Decreto sicurezza, lo strappo di Nogarin: "Non è una buona legge ma la rispetto". Rossi pronto al ricorso alla Consulta

Da sinistra a destra, in senso orario: Susanna Ceccardi (Lega), Michele Conti (Lega), Fracnesco Persiani (Lega), Alessandro Tambellini (Pd), Francesco De Pasquale (M5S), Dario Nardella (Pd), Matteo Biffoni (Pd), Alessandro Del Dotto (Pd), Filippo Nogarin (M5S)

Cresce in Toscana la fronda dei sindaci ribelli al provvedimento voluto da Salvini. Il presidente della Regione: faremo una legge sull'accoglienza contraria a quella del governo.

LIVORNO. Il sindaco di Lucca, Alessandro Tambellini, taglia corto: come arriva un migrante senza documenti ma con problemi di salute va dritto in tribunale, invece che in ospedale. E lascia che sia il giudice a risolvere il problema. Se farlo curare, morire, mettere la questione nelle mani dei colleghi della Corte costituzionale. Del resto proprio la Regione - annuncia l’assessore Vittorio Bugli - potrebbe sostenere i Comuni in questa battaglia contro il decreto sicurezza che butta all’aria il sistema dell’accoglienza dei migranti. La Toscana potrebbe impugnare, per conto degli enti locali, il decreto davanti alla Consulta: basta che i Comuni presentino formale richiesta attraverso il Consiglio delle autonomie locali, in base alla legge La Loggia. "Cari Di Maio e Salvini ficcatevi in testa che non siete i padroni del Paese" e "smettete di abbaiare alla luna", va all'attacco il governatore Enrico Rossi, secondo cui i sindaci 'ribelli' "fanno bene". E conferma di voler dare il via a un nuova legge sull'accoglienza in Toscana di segno opposto a quella voluta da Matteo Salvini. Una legge che sarà "il contrario di quella di Salvini e Di Maio, la quale viola diritti fondamentali", "una legge disumana che mette
sulla strada, allo sbando, decine di migliaia di persone che così diventano facile preda dello sfruttamento brutale e della criminalità organizzata, aumentando l'insicurezza". E contro il decreto sicurezza "del governo nazionalpopulista" via al "ricorso alla Consulta".



A mettersi contro il decreto sicurezza - quello della rivolta di Leoluca Orlando (Palermo) - in Toscana sono soprattutto i sindaci di sinistra. Dario Nardella è ormai da tempo il capofilo del fronte della "resistenza civile": "Grave che un ministro dia dei traditori ai sindaci, che sono eletti direttamente dai loro cittadini e indossano la fascia tricolore. Non è mai successo nella storia della Repubblica" ed è "grave che smentisca il suo presidente del Consiglio". I pentastellati, anche navigati come Filippo Nogarin (Livorno) contestano ma non disobbediscono. Non è (solo) una questione di patto di governo . Più di rispettare una legge promulgata da Mattarella. I leghisti, invece, sono tutti con il capo. Con Matteo Salvini. Susanna Ceccardi in testa. Invece il sindaco M5S di Carrara, Francesco De Pasquale, sceglie di non commentare: «Stiamo valutando la norma e approfondendo ogni suo aspetto. Per il momento preferisco non esprimermi». Più duro Nogarin, uno strappo per i gialloverdi in Toscana: «Il decreto sicurezza è tutt’altro che una buona legge. Ci sono aspetti che non mi convincono da un punto di vista politico ed etico e altri che ritengo difficilmente applicabili da un punto di vista amministrativo. Ma noi siamo abituati a rispettare le leggi fino a che sono in vigore». Però Matteo Biffoni (Pd) delegato Anci e sindaco di Prato, fa presente che «l'Anci, su richiesta della propria commissione immigrazione, composta da sindaci di ogni colore politico aveva già segnalato i punti critici del decreto e aveva proposto soluzioni che avrebbero evitato molti problemi. Per il 16 gennaio è convocata una nuova riunione. Ribadiamo la richiesta di un incontro urgente con il ministro dell'Interno per trovare correttivi coerenti con la difesa dei diritti di tutti».

Il sindaco di Camaiore Alessandro Del Dotto (Pd), compagno di partito di Biffoni, è più critico: «La normativa è piena di contraddizioni. Quello che interessa è garantire la sicurezza dei miei cittadini e il decreto sicurezza così come strutturato non lo consente perché avrò sul mio territorio persone con un foglio in mano che ordina i rimpatri. Ma di fatto queste persone saranno in giro, senza un nome e senza un’identità». Parole taglienti contro il decreto e Salvini, arrivano anche dal sindaco di Lucca, Tambellini (Pd): «Sul decreto c’è una firma del presidente della Repubblica, quindi io lo rispetto. Se domani mi arriva una donna incinta senza documenti, la aiuto o devo mandarla via dal mio ufficio? Non appena mi troverò di fronte a un caso limite, girerò la questione alla magistratura. Solo la Corte costituzionale può dire se il decreto rispetti o meno i tratti principali della costituzione». Quindi, la stoccata a Salvini: «Il ministro dice che per alcuni sindaco del Pd la pacchia è finita. Venga a provare di persona cosa significa fare il sindaco, capirà che di “pacchia” non c’è niente». Lo evidenzia pure Lorenzo Falchi, sindaco di centrosinistra di Sesto Fiorentino: «Per effetto del decreto in pochi mesi corriamo il rischio di dover fronteggiare una bomba sociale ad orologeria».

Ma i leghisti non la pensano così. La difesa in Toscana tocca, intanto, a Susanna Ceccardi, sindaco di Cascina e commissario regionale del Carroccio, che affida ai social il suo punto di vista: «Non mi stupisco che la rivolta dei Sindaci del Pd contro l’applicazione di una norma statale sia capeggiata da Orlando, uno che, curriculum alla mano, di vicende giudiziarie se ne intende bene. Mi sorprendo, piuttosto, che ci siano colleghi che lo assecondino». Ma che con Nogarin non ci siano speranze di dialogo sembra dato per assodato dalla commissaria leghista. "Meglio così, prenderà voti a sinistra", ha confidato ai suoi. Insomma, la mossa di Nogarin sgombra il campo da dubbi e possibili desistenze incrociate alle amministrartive. Dal fortino leghista di Massa, il sindaco Francesco Persiani suona l’allarme: «Se passa il messaggio che può essere sovvertita una legge approvata dal Parlamento rischiamo il caos. Mi auguro anche l’Anci si muova con prudenza». Poi si aggiunge Michele Conti, primo sindaco leghista della storia di Pisa: «Stiamo assistendo a un dibattito inutile e da campagna elettorale, alimentato ad arte da alcuni sindaci più interessati ad accendere i riflettori su se stessi che non sui problemi reali delle città». Più diretto Luca Grisanti, sindaco leghista di Campagnatico, in provincia di Grosseto: «Noi daremo seguito alle disposizioni previste cercando di usufruirne al meglio». Idem a Pistoia dice sindaco Alessandro Tomasi (FdI): «Noi sindaci dovremmo protestare affinché vengano erogati più soldi per la ristrutturazione e manutenzione delle scuole, non per andare contro le leggi correttamente approvate. Si fa un gran parlare di diritti mentre finalmente, col decreto sicurezza, si inizia a parlare anche di doveri». E di rimpatri, conclude il consigliere regionale della Lega, Jacopo Alberti «che ci saranno: basterà smettere di finanziare il business dell'accoglienza». —