Lo uccide con tre fucilate nell’orto: «Non mi saldava i debiti»

L’orto dove Antonio Esposito ha attirato la vittima, Alessandro Toffoli

Scarlino, muratore invita il dipendente Enel di Follonica e gli spara. Ai carabinieri racconta di essersi portato dietro l’arma: «Mi doveva 110mila euro» 

SCARLINO. Un debito mai saldato tra due vecchi amici. Centodiecimila euro: tanto avrebbe dovuto dare Alessandro Toffoli, 56 anni, ad Antonio Esposito, 70enne di origini napoletane, residente a Scarlino, per lavori eseguiti su alcuni immobili e per i quali si erano messi in affari. I soldi, però, non sono mai arrivati, facendo montare una rabbia folle in Esposito, già gravato da problemi economici. Esposito si era, così, convinto che l’amico non lo avrebbe mai pagato. Perciò gli ha teso un agguato. E lo ha invitato nella mattina di domenica 12 nel suo orto nelle campagne maremmane, dove lo ha atteso con il suo fucile da caccia. E gli ha scaricato addosso tre colpi.

Così il 70enne ha creduto di saldare i debiti. Poi si è consegnato subito dopo ai carabinieri confessando il delitto, spiegando dove trovare il cadavere e l’arma del delitto. Quando i militari sono arrivati all’orto di Esposito, alle porte della frazione di Scarlino Scalo, si sono trovati davanti un pezzo di terra dissestato chiuso dentro una rete in ferro, coperto di calcinacci e vecchie travi marcite. È qui che ieri, alle 10.30, il 70enne ha freddato Toffoli, dipendente Enel, follonichese, sposato, padre di due figli.


I due si conoscevano da molto tempo, spiegheranno i familiari agli investigatori, raccontando poi come è nato questo debito. È stato Toffoli a proporre ad Esposito, muratore, di prendere in mano alcuni terreni con un podere nella zona di Montieri insieme a vecchi appartamenti a Massa Marittima, così da rimetterli a nuovo e poi venderli: un’offerta che il 70enne accetta con entusiasmo, dando subito il via ai lavori. All’inizio del 2016, però, Esposito decide di fare un passo indietro, sentendo il peso dell’età. La proposta di Toffoli, stando a quanto acquisito dai carabinieri, si concretizza allora in questi termini: a lui restano i terreni e gli immobili, liquidando ad Esposito il lavoro svolto (circa 110mila euro) ma non subito, perché non ne ha un’immediata disponibilità. Affare fatto, dice Esposito, visti anche il rapporto d’amicizia. I mesi però passano e il pagamento non arriva. I due si incontreranno più volte nel corso del 2016, arrivando anche a momenti di tensione, ma Toffoli rimanda sempre il saldo. L’ultimo incontro c’è stato due mesi fa, quando gli accordi vengono messi nero su bianco di fronte a un avvocato: il follonichese pagherà quanto dovuto al napoletano a rate, in più occasioni. Ma ancora i soldi non arrivano.

Esposito inizia a dubitare dell’amico e sente tutto il peso delle sue preoccupazioni: già in passato era stato costretto a chiedere aiuto in Comune per trovare un lavoro e l’offerta sugli immobili massetani avevano acceso in lui la speranza di dare una svolta alla sua situazione, su cui rientra anche una famiglia numerosa in cui non tutti hanno un lavoro. Un insieme di elementi che hanno offuscato la sua ragione, portandolo a una decisione che non rispecchia l’immagine che si era costruito a Scarlino. «Era una persona socievole e disponibile», dicono in paese.

L’invito all’orto per Toffoli sarebbe arrivato nei giorni scorsi, senza che nulla potesse far pensare a questo epilogo. Esposito, invece, probabilmente non escludeva una fine del genere. Secondo quanto avrebbe raccontato agli inquirenti, infatti, non è all’orto che di solito tiene il fucile da caccia. Quindi si sarebbe preparato ad accogliere l’ex compare armato. L’incontro è durato solo pochi istanti, racconterà il 70enne ai carabinieri: giusto il tempo di capire che i soldi ancora non c’erano e di sparare i tre colpi.