L’ergastolano scappa, nessuno se ne accorge: per otto giorni senza controlli

La questura di Livorno e una foto dell'evaso

Evasione choc a Volterra: ha saltato per 8 giorni il controllo del permesso in questura a Livorno

VOLTERRA. È evaso e ha avuto otto giorni di tempo per fare perdere le sue tracce. Nessuno sa spiegare come mai Ismail Kammoun, tunisino di 55 anni, evaso dal carcere di Volterra dove stava scontando l’ergastolo per omicidio, abbia avuto così tanto tempo a disposizione per tagliare la corda prima che qualcuno si accorgesse che era latitante. C’è un buco nei controlli affidati alla questura di Livorno che lascia aperti molti interrogativi. Il carcerato, ritenuto un sicario della mafia e condannato per avere partecipato all’uccisione di un ex poliziotto a Palermo, negli ultimi dieci anni si era costruito l’immagine di detenuto modello. Nel 2011 si era diplomato geometra e recentemente aveva iniziato anche a lavorare nella sartoria del carcere di cui è direttrice la dottoressa Maria Grazia Giampiccolo. Da circa tre anni, proprio per buona condotta, era solito ottenere dal giudice di sorveglianza del tribunale di Pisa alcuni permessi premio, previsti per legge. Lo straniero ha approfittato proprio di uno di questi permessi premio per eclissarsi.

Non è escluso che sapesse che possono esserci buchi nel sistema dei controlli. Di fatto l’assenza di controlli gli ha dato più giorni per nascondersi. Quelli nei quali non si è mai presentato in questura a Livorno. Quando ha lasciato il carcere, il magistrato di sorveglianza gli ha imposto la prescrizione di firmare ogni giorno in un commissariato di polizia, non avendo una residenza fissa dove alloggiare. E il carcerato aveva indicato che per due giorni sarebbe rimasto a Volterra, mentre il resto del permesso lo avrebbe trascorso a Livorno. I primi due giorni si è presentato regolarmente a Volterra. Poi quando è andato a Livorno di fatto è sparito.



La questura di Livorno non ha verificato - conferma anche il ministero della Giustizia - se il detenuto rispettava l’obbligo di firma e nessuno sa dire per quale ragione: la questura di Livorno, contattata da Il Tirreno non ha rilasciato dichiarazioni. Tutto è possibile a cominciare da una mancata comunicazione interna agli uffici della polizia. Ma su questo, a parte grandi imbarazzi, non si raggiunge alcuna certezza.

Tra gli aspetti oscuri della storia ce n’è uno che riguarda il ruolo assunto dal tunisino in carcere negli ultimi anni. La polizia penitenziaria lo avrebbe segnalato come una persona particolarmente osservante la religione islmica, tant’è che qualcuno aveva avanzato il sospetto che potesse portare avanti un’attività di proselitismo nella stessa casa di reclusione. Ma su questi aspetti di conferme ufficiali non ce ne sono state. Invece, il carcere conferma che quello che dal 4 luglio è diventato un latitante da ricercare per la sua pericolosità era conosciuto come un detenuto-modello. L’Ansa ieri ha riportato la notizia che per gli inquirenti, che gli danno la caccia “non risulta essere un musulmano radicalizzato”. Nessuna segnalazione collegabile con un vero allarme per attività legate al terrorismo e quindi, anche se il suo fervore religioso aveva destato qualche sospetto, ha potuto usufruire del permesso.

Se la questura di Livorno avesse saputo che lo straniero era evaso già dal terzo giorno del permesso premio le ricerche sarebbero iniziate prima. Invece sono partite con ritardo. Il 4 pomeriggio quando Kammoun non si è presentato al carcere la polizia penitenziaria ha attivato le prime ricerche, dando comunicazione del mancato rientro del detenuto. E dopo un giorno è scattata la denuncia con la comunicazione del reato alla Procura della Repubblica di Pisa. La fuga del killer condannato all’ergastolo riapre le polemiche sui controlli durante i permessi premio. Donato Capece, segretario generale del Sappe, il sindacato di polizia penitenziaria, giudica la condotta del detenuto «un evento irresponsabile e gravissimo, per il quale sono già in corso le operazioni di polizia dei nostri agenti della Penitenziaria finalizzare a catturare l’evaso», dice. Nel corso dell’anno 2016 si sono verificate, nelle carceri italiane, 6 evasioni da istituti penitenziari, 34 evasioni da permessi premio, 23 da lavoro all’esterno, 14 da semilibertà e 37 mancati rientri di internati. «Dati minimi, rispetto ai beneficiari. Questo non deve però inficiare l’istituto della concessione delle ammissioni al lavoro all’esterno o dei permessi ai detenuti. Servirebbe, piuttosto, un potenziamento dell’impiego di personale di polizia penitenziaria nell’ambito dell’area penale esterna. A nostro avviso è fondamentale potenziare i presidi di polizia sul territorio – anche negli Uffici per l’Esecuzione Penale esterna - E per farlo, servono nuove assunzioni».