Uccisa dall'ex marito, Francesca su Facebook: "No alla violenza sulle donne"

Livorno, l’uomo l’ha aggredita nello studio medico dove lavorava e poi si è tolto la vita. Dopo la condanna dell'ex per stalking la vittima aveva pubblicato una foto che ora mette i brividi 

LIVORNO . Gli occhi azzurri e grandi di Francesca Citi sorridono. Sotto la foto, in rosso, una scritta che a guardarla oggi mette i brividi: “No alla violenza sulle donne”. È il 30 dicembre 2016 quando mamma Franci, 45 anni compiuti da poco e due figlie bambine che non vedrà crescere, carica quell’immagine piena di significati sulla propria pagina Facebook. Non una data a caso quella scelta per la pubblicazione: un mese e mezzo prima l’ex marito che l’ha uccisa con una coltellata alla gola e poi si è tolto la vita allo stesso modo, era stato condannato a un anno e quattro mesi di reclusione per diversi episodi di stalking nei suoi confronti. Aveva finito di scontare la pena, ai domiciliari, il 17 novembre scorso, meno di tre mesi fa.



«Da allora – raccontano dalla procura – non aveva dato segnali che potessero far pensare a questa esplosione di rabbia». Ma la rabbia, unita al rancore, evidentemente sono sentimenti che restano nascosti nelle profondità dell’anima per poi trasformarsi in un’onda piena di violenza cieca, inspiegabile, dolorosa. Solo così è possibile spiegare ciò che è avvenuto nella mattina di martedì 13 febbraio nello studio dentistico dove la donna lavorava, in piazza Attias, pieno centro di Livorno.

«È stata una separazione molto travagliata», confermano gli amici increduli davanti a questa tragedia. In passato, infatti, appostamenti, telefonate e sms erano diventati sempre più ossessivi, insopportabili. Tanto che il giudice aveva ordinato a Massimiliano Bagnoli, 44 anni, anche il divieto di avvicinarsi a casa della ex, una villetta bifamiliare nella piccola frazione di Nibbiaia, paese nelle colline tra Livorno e Rosignano, da dove ieri mattina all’alba è partita per il suo ultimo viaggio.

LA TESTIMONIANZA. «Mi ha scritto che c’era il ghiaccio e stava per perdere l’autobus», ha spiegato il nuovo compagno agli investigatori mostrando uno degli ultimi messaggi ricevuti dalla donna prima che imboccasse un corridoio senza uscita. «Era sola perché il martedì vado fuori Livorno, a Prato – racconta Marco Ghelardini, titolare dello studio dove la vittima era assunta part-time da quindici anni – di solito ci sentiamo per pianificare il lavoro ma stavolta non si è fatta sentire. Perché non l’ho chiamata? Non volevo essere invadente». Lo stesso dentista negli anni passati era stato testimone delle tensioni tra gli ex coniugi. «Una volta il marito si è presentato anche in studio. Ma ultimamente Francesca mi sembrava più rilassata. Era una persona squisita, precisa, solare. La settimana scorsa era stata in ferie. Io comunque mi raccomandavo sempre quando restava sola di chiudere la porta dall’interno e di guardare dallo spioncino prima di aprire».



LA RICOSTRUZIONE. Difficile dire se la vittima abbia aperto all’ex oppure se lo sia trovato davanti quando, intorno alle 8,30, è arrivata. Nella ricostruzione dei carabinieri coordinati dalla pubblico ministero Sabrina Carmazzi, infatti, c’è un buco di circa mezz’ora tra l’ingresso al lavoro della donna e le urla che intorno alle 9 sono state ascoltate dai vicini senza, però, che nessuno lanciasse l’allarme. È passata poco più di un’ora, infatti, prima che il nuovo compagno della donna, l’ultimo ad averla sentita viva, si presentasse all’ingresso dello studio trovandolo chiuso. «Non risponde al telefono», ha spiegato ai carabinieri lanciando l’allarme. Quando i vigili del fuoco sono entrati nello studio insieme ai militari hanno trovato il corpo della quarantacinquenne a terra in una delle sale. In un primo momento si è pensato a un malore, oppure a una crisi epilettica – patologia della quale la donna soffriva – che poteva aver innescato una drammatica caduta.

Solo quando gli investigatori hanno aperto la porta del bagno, chiusa dall’interno, e hanno trovato anche il cadavere dell’uomo con accanto un coltello a serramanico hanno capito tutto: che l’omicidio-suicidio era stato quasi sicuramente un gesto premeditato. E così, alla vigilia di San Valentino, è tornata alla mente anche quella foto in cui Francesca ripeteva il suo no alla violenza sulle donne che non è bastato a salvarla da un’ossessione criminale.