Il rilancio della costa passa da università porto e collegamenti

L’Irpet ha presentato il dossier alla commissione regionale Il piano: colmare entro il 2020 il gap con la Toscana centrale

Per superare quella che Enrico Rossi ha definito «la questione di una Toscana a due velocità» si dovrebbe di colpo trovare lavoro a 18mila persone. In questo modo il tasso di occupazione nella fascia costiera della regione si riequilibrerebbe con la media dell’intero Granducato. Ma c’è di più: perché se si avesse l'ambizione di creare occupazione all'interno del sistema - della fascia costiera - senza trasformare i residenti i pendolari, i posti di lavoro da recuperare diventerebbero 40mila. In pratica, c'è da trovare uno stipendio ad una cittadina delle dimensioni di Piombino per far viaggiare la Toscana litoranea alla velocità di quella centrale. E parliamo di media regionale, perché se il confronto si facesse più ambizioso e si prendesse a riferimento l'area produttiva più virtuosa (l'hinterland fiorentino) i contratti di stipulare praticamente triplicherebbero, salendo a quota 108mila. Ecco i numeri del divario. Sono tra le pieghe della relazione di Irpet, presentata ieri alla Commissione del consiglio regionale per lo sviluppo della costa. In un anno di incontri, relazioni e studi il team di consiglieri guidati da Antonio Mazzeo ha fotografato il tessuto economico di un'area in crisi già da prima del 2008 e che vive di specificità diverse. Le premesse al dossier le aveva sintetizzate proprio Mazzeo. La fascia costiera ha un Pil pro capite inferiore al resto della Toscana (circa 3700 euro); una produttività del lavoro (Pil per occupato) inferiore (3200 euro per occupato); un tasso di occupazione di 4,3 punti percentuali più basso ed un tasso di disoccupazione di 2,7 punti più alto rispetto alla Toscana centrale. I tecnici che hanno lavorato con la commissione hanno individuato lungo il litorale tre "sistemi economici diversi e con caratteristiche peculiari" da rilanciare. Si cerca il pareggio con il centro della regione entro il 2020.

Costa nord. Tra Carrara e Viareggio la parola d'ordine è «recupero». A differenza del sud e del centro, la costa nord è satura: non c'è spazio per nuove infrastrutture. Inoltre dal punto di vista economico convivono tessuti conflittuali: al manifatturiero e alle attività legate ai porti si accavalla il turismo balneare. Per rilanciare l'economia prima andrà contenuto il rischio idrogeologico, poi servirà il «recupero e la riconversione delle aree urbanizzate dismesse». Sia produttive che residenziali. Per la commissione è fondamentale che vengano avviati nuovi collegamenti in particolare serve un dialogo maggiore con i «centri universitari e di ricerca applicata del polo urbano pisano-livornese per ridurre l'impatto ambientale delle attività produttive».

Pisa e Livorno. Storicamente rivali, economicamente alleate. Se alla città amaranto toccherà la logistica e con l'espansione del porto un «ruolo di rilievo a scala sovra regionale, come collegamento tra il Mediterraneo e i grandi bacini di produzione», quella della Torre avrà il compito di «agganciare» il sistema costiero al corridoio europeo scandinavo-mediterraneo. Su Pisa andranno favoriti «i collegamenti sia lungo la direttrice costiera che in direzione di Lucca (per il settore cartaio) e Pontedera (meccanica e tecnologia)» fino al Valdarno (conciario). Senza dimenticare le potenzialità turistiche (città d'arte) che possono essere implementate dialogando con il territorio (Volterra, Barga).

Piombino e il sud. Se all'Elba come nel sud della fascia costiera si trovano realtà turistiche e agricole, Piombino che «mantiene una spiccata specializzazione manifatturiera» rappresenta la «vera eccezione» della zona. È l'unica città della costa che dal 1995 al 2015 ha registrato un'involuzione demografica (-1%). Per la commissione, il rilancio dell'area di crisi passa dal «mantenimento e potenziamento delle attività manifatturiere e logistiche» affiancate però da un «sistema di accoglienza turistica che valorizzi la bellezza ambientale dei luoghi e da una produzione agricola orientata alla creazione di brand riconoscibili».