Ucciso sul ponte Vespucci, la moglie già vedova per la mano di un altro killer

Firenze: la moglie di Idy Diene si era in precedenza sposata con un un uomo anche lui ucciso a Firenze a colpi di pistola

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FIRENZE. I soldi della pensione che non bastano, il conto prosciugato da 30mila euro di debiti, e poi la decisione di farla finita. Roberto Pirrone, ex tipografo fiorentino di 65 anni, esce dalla sua casa popolare nell’Oltrarno fiorentino con l’intenzione di suicidarsi. In tasca una Beretta Px4 semiautomatica, regolarmente detenuta. Ma non trova il coraggio. Di tornare a casa da moglie e figlia e continuare a gravare economicamente sulla sua famiglia però non se ne parla. Allora decide di uccidere a caso, per andare in carcere. Ha la mano in tasca, stringe la pistola. Incrocia una donna di colore con un bimbo in braccio, non se la sente e lascia perdere. Poi eccolo, l’uomo che si trova nel posto sbagliato al momento sbagliato. È Idy Diene, senegalese di 54 anni, regolare in Italia, venditore di ombrelli e chincaglieria varia. Pirrone spara, una, due volte, poi continua, ma gli altri colpi non vanno a segno. Il senegalese si accascia a terra, muore sul posto. Pirrone viene bloccato da una pattuglia dell’Esercito impegnata nel servizio “Strade sicure”, poi arrestato dalla polizia.

Spara e uccide un passante a Firenze: la rabbia dei senegalesi in centro

Tutto accade in pieno giorno, sul ponte Vespucci, nel centro storico fiorentino. La prima ambulanza arriva alle 11. 56, pochi minuti dopo il fatto. Per quasi un’ora i soccorritori cercano di rianimare l’africano, ma non c’è niente da fare per lui. Abitava a Pontedera e lascia una moglie. Per qualche strano gioco del destino beffardo, la donna si è sposata con lui in seconde nozze dopo la morte del primo marito, ucciso a colpi di pistola sempre a Firenze. Si tratta di Samb Modou, il senegalese assassinato il 13 dicembre 2011 nella strage di piazza Dalmazia da Gianluca Casseri, il simpatizzante di estrema destra che poi si suicidò. Con quanto accaduto ieri a Firenze però, assicurato investigatori e procura, il razzismo non c’entra nulla. «I fini razzisti sono da escludere – afferma il procuratore capo, Giuseppe Creazzo – Oltretutto il profilo personale dell’uomo non è collegabile a questo».
Pirrone avrebbe ucciso a caso, colpendo il primo maschio adulto che ha avuto la sfortuna di incrociare la sua strada. Le rassicurazioni però non sono bastate a placare gli animi della comunità senegalese: in decine ieri sono scesi in strada per protestare in centro a Firenze, e non sono mancati attimi di tensione e vandalismi. Il bilancio è di fioriere rotte, traffico bloccato, scooter gettati a terra e cestini dei rifiuti rovesciati. «Non crediamo al gesto di un pazzo – afferma Pape Diaw, storico portavoce della comunità senegalese fiorentina – e non ci piace che questa cosa sia avvenuta in questo momento politico dell’Italia». «Ha sparato a un nero – scirve ancora Diaw su facebook – quanti italiani ha incrociato prima? Perché non ha sparato a loro? Niente mi convince di questa storia». Pirrone era certamente un amante delle armi, ma secondo gli investigatori della squadra mobile niente in questa storia porterebbe al razzismo.

Lunedì mattina Pirrone aveva avuto l’ennesima lite con la moglie. Voleva spararsi, e aveva anche lasciato un biglietto alla figlia: «Non ce la faccio più», scrive. Seguono poche frasi in cui spiega di aver ritirato ormai tutto il denaro rimasto nelle carte, e fornisce istruzioni per alcune operazioni bancarie, come quella di ritirare all’inizio del mese il denaro delle pensioni sua e della moglie dal conto, per evitare che i creditori possano entrarne in possesso. Quel debito da 30mila euro lo assillava, gli ha fatto perdere la testa.
Ieri, quando è arrivato in questura dopo l’arresto, non era lucido, piangeva era fuori di sé. Nella sua casa gli agenti della mobile hanno sequestrato altre quattro armi da fuoco. Due pistole e due fucili, tutti regolarmente detenuti, ma quest’ultimi per uso sportivo.

Nulla è stato trovato che potesse far pensare a un gesto razzista, o di natura comunque politica. Il sospetto però resta tra i componenti della comunità senegalese, che per oggi alle 15 hanno indetto un presidio sul ponte Vespucci, luogo dell’agguato. Ieri sera le proteste sono andate avanti fino a tardi, bloccando il traffico davanti alla stazione Santa Maria Novella. Atti vandalici e cori contro il fascismo, il razzismo e Salvini si sono alternati a momenti di relativo silenzio e calma apparente.