Rifiuti ai privati, 17 sindaci Pd disobbediscono

Rivolta contro il diktat del partito toscano. La Regione pronta a inviare un commissario

LIVORNO. «Niente domande». Un sindaco del Pd non chiede. Obbedisce. Si adegua alla linea. Altrimenti «si mette fuori». È lunedì mattina. Dario Parrini non ha gradito l’intervento del sindaco (renziano) di Camaiore, Alessandro Del Dotto, suIl Tirreno. Un veto bello e buono alla politica di smaltimento dei rifiuti del Pd. Alla scelta di vendere a un privato il 45% di Reti ambiente, la società che dovrebbe raccogliere e smaltire i rifiuti in 101 Comuni della costa, dall’Elba alla Lunigiana. E lo avverte: il suo comportamento non sarà tollerato. La risposta arriva 24 ore dopo: 17 sindaci del Pd - ci sono anche quello di Massa e di Capannori - si ribellano al partito.

Per far arrivare il messaggio, i 17 sindaci non si limitano a firmare un documento. Fanno saltare l’assemblea dell’Ato Toscana Costa, l’assemblea dei Comuni di 4 province riuniti per la gestione dello smaltimento dei rifiuti. Una società unica - Reti ambiente - per pulire 100 paesi e città in 4 province (Massa, Lucca, Pisa, Livorno). Dal 2011 Reti Ambiente (RA) esiste sulla carta, ma non è operativa perché non sono mai entrate le aziende dei rifiuti Cermec di Massa Carrara e Aamps di Livorno, per la contrarietà di M5S che vuole continuare a far ritirare la propria spazzatura dalla propria società. Comunque, nel 2016, RA ha registrato lo stesso un utile di 4 milioni, grazie al lavoro di tutte le aziende dei rifiuti dei vari Comuni di cui ormai detiene le azioni. Con le sole azioni, però, la società non serve a nulla. A pulire le città sono ancora le vecchie aziende che dovrebbero fondersi. Per questo la mossa dei sindaci ribelli che rallenta (di nuovo) il processo di privatizzazione viene visto come un affronto dal Pd e da molti suoi sindaci. Soprattutto da quelli che hanno sul proprio territori gli impianti di smaltimento, in particolare le discariche, concentrate fra Chianni, Peccioli e Rosignano. Infatti, a guidare la contro-rivolta sono i sindaci della Valdera (Pontedera, in testa), ma anche della provincia di Livorno.


Un’ora dopo il documento dei “disertori” - così battezzano i compagni di partito - alla Regione chiedono di avere un commissario che acceleri le procedure di privatizzazione di Reti Ambiente. E lo ottengono. L’annuncio viene affidato nel primo pomeriggio all’assessore regionale all’Ambiente, Federica Fratoni, ma la decisione è della presidenza. Di Enrico Rossi, insomma. Che sulla faccenda è d’accordo con Parrini. E con i suoi sindaci più fedeli. Lorenzo Bacci, a capo dell’amministrazione di Collesalvetti, è anche segretario della federazione di Livorno del Pd. Che ricorda: 1) che la politica sui rifiuti è stata (ri)approvata (a maggioranza) dai sindaci del Pd in una riunione a Firenze, a settembre; la seconda è che i “disertori” sposano la posizione di M5s.

È la scintilla della guerra della spazzatura che rischia di trasformarsi in un regolamento di conti fratricida interno al Pd. Fra renziani. Che respingono l’accostamento ai pentastellati. I sindaci ribelli, capitanati da Luca Menesini (Capannori) e Del Dotto difendono Reti ambiente. Dicono di volere la società. Ma ritengono che oggi non ci siano più le condizioni per privatizzare al 45%. Menesini, forse, preferirebbe una società pubblica al 100%, ma comunque unica per la cosa.Del Dotto, invece, propone di partire subito con la società unica pubblica,riducendo la quota da privatizzare «visto che gli investimenti necessari nel 2017 sembrano essere 45 milioni e non più 220 come nel 2011».

La frecciata è per Parrini, ma il segretario non risponde. La segreteria fa sapere solo che «quando una decisione è presa a maggioranza, si rispetta. E per cambiarla ci vogliono dati e studi, come quelli che hanno portato l’assemblea dell’Ato nel 2011 ad adottare le decisioni».

Su questo si trova d’accordo anche Ato Costa che fa presente: «Per cambiare le decisioni sulla quota di privatizzazione, serve una nuova delibera dei sindaci. Si viene in assemblea». Ma una delibera del genere rischia di non essere mai approvata, visto che i sindaci dissidenti rappresentano circa il 17-18% dell’assemblea e gli altri (quelli del Pd) quote più ampie. A meno che quel 17-18% non si alleino con M5S e centrodestra. E con Viareggio. Con il sindaco Giorgio Del Ghingaro, ex Pd, che per primo domenica, proprio su Il Tirreno aveva sollevato la questione dell’Ato Costa. E della necessità di cambiare passo: «Di non privatizzare. Sono contento che oggi 17 sindaci del Pd abbiamo cambiato la loro visione e si trovino d’accordo con me». Proprio d’accordo no. Perché una quota della società i 17 la privatizzerebbero pure. Ma l’Ato Costa insiste che non si deve recedere dalla quota del 45% perché «se c’è meno bisogno di impianti, l’aumento di raccolta differenziata, comporta un aumento di investimento nei servizi».

Ceto che molto tempo da perdere non c’è perché - insiste l’Ato - l’alternativa «alla privatizzazione delle quote è la “gara aperta” per affidare il servizio. E la gara aperta non garantisce che il servizio venga assegnato a Reti ambiente e quindi che vengano salvate le (ex) aziende pubbliche locali. Ma la domanda di Del Dotto e degli altri è sempre la stessa: perché insistere sul 45%. L’ex sindaco di Pietrasanta Massimo Mallegni aveva presentato un esposto alla Procura contro questa insistenza a privatizzare una quota tanto alta di RA. Ventilando che ci potesse anche essere un “socio” già individuato.La smentita arriva secca. I vertici del Pd ai propri sindaci: «Si può concordare una privatizzazione più lieve. Di quale punto».