Kebab e minimarket nei centri storici, ora si può vietarli

Minimarket nel centro di Pisa in piazza delle Vettovaglie

Tutela delle città, piace il decreto che restituisce i poteri di veto ai sindaci. Pisa, Lucca e Firenze: ci darà una mano contro il degrado

FIRENZE. Da ora in poi aprire un minimarket o un fast-food nei centri storici sarà più difficile. Per la verità le città come Firenze, Lucca e Pisa avevano giocato d'anticipo adottando dei provvedimenti speciali. La proliferazione dei negozi di bassa qualità era già tenuta sotto controllo, ma ora è il governo stesso a dare man forte. Mercoledì il ministro Franceschini ha fatto proprie le preoccupazioni del sindaco Nardella e con un decreto sul modello Salva-Firenze ha ridato il potere ai sindaci, d'intesa con le Regioni, di vietare o subordinare ad autorizzazione l’esercizio di attività commerciali non compatibili con le esigenze di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale in zone di particolare valore archeologico, storico, artistico e paesaggistico.

E' il governo che fa un passo indietro rispetto alle leggi Bersani prima e Monti poi, che avevano liberalizzato il commercio dando la stura ai negozi di bassa qualità. Fino a oggi per aprire un ristorante o un bar in un immobile a destinazione commerciale, bastava una semplice Segnalazione certificata di inizio attività (Scia), con il Comune che poteva intervenire solo nel caso in cui fossero state violate le norme urbanistiche o edilizie.

Ora invece – tempi del Parlamento permettendo - sarà il sindaco ad avere l'ultima parola e un minimarket, un money transfert o un centro massaggi non potranno aprire se risulteranno degradanti per la zona dove andrebbero a insediarsi.

Il sindaco di Firenze Dario Nardella esulta: «Riprendiamoci i nostri centri storici. Questa è una norma che aspettavamo da anni, significativa per Firenze, fondamentale per l'Italia tutta». Anche se Palazzo Vecchio aveva già varato un piano a tutela del commercio tradizionale del centro storico. Per il sindaco di Lucca AlessandroTambellini «il decreto del governo va nella direzione giusta perché riconosce che i centri storici non sono zone come tutte le altre. Comunque Lucca non ha una situazione compromessa come Firenze. Da noi se un minimarket rende davvero un servizio al contesto in cui si inserisce, io lo autorizzo perché è bene farlo aprire. Basta che poi non si moltiplichino a dismisura come a Firenze».

E anche in questo caso la città ha già preso dei provvedimenti contro il degrado: è stata bloccata la proliferazione dei piccoli esercizi tipo bar nella zona di origine romana del centro storico, entro fine anno sarà approvato un piano delle funzioni collegato al regolamento urbanistico che vigilerà sull'insediamento degli esercizi commerciali in base alla classificazione delle zone della città.

Ma l'apprezzamento al decreto Franceschini arriva anche dall'assessore alle attività produttive del Comune di Pisa Andrea Ferrante: «Lo avvertiamo anche noi il rischio della corsa al ribasso con i minimarket, i bar e i ristoranti di bassa qualità. Da un paio d'anni abbiamo in vigore un'ordinanza tra la stazione e il centro storico che blocca l'apertura di bar e ristoranti dove possano essere vendute bevande alcoliche. Ma la tendenza allo snaturamento del centro storico va arrestata. In questi anni sono nati molti minimarket sui lungarni e nelle piazze del centro. Pisa non può trasformarsi in un grande magazzino e il fatto che da ora in poi il sindaco possa agire direttamente è una cosa positiva».