


«Un albo è un catalogo, abbraccia una selezione, in questo caso di grandi alberi-monumento. Un uomo radice è una persona che attraversa il paesaggio e coltiva una spiritualità profonda: guarda un bosco e vede un mondo, guarda un albero e vede un passeggero del tempo. Si va oltre la mera matericità, che però è sempre importante. Noi siamo anima, intelletto e corpo».

Piante diverse, di bosco, su strada, possono essere tutte monumenti?

«L’idea che si ha di albero monumentale è basata su due caratteristiche: l’età, spesso secoli, la dimensione, che il tempo ha amplificato. Esistono alberi da bosco ed esistono alberi da giardino, poiché l’uomo ha oramai condizionato l’intero paesaggio italiano».



Molti alberi, tipo i pini, per gli esperti sono inadeguati all’habitat urbano. Ha senso imporre il reimpianto?

«Nessun albero è inadeguato all’habitat urbano. Lo diventa per come noi usiamo le città e per come noi non siamo capaci di contenerci e di rispettare. In una ipotetica, ideale, città-giardino ci sarebbe spazio per boschi, parchi e attività umane. Quando piantiamo un viale a pino domestico poi non possiamo pretendere di parcheggiarci sotto le macchine o di lasciar 20 centimetri di terrapieno asfissiato dal cemento. I problemi sono elementari: coabitazione e rispetto».

Che cosa sono per una comunità questi “giganti silenziosi” ?

«Sono testimoni del tempo. Sono le più longeve testimonianze viventi espresse da Madre Natura nel mondo che l’uomo ha disegnato e contingentato, nell’arco dei suoi millenni di corsa alla cosiddetta “civilizzazione”».

Spesso si combattono “battaglie” fra cittadini e amministrazioni per evitare abbattimenti però determinati da ragioni di sicurezza.

«La sicurezza spesso è un falso problema. Se da una parte è vero che il cambiamento climatico impone nuovi standard di coabitazione, fra alberi e uomo, dall’altro spesso c’è ignoranza e interesse. Le potature drastiche che spesso si realizzano ne sono un esempio, oramai la conoscenza ci insegna che le potature sono a lungo andare più dannose che altro. Noi stessi siamo natura, dunque dovremmo solo abbandonarci all’ascolto per capire che la Natura ha leggi ovvie quanto evidenti. E se vogliamo gli alberi in città, e li vogliamo, dobbiamo dar loro il giusto spazio e a noi la giusta possibilità di accudirli e goderne».