In 37 coinvolti nei “giri” di don Euro. C’è un dossier scottante sulla Curia

Don Luca Morini

Massa, le intercettazioni fra don Morini e il vescovo: «Il documento più importante non l’hanno preso. È nascosto a Forte» 

MASSA. Un giro “sporco” enorme. Con altre 37 persone coinvolte. E ci sarebbero documenti “compromettenti” a dimostrarlo. Documenti che metterebbero in imbarazzo il vescovo di Massa Carrara e Pontremoli e tutta la curia. E la Chiesa romana. Si amplia lo scandalo di Don Euro (al secolo Luca Morini), l’ex parroco originario di Pontasserchio, a processo per le truffe ai parrocchiani e le spese pazze (coi soldi dei fedeli) per festini a luci rosse con una schiera di escort gay.

Il vescovo Giovanni Santucci parla attraverso il suo avvocato, il professor Adriano Martini, il quale sostiene, al contrario che documenti scottanti non esistono. Ma nel verbale del tribunale di Genova, quello che ha fatto scattare la confisca del tesoretto di don Euro, si parla dei documenti: «catalogati - dice al vescovo lo stesso Morini - che riguardano 37 persone e che sono conservati a Forte dei Marmi».


Quel dossier “imbarazzante” per la diocesi apuana, esisterebbe. E alcuni documenti sono stati trovati durante una delle ultime perquisizioni a casa di Morini. Documenti con cui don Euro avrebbe tenuto sotto ricatto il vescovo estorcendogli somme di denaro sempre più consistenti.



L’esistenza del dossier è svelata nelle 55 pagine di verbale che ha fatto scattare la confisca dei beni a carico dello stesso Morini (il provvedimento è firmato dalla presidente del tribunale di Genova Marina Orsini). Di quei famosi documenti si parla in diversi passaggi, anche attraverso la trascrizione di conversazioni telefoniche fra Morini e il vescovo.

È il 4 maggio del 2016 . Sono le 17 e 44. Morini chiede nuovamente soldi al vescovo e quest’ultimo legge quello che si è appuntato riguardo a ciò che gli aveva fino a allora dato. Ricordando che solo ad aprile gli aveva dato 4.150 euro, a marzo 5.339 euro, a febbraio 1.590: oltre diecimila euro in tre mesi.

Morini ricorda al vescovo «di dire ai preti di avere rispetto di lui visto che le denunce che può fare non sono dimenticate» (così è scritto nel verbale.

La circostanza che effettivamente Morini sostenga di avere in mano documenti tali da poter continuare l’estorsione nei confronti di Santucci, già effettuata, trova conferma nelle perquisizioni domiciliari disposte che permettono - scrivono gli inquirenti - «da un lato di trovare alcuni documenti che confermano la dazione di denaro da parte del vescovo al Morini e questo nonostante Morini, come del resto afferma in una conversazione con la sorella, fosse stato assai attento a non lasciare tracce documentali, tanto da ricevere di regola contanti e non bonifici o assegni. Dall’altro di avere conferma del fatto che Morini conservasse documenti imbarazzanti per la curia».



Poi ci sono le conversazioni telefoniche, gli sms inviati dal Morini in occasione delle perquisizioni. Messaggini in cui Morini fa continui riferimenti a documenti ancor più imbarazzanti conservati altrove. Ad esempio viene trascritto l’sms delle 11,26 del 1° luglio 2016. Morini scrive al vescovo: «Venga stanno vedendo tutto i documenti». Un altro sms lo stesso giorno alle 15,36. È sempre Morini a scrivere al vescovo: «Qui le cose non vanno, stanno rovistando su contabilità parrocchiale Fossone e indietro. Ci sono tutti i problemi che conosce veda un po’, qui si esce». Poche ore più tardi (sms delle 17,09 dello stesso 1° luglio 2016) Morini scrive al vescovo di premere sul procuratore per interrompere la perquisizione: «Chiami il procuratore».

Vi sono poi una serie di conversazioni fra Morini e il vescovo (il giorno è sempre il 1° luglio). In tutte il vescovo Santucci consiglia Morini di rispondere in maniera evasiva sui documenti rinvenuti e Morini nell’ultima (delle 20, 10) assicura nuovamente il vescovo che «non c’era la cosa più importante». Ed il vescovo risponde «Menomale!» Sono i documenti «compromettenti- dice don Euro - io ce l’ho al Forte che... con una signora che ha la chiave in una banca».

E quindi nuovamente Morini torna a minacciare il vescovo «che se la cosa andrà avanti denuncerò tutti e parlerò dei preti». Tale circostanza è confermata anche dall’ascolto delle successive conversazioni tra i due che - così è scritto nel verbale - «non è il caso di portare nella loro interezza. Si parla di documenti tutti catalogati che riguardano 37 persone».