Caso Moro, P2, terrorismo, mafia: in una casa c'è l'archivio dei grandi misteri italiani

Alcune stanze e l'esterno dell'Archivio Flamigni a Oriolo

A Oriolo Romano nell'ex abitazione del senatore Pci Sergio Flamigni, "sfrattato" dalle sue carte. Qui anche i documenti inediti della famiglia Moro: appunti, lettere e oltre 16.000 foto

ORIOLO ROMANO (VT). L'archivio Moro è in cucina. I documenti dei processi di mafia da Portella della Ginestra all'omicidio Mattarella sono giù nella tavernetta, le rassegne stampa parlamentari in veranda. Il soggiorno ospita gli atti delle commissioni e gli scritti inediti di Aldo Moro. L'archivio più importante d'Italia sui fatti e i misfatti della Repubblica è in una casetta in mezzo alla campagna a Oriolo Romano, pochi chilometri da Roma ma già provincia di Viterbo. Era l'abitazione di Sergio Flamigni che aveva raccolto qui la documentazione della sua ventennale attività parlamentare. Poi i documenti hanno finito per prendere il sopravvento e Flamigni ha lasciato loro il campo, ha trasformato la sua abitazione nella sede dell'Archivio e se ne è andato con la compagna di una vita, Emilia Lotti, fondatrice dell'Unione donne italiane, a vivere in un'altra casa poco distante, sfrattati dalle proprie carte.

Ilaria Moroni, direttrice dell'Archivio Flamigni

Nato nel 2005 per conservare e rendere disponibile al pubblico la mole di materiale raccolto dal senatore e poi accresciuto durante le sue ricerche e con acquisizioni e lasciti, l'Archivio Flamigni onlus è diventato un punto di riferimento per gli studi sul terrorismo e sugli altri fenomeni criminali che hanno contrassegnato la vita italiana dagli anni Sessanta in poi. Ora la biblioteca comprende 20.000 volumi, i documenti raccolti sugli scaffali, se venissero messi in un'unica fila, coprirebbero mezzo chilometro, buona parte del materiale è consultabile su internet. Poi ci sono i video.  “Abbiamo digitalizzato tutti i tg dei 55 giorni del sequestro Moro – spiega Ilaria Moroni, direttrice dell'Archivio Flamigni - la Rai viene da noi quando ne ha bisogno, perché si risparmia il lavoro di catalogazione cronologica”.

Qui vengono magistrati e giornalisti, studiosi della storia repubblicana e studenti che trovano, tra le altre cose, le raccolte complete dei principali quotidiani nazionali dei giorni del sequestro.  Moroni stessa è arrivata a dirigere l'Archivio partendo dalla sua tesi di laurea. “Una quindicina di anni fa stavo lavorando alla tesi sul 'Caso Moro sulla stampa' attingendo alle interviste e alle memorie dei terroristi, ma non ero convinta. Lessi 'La tela del ragno' di Flamigni e per me fu una rivelazione. Chiesi un'intervista al senatore e lui mi invitò a Oriolo: l'intervista durò 4 giorni. La tesi diventò 'Il caso Moro nelle ricerche di Sergio Flamigni'. Da questo archivio non mi sono più staccata”.

E suona come un evidente attestato di stima nei confronti di Flamigni e del suo impegno la decisione della famiglia Moro di lasciare qui in deposito e in consultazione l'archivio privato. Sono 16.000 foto (già digitalizzate) che mostrano lo statista in veste privata e pubblica.  E soprattutto la rassegna stampa dal 1959 al 1978 predisposta dalla sua segreteria con gli appunti originali di Moro che compongono una sorta di diario politico e il carteggio di Moro dalla Costituente al 1978, documenti politici e personali. Materiale inedito ancora tutto da approfondire. Moroni mostra un documento databile fine 1976-inizio 1977, senza intestazione, a cui è spillato però un biglietto da visita diCossiga che lascia intendere come quelle 20 pagine venissero da lui in risposta a una richiesta di Moro su come lo Stato si preparava ad affrontare problemi di pubblica sicurezza, fino agli attentati e ai rapimenti politici, un dossier che Moro teneva in evidenza.

Moro inedito: le foto dell'Archivio Flamigni

Nella “stanza di Moro” (la cucina) c'è poi una scaffalatura riempita da decine di cartelle azzurre. “E' quello che abbiamo chiamato il carteggio di solidarietà – dice Moroni - Sono le migliaia e migliaia di lettere, telegrammi, biglietti arrivati alla famiglia Moro da tutto il mondo a partire dal 16 marzo del 1978, giorno della strage e del sequestro, dopo la morte di Moro e ancora fino al 2008. Sono testimonianze di capi di Stato, politici, gente comune, famiglie, bambini che esprimono la partecipazione al dolore della famiglia”. Molte sono inviate alla “Famiglia Moro, via Fani” (perfino quelle di alcuni capi di Stato), per dire quanto quella strada abbia segnato l'immaginario collettivo. “Eppure arrivavano lo stesso a destinazione e Eleonora Moro le conservava tutte, anche quelle di insulti”.

I documenti inediti di Moro nell'archivio Flamigni

L'archivio di Oriolo traccia ovviamente la biografia del suo “autore”. “Il primo fascicolo è quello del padre di Flamigni ucciso dai fascisti – spiega Moroni - Ci sono i documenti sugli anni della Resistenza (Flamigni è stato capo partigiano). Poi gli argomenti di cui si è occupato da parlamentare. Il cuore dell'archivio è la parte legata e cresciuta sull'attività delle commissioni parlamentari a cui Flamigni ha preso parte: il caso Moro, le stragi, la P2, la mafia”.  Ancora da studiare è il Fondo Tambroni, presidente del consiglio nel 1960, materiale trovato in un'intercapedine della sua vecchia abitazione e fatto arrivare a Oriolo in forma anonima. “Ci sono i commenti di Tambroni alla rassegna stampa di quei giorni tragici dei morti di Reggio Emilia”.

Con Ilaria Moroni lavorano all'archivio due archivisti part-time. Poca cosa per quanto ci sarebbe da fare, ma si lavora con finanziamenti “a progetto” e in spazi ormai insufficienti, perché la casa ha esaurito i suoi locali e il materiale cresce. L'ultimo arrivato è il fondo dello storico Giuseppe De Lutiis, il maggior studioso dei servizi segreti, ancora da catalogare e sistemato nel sottosuolo dove l'umidità incalza.

La casa che ospita i misteri della storia italiana

La Fondazione è ovviamente Flamigni-dipendente anche dal punto di vista economico. Si risparmia sull'affitto perché la casa è in uso gratuito, e anche buona parte del vitalizio del 92enne ex parlamentare se ne va per sostenere l'archivio.

Un finanziamento involontario arrivò anni fa da Francesco Cossiga. L'ex presidente della Repubblica aveva espresso giudizi offensivi nei confronti di Flamigni per certe affermazioni sulla vicenda Moro. Flamigni l'aveva querelato e aveva vinto la causa, finita alla Corte Costituzionale, con una sentenza che fece giurisprudenza perché verteva sulle prerogative di un capo dello Stato nell’esercizio (o meno) delle sue funzioni istituzionali. Cossiga fu condannato a pagare 79.000 euro subito destinati all'archivio. Flamigni gli scrisse poi un'ironica lettera di ringraziamento, La risposta di Cossiga fu un secco insulto.

Archivio Flamigni, la memoria dei fatti e misfatti di storia italiana