Monte Serra, la panchina degli innamorati che il fuoco non ha profanato - Video

È stato il terrazzo sul paradiso per milioni di coppie, ma anche il ritiro di romantici e solitari. È diventata il simbolo della “resistenza” dei Monti Pisani, il riscatto di un cuore che non muore. Sabato 29 dalle 11,30 Facebook live con il sindaco di Calci e le squadre antincendio

Monte Serra: la panchina dell'amore che ha vinto la guerra col fuoco

PISA. Nessuno, fino all’altra sera, aveva osato profanarlo. Nemmeno gettandoci una siringa sporca di sangue oppure lasciandoci un profilattico usato. C’è sempre stato rispetto per quel terrazzo paradisiaco e per quella panchina che ha tenuto a battesimo centinaia di fidanzamenti e matrimoni. Lassù non c’è mai stato posto per chi era in cerca di un rifugio per spararsi in vena della falsa e maligna felicità e per chi voleva appartarsi per una mezz’ora di amore improvvisato e fugace.

La panchina degli innamorati intatta sulla vetta del monte Serra (foto Muzzi)

Sulla vetta del Monte Serra si è sempre fatto sul serio. Ci arrivavano i cicloamatori in preda ad autentiche convulsioni di sudore, gli appassionati di trekking desiderosi di scolarsi la borraccia, i romanticoni a caccia di un adeguato scenario da promessa, i depressi alla rincorsa del proprio io smarrito e i solitari ansiosi di trascorrere un po’ di tempo nelle vesti di unici abitanti del mondo. Là in cima ce l’avevi infatti ai piedi, il mondo. Se la nitidezza del cielo te lo permetteva potevi spingere lo sguardo fino al porto di Livorno e, addirittura, fino alle isole. E ricevere, ad ogni sguardo perso nell’orizzonte, una carezza all’anima. Era la magia del Serra. Era la potenza dell’incantesimo di quella panchina, capace di metterti comodo tra i pensieri come se tu fossi seduto e sprofondato nella più confortevole delle poltrone imbottite.

FACEBOOK LIVE: sabato 29 dalle 11,30 sulla pagina Facebook del Tirreno diretta con i nostri giornalisti dalla panchina "della resistenza" insieme al sindaco di Calci e rappresentanti delle squadre antincendio.



Ma perché “era”? Non è più? Tranquilli, la panchina dell’amore è sempre lì, al suo posto. Non è arsa, non è nemmeno annerita. Ha resistito alla devastazione che ora la circonda. Uno dei simboli del Serra ha vinto la guerra con il fuoco. Ha respinto l’attacco vile, perfido e diabolico del piromane. Nonostante la mano e la mente pazze e malate dell’uomo abbiano scatenato l’inferno a pochi metri da quel luogo, nell’area circostante il ristorante Le Porte, i sentimenti che negli anni mezza Pisa ha depositato lassù, come fossero degli omaggi ad un cippo eretto in nome del Bene e del senso vero della Vita, hanno fatto da barriera respingi-fiamme, da trincea rispetto al male che avanzava con le sue lingue di fuoco.

Che sollievo vedere quella panchina in salvo e, soprattutto, pensare che oggi, il piromane, vedendola ritratta in grandi dimensioni su queste pagine, è costretto a chinare il capo. Ha vinto lei, hanno vinto i significati che le sono rimasti attaccati da sempre, come dei post-it appiccicati al muro del benessere. Quindi, non “era”, è. Ed è più di prima. Molto più di prima. E allora, torniamoci presto, non appena le condizioni della viabilità e della prima fase di messa in sicurezza dei crinali ce lo permetteranno. D’ora in poi avremo un motivo in più. Quella panchina può essere l’emblema della voglia di rialzare la testa e di contribuire a far tornare a respirare uno dei più ossigenati polmoni verdi della Toscana. Sarà l’inizio della resistenza dei Monti Pisani. Andiamoci, come se aderissimo a un pellegrinaggio. Non solo laico, perché da lassù le preghiere si ascoltano sicuramente meglio. E stavolta sarà il piromane ad essere costretto a “godersi” lo spettacolo. Lo show del risveglio e del riscatto della natura.