Il rapimento di Unicka: la principessa bionda e il segreto dei banditi

Unicka vince una corsa di trotto

Un colpo clamoroso, una fuga nel nulla, i giorni di silenzio. La campionessa da un milione di euro è l’ultima speranza di rinascita del trotto. Il mistero del doppio furto, le voci dell’ippica

Unicka non trema e non teme. Non si spaventa con il temporale, né con il vento forte; i rumori notturni non la innervosiscono, quando riposa è docile ed elegante come una principessa. E soprattutto si fida degli esseri umani. Non li respinge, si lascia accarezzare. Li colpisce dolcemente con il muso, scuote la criniera bionda. Nel centro ippico la chiamano la fotomodella perché si lascia avvicinare, guardare, riprendere. Sorridi Unicka, guarda il telefonino. È il cavallo più forte d’Italia, forse d’Europa. È una creatura speciale.

Chi è entrato di notte nelle scuderie della Wave a Staffoli lo sapeva. Sapeva che quella campionessa non era una ribelle né un’anarchica, sapeva che faceva amicizia. E forse, anche solo una volta nella vita, quelle mani l’avevano già toccata. Nel box non ci sono segni di resistenza: l’hanno accarezzata e portata via. Forse le è sembrata strana, una passeggiata notturna, ma c’erano quei gesti che la confortavano. E che l’hanno tradita.

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Se solo i cavalli potessero parlare, racconterebbero come in una notte l’ippica italiana, già in condizioni drammatiche, è stata ferita a morte. I cavalli racconterebbero quello che è successo alla loro amica, alla più brava di loro. Perché nel buio hanno visto tutto, hanno seguito le ombre percorrere i vialetti di box in box e poi attraversare la pista dritta di allenamento e imboccare uno stradello che costeggia i paddock fino a un anonimo cancello esterno, dove un lucchetto era stato fatto saltare. Da quel cancello largo e sbilenco è cominciata la fuga.

Era il 7 marzo. Sono passati cinque giorni di silenzio da questo furto che tutti dobbiamo chiamare con un’altra parola: rapimento. Perché il furto riguarda le cose mentre il rapimento rende almeno onore agli esseri viventi. Unicka è stata fatta sparire insieme a un altro grande talento, Vampire Dany, più giovane di lei, un nipotino del mitico Varenne. Entrambi proiettati verso anni di vittorie, entrambi della Wave di Gianluca Lami. Nessuna richiesta di riscatto, zero avvistamenti, zero indizi. È l’ora di ripercorrere un giallo che nessuno avrebbe voluto leggere.

Gianluca Lami, proprietario di Unicka, con la moglie

Per pilotare la campionessa Lami aveva ingaggiato uno dei migliori guidatori in circolazione, Pippo Gubellini, anche con un maxi accordo che coinvolge decine di cavalli. L’imprenditore della provincia pisana, titolare di un’azienda conciaria, negli ultimi tempi si è mosso molto: ha lanciato un centro di allenamento a Le Mans, ha acquisito una quota della società che gestisce l’ippodromo napoletano di Agnano, poi appunto c’è stato il maxi accordo con Gubellini.

Lami ha messo sotto contratto dei big, guardando anche oltre confine: a Staffoli lavora il danese Erik Bondo, a Le Mans arrivano cavalli europei seguiti dal tedesco Holger Elhert. È l’Ue delle redini lunghe, il tentativo di riportare il trotto in alto. Secondo alcune voci l’imprenditore era interessato anche alla gestione del Sesana di Montecatini, in una cordata con la famiglia Meli (settore edilizia, forti commesse al Vaticano, impegnati con bei risultati nella conduzione dell’ippodromo di Firenze) e lo stilista-manager Emilio Cavalli, nomen omen; ma l’affare non si è chiuso.

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Forse una di queste avventure d’impresa ha dato fastidio a qualcuno? La Wave e il suo legittimo ampliamento di interessi potrebbero essere stati visti come ingombranti. Ma la tesi di uno spregio non regge davanti a quello che è accaduto: troppa organizzazione in questo crimine, troppo rischio e troppo valore, perché sia solo uno sgarbo.
In ogni caso la Wave, la sua dimensione europea, l’idea di conquistare corse all’estero e di garantirsi una caratura internazionale, è un gigantesco iceberg la cui punta è la cavalla bionda.

Unicka vale oltre un milione di euro: il calcolo lo si fa su quanto ha vinto finora e su quanto è ragionevolmente destinata a vincere in futuro. Solo per il fatto di essere in vita e di allenarsi, giustifica lo stipendio di una quindicina di persone, forse di più, dagli esperti agli artieri, dai trainer ai driver. Come è possibile che non sia assicurata? Ce lo chiediamo, noi che di ippica non viviamo, ma pare che in questo campo accada: si assicura l’allevamento o anche un singolo cavallo da un infortunio, ma non da una cosa del genere. Varenne? Lui era più al sicuro: una guardia giurata ogni notte dormiva davanti al suo box.

Unicka non è Varenne ma tutti sognano che lo diventi. È, semplicemente, la più forte: lo dimostrano i trionfi, tredici su quindici gare. Al Derby, come dice la gente del trotto di Montecatini, ha vinto «per dispersione»: ha staccato gli altri a tal punto che non rientravano nelle inquadrature delle tv. Ma questa non è “solo” una fantastica atleta: è una speranza. L’ultima.

Lo sguardo di Unicka ospite del suo box

Senza Unicka il trotto italiano rischia di implodere. Gli ippodromi stanno chiudendo: Torino l’ha già fatto, Taranto lo sta facendo, Roma è nelle condizioni più difficili della sua storia, Montecatini da gioiello estivo è diventata un’arena da poche notti, magari magiche, ma poche. I driver italiani ormai vanno a correre in Francia. Le scommesse ippiche sono crollate a meno del 5% del gioco totale su eventi sportivi. Se lei vincesse in Europa, il trotto potrebbe risalire dal baratro, rimontare la crisi e tornare un business nazionale. «La nostra famiglia è distrutta ma a tutta l’ippica italiana è stato rubato un sogno», dice Lami in lacrime, la testa bassa, come a guardare le impronte lasciate dalla sua fuoriclasse sul terriccio.

Eppure, proprio perché Unicka è l’ultima speranza di un mondo, risulta difficile pensare che proprio in quel mondo ci sia qualcuno intenzionato ad annientarla. Non sarebbe un affare: sarebbe una scommessa azzardata e perdente, un suicidio.

L’hanno portata via probabilmente con due mezzi: il van per i due cavalli e un’auto civetta davanti, a fare da frangiflutti, per avvistare eventuali lampeggiatori blu e dare l’allerta. Perché hanno preso due cavalli invece che uno solo? Qualcuno dice: perché intendono rilasciarli uno per volta, a seconda di come si comporteranno i proprietari, se e quanto pagheranno. Prima il giovane talento, poi la campionessa, se tutto va bene, se centinaia di migliaia di euro sgorgheranno.

Vampire Dany vale circa trecentomila euro, una gran somma, ma chi può ordire un piano così complesso, fare la spola tra due box che distano quasi duecento metri l’uno dall’altro e poi prendere la strada del nulla? Forse gente che da quelle parti ha già rubato attrezzature e che conosce sentieri, boschi e scorciatoie, che sa colpire e scomparire? Quasi un chilometro nel buio, poi tutti svaniti, rapiti e rapitori, un sensore guasto, le telecamere degli ingressi autostradali scandagliate invano...

Dove sei, principessa?
 

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