I buoni pasto come salario? «Rifiutateli, non ci sono i contributi»

Monica Stelloni (Cgil): «Non danno copertura in caso di infortunio»

FIRENZE. Non coprono gli infortuni; non contribuiscono alla pensione. Oltretutto, non sono neppure «denaro sonante». Non sono, insomma, come soldi contanti nel borsellino. Monica Stelloni, responsabile regionale delle Politiche del Lavoro di Cgil mette in guardia i lavoratori da tutti i pericoli del pagamento con buoni pasto, l’ultima frontiera del precariato spinto. Peggio: del lavoro nero conclamato.

Perché un lavoratore deve rifiutare il pagamento del lavoro con i buoni pasto?

«A parte il fatto che il pagamento con i buoni basto è illegittimo, perché le controindicazioni sono molte. Da quelle economiche a quelle contributive e di sicurezza».

Iniziato con le controindicazioni economiche.

«Se il lavoro a giornata è pagato con un voucher è sicuro che un’ora vale un salario netto di 7,50 euro. Se, invece, il datore propone il pagamento con i buoni pasto, il taglio minimo del buono può essere di poco più di 5 euro. La metà e senza contributi. Eppoi quando vai a spendere questi soldi ti rendi conto che non sono denaro sonante».

Perché i buoni pasto non sono equiparabili a denaro sonante?

«Per diversi motivi. Intanto perché alcuni buoni pasto sono spendibili solo in determinati circuiti. Poi, perché alcuni si possono spendere solo dopo mesi dall’emissione. Inoltre, ci sono attività commerciali che ne accettano uno solo al giorno. L’utilizzo è soggetto a molte restrizioni. Ad esempio, a Firenze la Coop non li accetta e quindi non ci puoi fare la spesa; la Conad li accetta solo per acquistare prodotti freschi o di gastronomia. Altri supermercati accettano il pagamento in buoni pasto solo per metà del valore della spesa: quindi per usarli, devi spendere altri soldi. Dal punto di vista economico, dunque, i buoni pasto sono una rimessa. Dal punto di vista dello stato sociale sono anche peggio».

Perché?

«Intanto perché non contengono i contributi. Almeno nei voucher lavoro c’è una quota (minima) che contribuisce alla pensione. Poi, ti lasciano scoperto anche per gli infortuni, mentre i voucher prevedono copertura Inail».

Che cosa succede a un lavoratore pagato a buoni pasto che si infortuni sul lavoro?

«L’infortunio non è riconosciuto. Nel buono pasto non è contemplata l’assicurazione Inail. Certo puoi sempre denunciare il datore di lavoro, ma prima devi dimostrare che ti sei fatto male mentre lavoravi a nero. E farti risarcire dall’Inail non è facile: l’istituto tende a non riconoscere neppure gli “infortuni in itinere”, gli incidenti stradali che accadono mentre la persona va o torna dal lavoro».(i.b.)