Anna sarà promossa alle superiori, inascoltato l'appello della madre

Livorno, la 15enne disabile costretta ad abbandonare le medie.  La mamma voleva la bocciatura per proteggerla

LIVORNO. Dovrà cercarsi un’altra scuola. Quel luogo sicuro nel quale si era ambientata e dove tutti le volevano bene non potrà più frequentarlo. Il prossimo anno scolastico Anna, studentessa 15enne di Livorno affetta dalla nascita da un deficit cognitivo, sarà promossa. Promossa nonostante l’appello della madre, Valeria Martini, che al Tirreno aveva chiesto di bocciare la figlia almeno per un altro anno. Non voleva costringere Anna a cambiare la sua quotidianità. Fatta di punti di riferimento chiari e precisi. Con la scuola media, frequentata negli ultimi quattro anni, tra i più solidi. Non ci è riuscita.



Ieri la scuola ha deciso quello che il Ministero della pubblica istruzione aveva già anticipato al nostro giornale in una lettera. «Anna ha già raggiunto tutti i suoi obiettivi, sarà promossa ma avrà garantito un progetto di accompagnamento nella scuola superiore che la accoglierà». Aveva spiegato il Miur.

Una scelta che, però, lascia l’amaro in bocca alla madre. «Non posso dire niente sulla vicenda, anche perché ho già parlato con il mio avvocato e non vorrei che le mie dichiarazioni avessero conseguenze su me e mia figlia in futuro – racconta Valeria Martini –. Posso confermare che la scuola mi ha comunicato quello che già ci aspettavamo. Anche se siamo soltanto ad aprile e gli scrutini ci saranno a giugno so già che Anna sarà promossa».

Questo nonostante ci sia una legge, la 104 del 1992 (la stessa dei permessi per l’assistenza ai familiari invalidi), che consente di bocciare per tre anni alunni con particolari disabilità o condizioni. Anna è stata bocciata una sola volta, ma come spiegato dal ministero della pubblica istruzione, anticipando la scelta della scuola livornese ufficializzato ieri, «ha dimostrato di essere pronta per la scuola superiore e di aver raggiunto tutti gli obiettivi previsti dal suo piano educativo individualizzato».

Il Ministero, poi, ha rassicurato mamma Valeria garantendo che «il progetto di accompagnamento presso la scuola superiore, con laboratori specifici e piena disponibilità di un inserimento graduale seguito anche dalle sue docenti di sostegno attuali è già predisposto».

Una motivazione che non aveva per niente convinto Valeria. La figlia, infatti, in oltre dieci anni di frequentazione delle varie scuole dell’obbligo non ha praticamente mai avuto la stessa insegnante di sostegno. Anzi, in alcuni casi è cambiata anche a metà anno. La promozione, poi, viene vista dalla mamma di Anna come legata ad un problema che lo stesso Ministero aveva ammesso. Ovvero la carenza cronica di insegnanti di sostegno.

«L’integrazione piena ed effettiva di tutti gli studenti è una priorità assoluta per noi - spiega il Miur -. La scarsità degli insegnanti di sostegno specializzati è purtroppo un dato reale. Una criticità che in questi ultimi anni abbiamo cercato di affrontare stabilizzando sempre più l’organico, fermo restando che comunque tutti gli alunni con disabilità hanno il sostegno di un docente, specializzato quando possibile, altrimenti anche non specializzato. Si tratta di un lavoro ancora in corso».

Vero è che per la Cgil ne servirebbero almeno 3000 di insegnanti di sostegno, a fronte di 24 assunzioni fatte con l’ultimo concorso del 2016.

Il tutto per un numero di famiglie interessate dal problema pari a 12000 in tutta la Toscana. Valeria, però, dopo aver annunciato battaglia sembra essersi quasi rassegnata. «In questo momento devo accettare questa decisione. Spero che il prossimo anno mia figlia possa essere accolta come promesso dal ministero».

Qualche strascico legale, però, la vicenda potrebbe portarselo dietro. Anche perché secondo la madre di Anna la decisione di promuovere la figlia sarebbe maturata grazie alla relazione di una neuropsichiatra. La stessa che avrebbe confermato come la 15enne livornese sia riuscita a raggiungere ogni obiettivo del suo percorso alla scuola media. Anna, però, negli ultimi quattro anni non è più stata visitata da una neuropsichiatra.