Legge salva balneari affossata dal governo

Va alla Consulta la normativa toscana per evitare le aste

Respinta su (quasi) tutta la linea. Il governo contesta alla Toscana la legge sulle concessioni demaniali. E chiede alla Corte costituzionale di bocciare due pilastri della normativa: il veto di sub-affittare lo stabilimento balneare; l’indennizzo dell’attività per i balneari che venissero soppiantati da nuovi concessionari, in caso di procedure comparative.

IL COLPO ALLA LEGGE

In pochi minuti, giovedì sera, il consiglio dei ministri affossa la legge-salvagente che la Toscana il 9 maggio aveva approvato per consentire a un migliaio di stabilimenti balneari di richiedere una nuova concessione demaniale, con una procedura che sia compatibile con la direttiva Bolkestein dell’Ue. Niente aste, insomma, ma rispetto della libera concorrenza. La Toscana pensava di essere riuscita a far quadrare il cerchio. Di aver approvato una legge a prova di contenzioso, visto che la maggior parte delle norme inserite hanno riferimenti sia in giurisprudenza consolidata sia in leggi dello Stato che regionali.

LA NORMA BLINDATA

In particolare, il punto forte della legge Toscana - che la dovrebbe rendere compatibile con la Bolkestein - prevede: che i Comuni rilasciano nuove concessioni (fra i 6 e i 20 anni) di durata proporzionale all’investimento proposto per valorizzare lo stabilimento balneare; se ci sono più progetti per una stessa concessione scatti la procedura comparativa; se il concessionario storico perde lo stabilimento riceva un indennizzo pari al 90% del valore dell’attività, comprensivo di mutui per investimenti sul bagno non ancora ammortizzati.

In più circostanze, l’assessore regionale alle attività produttive Stefano Ciuoffo ha rivendicato la disposizione come “blindata” (o quasi) perché già contenuta in analoga legge regionale del Veneto. In effetti nella legge regionale del Turismo (la 33 del 2002), aggiornata con la legge del 16 febbraio del 2016, si contempla l’indennizzo per i concessionari sostituiti.

PRECEDENTE NON CONTESTATO

Nel caso del Veneto, la Corte costituzionale non si è espressa sull’indennizzo perché quando il governo ha impugnato la legge ha contestato altre norme. Ecco perché Ciuoffo e anche il governatore Enrico Rossi erano (abbastanza) sicuri che la legge sarebbe passata indenne dal consiglio dei ministri. Così non è stato,malgrado anche la giurisprudenza recente. Esiste perfino una sentenza del Consiglio di Stato che riconosce il diritto al risarcimento in caso di subentro fra un concessionario e un altro «perché il nuovo imprenditore - spiega la Regione - godrebbe di un indebito arricchimento grazie agli investimenti di chi c’è stato in precedenza. Lo stesso principio è stato sdoganato anche dall’Ue». Ma non dal Consiglio dei Ministri al quale Ciuoffo fa presente: «Siamo convinti che non si possano rilevare profili di illegittimità rispetto all’indennizzo da liquidare al concessionario uscente prima del rilascio della concessione al nuovo soggetto. Infatti, l’indennizzo non si calcola sul valore delle costruzioni permanenti, che allo scadere delle concessioni verranno incamerate dallo Stato, ma sui beni che si possono rimuovere in 60 giorni. Il chiarimento è già stato inviato a Roma». Resta da vedere se la spiegazione risulterà efficace per la Consulta, chiamata a a esprimersi anche su un’altra questione.

ALT AL VETO DI SUBAFFITTO

Per il governo, infatti, la Toscana ha approvato una norma in contrasto pure con il codice civile. Per evitare le «rendite di posizione», la Toscana consente ai concessionari di dare in gestione solo attività complementari rispetto alla balneazione: il bar o il ristorante. Invece, lo Stato consente al concessionario di “appaltare” anche la gestione del bagno. La Toscana sponsorizza la gestione diretta per difendere le piccole e medie imprese dall’assalto di multinazionali che possano fare incetta di concessioni. O per evitare casi “Briatore” che - cita Rossi - paga da gestore centinaia di migliaia di euro per il Twiga in Versilia a un concessionario che versa poche migliaia di euro di concessione l’anno allo Stato. «In Italia - fa presente Fabrizio Lotti, presidente regionale dei balneari di Confesercenti - ci sono 30.000 aziende a conduzione familiare nella balneazione. Non tutelare la gestione diretta della concessione, come vorrebbe Confindustria, per favorire i gruppi dei villaggi turistici o le multinazionali intenzionate a investire capitali sulle nostre coste, significa affossarle. Volendo smantellare l’istituto dell’indennizzo e insistendo sul sub-affitto dell’intera attività, il governo ci darebbe un colpo mortale. Ma Fiba, siamo pronti a combattere per difendere questa legge con battaglie durissime». A fianco della Regione.

RENDITE DI POSIZIONE

Anche se - riconosce Ciuoffo - la legge regionale «è più debole sul divieto di sub-affitto. Lo abbiamo introdotto come punto politico, per evitare di trasformare in rendita di posizione un bene pubblico. Ci auguriamo che lo Stato si ponga il problema e ci consenta di lasciare nella legge come parametro di “valutazione preferenziale” i progetti che prevedano la gestione diretta dei bagni». Per i quali, in presenza del contenzioso - conclude Lotti - i balneari continueranno a presentare richieste di nuova concessione perché fino a quando la Consulta non si sarà espressa la legge della Toscana è valida. Il nostro timore è un altro: è che il contenzioso sia preso a pretesto dai funzionari comunali per tirare in lungo le pratiche. E non rilasciare le concessioni».