Treno-bus-treno tutto funziona meno i cartelli…

Lo stop fra Pistoia e Montecatini per raddoppiare il binario Turisti disorientati, gli annunci scritti solo in italiano

Fino al 2 settembre la linea ferroviaria Viareggio-Firenze, fra Montecatini Terme e Pistoia, è chiusa. Al posto dei treni ci sono gli operai, al lavoro per raddoppiare i binari. Così i passeggeri, per percorrere i 17 chilometri che separano le due stazioni, devono prendere l’autobus. Ieri mattina – nel primo giorno feriale dall’introduzione del nuovo orario – un nostro cronista si è messo in viaggio da Viareggio a Prato per immedesimarsi in turisti e pendolari. Ecco il suo racconto.



di STEFANO TAGLIONE

Scusi, sa mica cosa sta succedendo? Il treno suona, le porte si aprono, i passeggeri scendono a metà, alcuni con passo sicuro, altri frastornati. A bordo non c’è più nessuno. Amy è confusa. Deve andare a Firenze, ma vede il suo viaggio spezzato alla stazione di Montecatini Terme, dove il convoglio a due piani su cui è salita può solo tornare indietro.

Daniele Genick, 36 anni, sta camminando verso l’uscita. Da Lido di Camaiore, come ogni lunedì, sta tornando a Forlì, dove lavora. E raccoglie l’appello della giovane americana. «Signorina – le risponde in inglese – deve prendere il pullman. Venga con me».

IL MURO

Il trasporto ferroviario toscano, da due giorni, è interrotto da un muro. Un muro metaforico che divide Montecatini da Pistoia e trafitto solo dall’autostrada, dove a ogni ora del giorno scorrono gli autobus carichi di turisti (molti) e pendolari (pochi) appena scesi dai vagoni. I turisti sono la maggior parte, tanto pazienti quanto spaesati, visto che sul treno la voce che annuncia l’interruzione della linea dal 6 agosto al 2 settembre parla solo italiano. E loro non capiscono nulla. Mirjam Jansen e Gaby Van Schaik, olandesi di Haarlem, vengono a sapere della ferrovia interrotta solo appena scesi a Montecatini. «Non abbiamo sentito annunci – spiegano le due donne, in inglese – e non sapevamo niente. Poi abbiamo chiesto informazioni e ci hanno mandato qui». Ma non si sgomentano: «Poco male: anche in Olanda capitano questi imprevisti, almeno a bordo si stava bene perché c’era l’aria condizionata».

IL VIAGGIO

La stazione di Montecatini cade quasi a metà del viaggio che Il Tirreno ha fatto ieri mattina lungo la linea Viareggio-Firenze, fra le più importanti della Toscana. Un viaggio partito alle 8,07 e conclusosi alle 9,57 a Prato Centrale, dopo un’ora e 50 minuti: 35 in più del normale a causa dei lavori che per quasi un mese interesseranno il binario che collega Pistoia alla Valdinievole. Lo stesso di Daniele Genick, che poi prosegue verso Forlì. «Mi tocca partire un’ora prima – spiega – e impiego quasi cinque ore. Ormai sono abituato. Cambio a Prato, poi a Bologna. Pian piano arriverò». Nel frattempo sono le 9,20 e il pullman, partito da 5 minuti, imbocca la passerella chiusa al traffico e riservata, solo in quella direzione, agli autobus. Mentre al ritorno il percorso, sperando che non ci sia traffico, si allunga di qualche minuto proprio a causa della famigerata deviazione che ogni volta rischia di innescare ritardi a catena.

L’INGLESE NON SI PARLA

Il servizio navetta funziona bene: a Montecatini, poco dopo le 9, ci sono quattro autobus in attesa di accogliere i passeggeri. Qualcuno è già a bordo. E dopo che il treno si ferma, l’autista aspetta e nessuno resta a terra. In tutte le stazioni – a Viareggio, come a Pisa – i cartelli affissi sulle bacheche informano sul da farsi. Messaggi analoghi scorrono anche sui monitor. Ma c’è un problema: le scritte sono solo in italiano. «Siamo spagnoli e quando abbiamo comprato il biglietto siamo riusciti a tradurre ciò che c’era scritto – commentano Aurelio Hernandez e Juan Carlos Ruiz, di Madrid, in vacanza in Toscana da fine luglio con base ad Altopascio – ma in inglese non abbiamo letto nulla». E anche i fogli in formato A4, spesso disseminati in punti poco visibili, sono rigorosamente in italiano.

Trenitalia – contattata dal Tirreno – fa sapere che «nei prossimi giorni, a bordo dei regionali, verrà diffuso un messaggio anche in inglese». È l’unico punto debole - a parte i problemi di viabilità connessi alla chiusura del cavalcavia autostradale di Montecatini - di un servizio che, al di là degli inevitabili disagi, sembra funzionare. Una mancanza che, tuttavia, colpisce i numerosi turisti che in questi giorni si sono dati il cambio con i pendolari. Rilassati perché in vacanza, ma ignari del “muro” che si riesce a saltare solo in autostrada.

Come Amy, che se non avesse incontrato Daniele avrebbe rischiato di rimanere sul binario. E invece eccola qui, sul treno per Firenze, seduta mentre decine di passeggeri scendono a Prato. Che per tutto agosto, da Viareggio e dal mare versiliese, disterà quasi due ore.

@taglions

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