Positivi all'Hiv all'uscita dal locale, l'esperto: «Il 25% dei sieropositivi non sa di esserlo»

Il dottor Spartaco Sani

Choc dopo i test di un’associazione in Darsena a Viareggio. In un attimo la vita cambia. Il primario: "Chi si ammala deve seguire la terapia per tutta la vita"

LIVORNO. «Se la diagnosi dei tre ragazzi risultati sieropositivi all’Hiv attraverso il test salivare sarà confermata dalle analisi del sangue, purtroppo ci sarà la riprova di un dato che già conosciamo: l’infezione non è scomparsa, continua a circolare». È l’amara constatazione di Spartaco Sani, direttore di Malattie infettive all’ospedale di Livorno. «In Versilia c’è sempre stato un bacino di dati rilevanti riguardo l’Hiv (Human immunodeficiency virus) – riflette Sani – Ma in generale i dati sono stazionari: a Livorno città, ogni anno le nuove diagnosi sono una trentina, anche se con l’ampliamento della nuova Asl Nord ovest sono un po’ aumentate». All’esperto abbiamo posto una serie di domande per conoscere meglio questo virus.

Quanto sono affidabili i tamponi salivari? «Sono screening molto affidabili, ma il test più importante resta quello del sangue».

Come avviene il contagio? «Il virus si trasmette per via sessuale, ma purtroppo c’è poca consapevolezza tra i giovani e anche tra gli adulti. Invece la prevenzione è importante, fondamentale direi. L’episodio di Viareggio, con la positività del test emersa all’uscita da un locale, è allarmante: vuol dire che c’è un bacino di persone inconsapevoli e che trasmettono la malattia senza rendersene conto. Del resto lo confermano i dati: il 25% dei sieropositivi in Italia non sa di esserlo».

Come si trasmette? «Per via sessuale, che praticamente è l’unico modo se si pensa che riguarda oltre il 90% dei casi. La gran parte dei contagiato è eterosessuale, ma ci sono anche molti omosessuali. La via della tossicodipendenza è rara anche perché iniettarsi la droga per endovena è meno di moda».

È guaribile? «No, non è guaribile. La terapia va seguita per tutta la vita, anche se il virus viene preso in tempo».

Come si evolve la malattia? «Se non trattata, si sviluppa negativamente e può avere un’evoluzione fatale. Oggi c’è l’indicazione a trattare tutti i pazienti, indipendente dalla fase della malattia. E come detto, la terapia è cronica, non può essere mai interrotta».

Come si misura lo stadio? «Attraverso gli esami del sangue, valutando la percentuale di alcuni globuli bianchi (linfociti CD4) colpiti dall’infezione. Il loro numero diminuisce nel tempo. E sotto certi valori compaiono segni di immunodeficienze e malattie legate all’Aids. Ovviamente, la speranza è quella di non trovare più malati di Aids conclamata, cioè affetti da sindrome di immunodeficienza acquisita, che è lo stadio più grave. Purtroppo oggi capita molto spesso che non ci sia consapevolezza della malattia e che ci si rivolga all’ospedale quando si hanno sintomi gravi. E a quel punto è troppo tardi».

Quali sono i sintomi? «Febbre e diarrea ripetute, di cui non si comprendono le cause; candida del cavo orale che ritorna anche dopo la terapia, herpes zoster che si manifesta senza apparenti motivi. Ma è importante ribadire un concetto: bisogna fare il test prima che compaiano i sintomi».

A chi è consigliabile il test? «A tutti, in particolare a quelle persone che hanno una vita sessuale attiva, che hanno avuto rapporti con più partner, in maniera promiscua, nel corso del tempo: il test è importante, è un fatto di salute. Scoprire di aver contratto il virus è un grande vantaggio perché si possono evitare forme della malattia più gravi. E chi lo conosce, può agire in modo da non trasmetterlo».

Che vita fanno i contagiati? «Chi non ha ancora sviluppato l’Aids fa una vita normale, prendendo la terapia, senza particolari cambiamenti. Se invece il contagio viene scoperto tardi, si rischia la morte. Inoltre, chi ha uno stadio avanzato della malattia è più esposto a tumori».

Com’è la vita sessuale per i contagiati? «Si può avere una vita sessuale normale proteggendosi. Chi è consapevole della malattia infatti deve mettere in atto le prevenzioni per non infettare gli altri».

Il contagio può avvenire anche con i rapporti orali? «Il rischio è minore, ma c’è e bisogna stare attenti».