Telefonate moleste, dal Senato: «Registro delle opposizioni aperto anche ai cellulari entro dicembre»

L'interno di un call center

Parte la discussione sul ddl Concorrenza. Il presidente della commissione Altero Matteoli: «La riforma ha i numeri ma nulla è scontato» - FIRMA LA NOSTRA PETIZIONE

ROMA. Puntare sul disegno di legge Concorrenza. Cogliere al volo questa occasione. La discussione inizia giovedì 6 al Senato. Se nessuno si mette di traverso, la riforma del Registro delle Opposizioni potrebbe «entrare in vigore anche a dicembre». Entro fine anno gli italiani potrebbero avere un nuovo scudo contro le telefonate moleste. Altero Matteoli, presidente (toscano) della commissione Lavori pubblici e Telecomunicazioni al Senato, parla nella sala conferenze Caduti di Nassirya a Palazzo Madama. La senatrice dei Conservatori e Riformisti Anna Bonfrisco ha appena illustrato la sua proposta: aprire anche ai cellulari e ai numeri riservati il Registro delle Opposizioni. E sostenere questa battaglia con una raccolta di firme per presentare una legge di iniziativa popolare, se necessario. L’ha ispirata – annuncia – la campagna de Il Tirreno contro il telemarketing selvaggio. Per due ragioni: in due settimane ha ottenuto oltre 100mila firme, il doppio di quelle necessarie a una legge di iniziativa popolare; ha restituito voce ai cittadini. Ha riaperto un canale di dialogo fra la gente e le istituzioni.

LA RIFORMA IN TRE MOSSE

Non ci voleva poi molto. Ma ci voleva. Le 106mila firme raccolte dimostrano che le richieste del Tirreno – suggerite dal Garante della Privacy – incontrano il consenso della gente: iscrizione aperta a tutti i numeri al Registro delle Opposizioni; cancellazione di qualunque autorizzazione data in passato all’utilizzo dei propri numeri per fini commerciali, con la semplice iscrizione al Registro delle Opposizioni; responsabilità condivisa fra call center e società che commissionano le campagne pubblicitarie, per dare ai cittadini referenti certi sui quali rivalersi in caso di violazioni della privacy. O peggio: come l’attivazione di contratti non richiesti. Magari con dati raccolti in modo anche non corretto. Il problema esiste. E ha dimensioni colossali: su 115 milioni di linee assegnate, oggi, solo 1,5 milioni di numeri sono iscritti al Registro delle Opposizioni. E neppure questi – ammette la Fondazione Bordoni che gestisce il Registro per conto della ministero dello Sviluppo economico – gode di una tutela assoluta: è protetto dalle società che attingono i numeri dagli elenchi telefonici, ma non può difendersi dalle chiamate di aziende alle quale il suo consenso è stato venduto o rilasciato in precedenza. A meno di una revoca espressa.

NESSUN LIMITE AI CELLULARI ALL’ORIGINE DELLA LEGGE

In sostanza, oggi solo l'1% dei numeri assegnati gode di una tutela (parziale) in Italia. E questo anche perché – ricorda il senatore Lucio Malan – è stata modificata la norma originaria che istituiva il Registro delle Opposizioni. Se lo ricorda bene, Malan visto che nel 2009 ha presentato l’emendamento per istituire l’elenco speciale a difesa dei consumatori dal telemarketing selvaggio: «L’articolo 20 bis del decreto legge 135 del 2009 non prevedeva limitazioni per l’iscrizione al Registro delle Opposizioni: non faceva alcuna distinzione fra utenze fisse e cellulari. La distinzione, invece, è stata introdotta nel Dpr del 2010 al quale si fa riferimento quando si parla di Registro delle Opposizioni. Ecco perché bisogna portare avanti questa battaglia». Portarla avanti, di fatto, significa tornare al passato. E recuperare i 6 anni perduti. Nelle ultime settimane, sembra che ci sia stato un ritorno di interesse, stimolato proprio dalla campagna del Tirreno: sono stati rispolverati gli emendamenti al ddl Concorrenza, a firma Pd, M5s, CoR; si scrivono disegni di legge (l’ultimo di pochi giorni fa del Pd). La senatrice Bonfrisco, infatti, parla di una campagna «che non ha colore».

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ACCORDO TRASVERSALE

Lo stesso Matteoli conferma di aver già discusso la questione «con vari colleghi senatori che sembrano d’accordo. Anche con senatori della maggioranza. Fra questi, il capogruppo del Pd il commissione Lavori pubblici al Senato, Marco Filippi». Entrambi, sia Matteoli sia Filippi, sono stati tra i primi firmatari della petizione del Tirreno. E ritengono che sia necessario tentare la via del ddl Concorrenza, malgrado alcuni senatori (compreso Ranucci del Pd) propendano per affidare la riforma del Registro delle Opposizioni a un disegno di legge specifico. «Se riusciamo a inserire questo provvedimento nel ddl Concorrenza – insiste Matteoli – acceleriamo sicuramente i tempi e la riforma potrebbe entrare in vigore anche a dicembre. Da presidente della commissione Lavori Pubblici ho parlato con diversi senatori e mi pare che abbiano condiviso. Non credo che il Governo abbia il coraggio di mettersi di traverso con molta forza a questo provvedimento: mi sembrerebbe impopolare».

IL MISE APPOGGIA

In effetti, il governo (tramite il Mise) in una nota ufficiale inviata al Tirreno, scrive di non trovare ostacoli di natura politica a dare parere favorevole a emendamenti sulla riforma del registro delle Opposizioni. «Tuttavia – ammette Matteoli – non si può dare nulla per scontato: nella mia lunga vita parlamentare ho visto provvedimenti che dovevano essere approvati dopo un'ora e mai più andati in porto perché è saltata la seduta». Il timore non è infondato. Se tutte le forze politiche, infatti – da M5s a Pd, passando per Fi, Lega e Riformisti – concordano sulla necessità di riformare il Registro delle opposizioni, non c’è intesa su come metterci mano. Non a caso, l’emendamento originario dei riformisti sull’iscrizione universale (per tutti i numeri) al Registro è stato modificato 4 volte. Anche con l’intervento del sottosegretario al Mise, Antonio Gentile, più propenso a far passare d’ufficio tutti i numeri dai gestori di telefonia al Registro: 115 milioni di iscrizioni automatiche, con conseguenze blocco dell’attività per i call center che fanno promozione e vendita a distanza. In cifre: problemi per 40mila lavoratori circa.

E allora? L’unica soluzione oggi appare quella di «accelerare sul voto» della riforma. Partendo proprio dal ddl Concorrenza. Così si chiariscono le posizioni. E in caso di bocciatura (o blindatura con la fiducia) del ddl, si potranno seguire alternative: la discussione in commissione Trasporti e telecomunicazioni di disegni di legge sul telemarketing; la legge di iniziativa popolare.