Terremoto, l'ingegnere: «Difendete il David, non può reggere alle scosse»

Il David di Michelangelo

Alessandro Martelli, ingegnere sismico: «Ci sono microfratture nella statua, rischia di crollare». E aggiunge: «Il 70% circa dei fabbricati in Toscana crollerebbe se si verificasse un terremoto come l'ultimo nel Centro Italia»

FIRENZE. Il David di Michelangelo non è al sicuro. Basterebbe una scossa leggera di terremoto per farlo cadere a terra. E ciao opera d’arte. Lo dice Alessandro Martelli, ingegnere sismico, presidente del Glis (istituito dall’associazione nazionale di ingegneria sismica), che da anni si sgola per denunciare la scarsa protezione sismica del patrimonio artistico in Italia. Inclusa l’opera esposta nella galleria dell’Accademia di Firenze. Nelle gambe in marmo bianco ci sono infatti delle microfratture provocate, secondo uno studio dell’Istituto di geoscienze e georisorse, dall’inclinazione della statua. Microfratture che rendono il David delicatissimo. Come un funambolo.

Martelli avverte: «Se continuano a verificarsi eventi sismici il David si frantumerà, non reggerà ancora un’altra scossa». La soluzione proposta dall’ingegnere è quella di mettere l’opera in isolamento sismico. «È indispensabile procedere celermente e che si studi un sistema d'isolamento sismico analogo a quello già installato sotto i Bronzi di Riace -spiega -. Ovviamente da studiare, per trovare il sistema più adatto al David».

Ma non solo opere d’arte. Martelli - che è anche un docente a cui nei primi anni Duemila tolsero la cattedra ad architettura all’università di Ferrara in Costruzioni in zona sismica «perché inutile», proprio qualche anno prima del terremoto in Emilia - lancia un altro allarme. Più preoccupante. «Il 70% circa dei fabbricati in Toscana crollerebbe se si verificasse un terremoto come quello di oggi (domenica 30, ndr)». Il 70% è infatti la percentuale di costruzioni realizzate prima del 1981, anno in cui venne introdotto l’obbligo del rispetto di specifiche norme antisismiche per le costruzioni.

Da allora la normativa è stata aggiornata sisma dopo sisma, strage dopo strage, alzando di volta di volta l’asticella di sicurezza. Le nuove costruzioni risultano sicure. Le altre, salvo adeguamenti sismici, no.

Il punto però è che la normativa italiana non impone né l’adeguamento sismico, né il miglioramento sismico, se non nel caso di lavori che interessino le parti strutturali. I Comuni e le Regioni sono obbligati solo a uno studio di vulnerabilità dei palazzi di loro proprietà. Ossia a verificare se sono sicuri o meno. Poi, di fatto, possono rimanere come sono: sicuri o no. Questo perché i finanziamenti, nel Paese più insicuro d’Europa dal punto di vista sismico (insieme a Grecia e Turchia), si contano con il contagocce.

Fosse solo questo. In Toscana, come nel resto di Italia, non esiste una vera mappa dei fabbricati (almeno quelli pubblici) a rischio. Quanti ospedali o quante scuole rischiano di crollare? Quante prefetture rischiano di non poter svolgere la loro funzione in caso di emergenza? Semplicemente, non si sa.

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