In cento a Firenze per il Padule di Fucecchio: "La Regione lo salvi"

Un momento della manifestazione a Firenze per salvare il Padule di Fucecchio

Gli ambientalisti chiedono che non venga chiuso il Centro di documentazione. L’assessore Fratoni: "Le spese sono insostenibili, ma ci sarà una gara"

FIRENZE. Erano quasi in cento fuori dal Consiglio regionale. Striscioni e volantini sottobraccio, nei sacchetti le maschere di alcuni uccelli: ibis sacri, fenicotteri, cicogne e beccaccini. Dovevano indossarle per chiedere al presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, di non chiudere il Centro di ricerca del Padule di Fucecchio. Ma ieri pomeriggio – dopo che è arrivata la tragica notizia della morte della piccola Maria Sole, la figlia di otto anni del capogruppo del Pd, Leonardo Marras – in via Cavour è andato in scena un semplice sit-in. Terminato con la “gelata” dell’assessora all’Ambiente, Federica Fratoni, che ha ribadito come «i costi attuali» della struttura siano «insostenibili» e che la sua «fruibilità verrà assicurata attraverso un’intesa con i Comuni, se troveranno un accordo».

Manifestazione Padule di Fucecchio a Firenze



I PROBLEMI ECONOMICI

Tutto nasce dalla stretta economica che da anni interessa la riserva naturale, visitata ogni anno da circa 5.000 persone. È grande 2.000 ettari (la parte protetta e visitabile, però, ne misura 205) e si estende fra le province di Firenze, Lucca, Pisa, Pistoia e Prato. Fino a tre anni fa, quando l’ente responsabile era ancora la Provincia di Pistoia, i contributi erano certi. Altri tempi: 40mila euro l’anno, più 1.500 dai Comuni che avevano sposato il progetto della valorizzazione dell’area: Cerreto Guidi, Fucecchio, Pieve a Nievole, Montecatini Terme e Buggiano, con questi ultimi due entrati nel 2012 dopo l’uscita di Lamporecchio, Larciano e Ponte Buggianese. Oggi, con i bilanci pubblici ridotti ai minimi termini e la responsabilità passata alla Regione, di soldi non ce ne sono più. E per affidare la struttura del Centro di documentazione, ricerca e promozione del Padule di Fucecchio – la cui gestione da parte dell’attuale onlus scade il 31 dicembre – con ogni probabilità servirà un bando pubblico.

LA MANIFESTAZIONE

Ore 14.45: i primi manifestanti si ritrovano alla stazione di Pistoia e alle 16, puntuali, la protesta va in scena in via Cavour, davanti alla sede del Consiglio regionale. Nel frattempo, anche da altre parti d’Italia e della Toscana, arrivano tutti gli altri. E molti curiosi, chiedendo i volantini dell’associazione “Amici del Padule”, si fermano per dare manforte al gruppo di ambientalisti. «Abbiamo raccolto 2.675 firme per chiedere il rientro di Lamporecchio e Larciano nella cordata dei Comuni che sostengono il Centro del Padule – afferma Stefano Petrassi, vicepresidente dell’associazione “Amici del Padule” – e i sindaci ci hanno promesso che ne discuteranno. Il nostro obiettivo è che la struttura non chiuda: ci sono anche due dipendenti che rischiano di restare a piedi. Se ci sarà un bando, chi rileverà il Centro? Un’associazione con competenze specifiche?». Uno dei lavoratori della struttura, Alessio Bartolini, protesta con loro. L’altro,Enrico Zarri, non è potuto esserci.

L’INCONTRO CON L’ASSESSORA

Verso le 16.30, dalla sede del Consiglio regionale, è scesa l’assessora all’Ambiente, Federica Fratoni. Ex presidente della Provincia di Pistoia, conosce molto bene la riserva naturale. «Nessuno di noi la vuole chiudere – spiega ai manifestanti – ma dovete capire che abbiamo poche risorse. In questo momento, per il 2019, ho zero soldi per la difesa del suolo, per le alluvioni ad esempio. È così: metteremo poche risorse e faremo un accordo con i Comuni». Fratoni aggiunge che «la Regione finanzierà attività e progetti» e che «il Centro vivrà solo se sarà il territorio a crederci». Intanto, per il 12 dicembre, è in calendario la riunione della quarta commissione regionale, quella sull’ambiente. E si parlerà proprio del Padule di Fucecchio.