Eolico e fotovoltaico? Già vecchi. Il futuro è l’elettricità dalle piante

L'esperimento a Pontedera

Al Centro di micro-biorobotica di Pontedera ci stanno lavorando da anni. La coordinatrice Mazzolai: "In laboratorio funziona, ora i test sul campo"

Un vivaio di piante. Foglie di silicone posizionate su quelle vere che, mosse dal vento, producono energia elettrica per alimentare un ufficio, un’azienda o un intero quartiere. E perché no, una città.

È questo scenario del futuro che viene da immaginare parlando con Barbara Mazzolai, la coordinatrice del Center for Micro-Bio Robotics (Cmbr) dell’Istituto italiano di tecnologia (Iit) che ha sede a Pontedera. Insieme a Fabian Meder e altri colleghi dell’Iit, Mazzolai ha scoperto che «le piante possono diventare fonti pulite di energia elettrica» e che ciascuna foglia può generare più di 150 Volt, alimentando contemporaneamente cento lampadine a Led.


«È proprio quello che abbiamo fatto per dimostrare che la nostra scoperta poteva essere ripetuta – dice Barbara Mazzolai – Certo, finora abbiamo lavorato in laboratorio. Poi dovremo passare ai test sul campo. Ma se immagino uno sviluppo del nostro lavoro fatto fin qui, vedo proprio una distesa di piante che lavorano come fosse un impianto fotovoltaico o eolico».

La strada è ancora lunga, come ammette la stessa coordinatrice del centro per la micro-biorobotica. Ma l’inizio dà la sensazione di essere di fronte a una rivoluzione.

«In realtà stavamo lavorando a un progetto finanziato dalla Regione per la creazione di cespugli artificiali che con la elettrificazione da contatto sono in grado di produrre energia elettrica – racconta – Abbiamo provato a creare le stesse condizioni con le piante vere e abbiamo visto che i risultati erano simili».

Il sistema messo in pratica dai ricercatori prevede che le piante vengano toccate ripetutamente con un materiale artificiale, generando energia che viene raccolta tramite elettrodi inseriti nelle radici o nelle foglie e collegati con altri elettrodi che, durante l’esperimento decisivo di questa prima fase, hanno finito per alimentare le cento lampadine a Led.

«Alcune strutture fogliari – spiega Barbara Mazzolai – sono in grado di convertire le forze meccaniche applicate sulla loro superficie in energia elettrica, grazie alla loro stessa composizione. Le cariche elettriche vengono raccolte sulla superficie fogliare a causa di un processo chiamato “elettrificazione a contatto”. Le cariche vengono trasmesse dalla superficie al tessuto vegetale interno, il quale agisce come un “cavo”, trasportando l’elettricità nel resto della pianta. Questa elettricità può essere raccolta e trasferita all’esterno della pianta, collegando una sorta di “presa elettrica” allo stelo della pianta».

In pratica, è stato creato un dispositivo “verde”, modificando un albero di Oleandro con l’aggiunta di foglie artificiali che, toccando quelle naturali, hanno attivato la generazione di elettricità della pianta.

«Oltre a questo abbiamo anche provato che il sistema funziona pure con l’effetto del vento, che abbiamo ricreato in un secondo test», aggiunge Barbara Mazzolai.

Ed è qui che la visione di un vivaio in grado di produrre energia elettrica diventa uno scenario possibile. «La sperimentazione proseguirà – sottolinea – perché dovremo comprendere se anche la pioggia sia in grado di generare energia elettrica dalle piante. Oppure se le foglie più grandi producono quantità di energia maggiore a quelle piccole. I presupposti per dare sviluppo a questa ricerca ci sono. Poi verrà il tempo della valutazione dei costi, della sostenibilità economica di un progetto che, al momento, è davvero agli inizi».

Il rapporto tra coordinatrice del centro per la micro-biorobotica e le piante deriva dai tempi del progetto Plantoid, iniziato nel 2012 e finanziato dall’Unione europea, che ha permesso di realizzare il primo robot pianta al mondo.

Una sorta di operazione propedeutica a quello che prenderà vita nel 2019: il progetto Growbot, il cui scopo è realizzare robot bioispirati che implementino movimenti di crescita simili alle piante.

I nuovi robot, infatti, saranno in parte alimentati dalla nuova fonte di energia derivata dalle piante, dimostrando che le piante potrebbero diventare una delle sorgenti di energia elettrica del futuro, accessibile in tutto il mondo.E meno impattante di una distesa di specchi o di grandi pale eoliche. —




 

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