Lardinelli: la concorrenza è aumentare le concessioni delle spiagge

Viareggio, il presidente nazionale di Fiba Confesercenti: "Alcune Regioni hanno solo il 10% delle coste in gestione"

VIAREGGIO. «Volete la vera concorrenza? Non bisogna mettere all’asta le concessioni balneari esistenti, ma dare in concessione migliaia di chilometri di costa in Italia». Aumentare l’offerta, per far calare i prezzi. Vincenzo Lardinelli, viareggino, imprenditore, presidente nazionale di Fiba Confesercenti - l’associazione dei balneari più vicina alla sinistra e al governo - dà la sua risposta liberista a Mr. Bolkestein, l’ex commissario olandese padre dell’omonima direttiva comunitaria che impone una procedura di evidenza pubblica per l’assegnazione delle concessioni demaniali. E replica al professor Roberto Castaldi, docente di filosofia politica, già ricercatore del Sant’Anna difende la direttiva Bolkestein.

Presidente Lardinelli, non è che aumentando il numero delle concessioni Fiba cerca solo di aggirare la Bolkestein?

«Affatto, perché, al di là di quello che si pensa, i balneari sono favorevoli alla concorrenza. Non abbiamo una posizione di retroguardia. Non siamo come i tassisti che pensano che aumentando il numero delle concessioni si svaluti il bene. I tassisti erano contrari alla liberalizzazione delle concessioni, noi siamo per l’aumento».

Come dovrebbe funzionare il meccanismo dell’aumento delle concessioni?

«Semplice: l’Italia ha circa 7.500 chilometri di costa. Gli arenili in concessione sono circa 2.500 chilometri. Ci sono regioni come la Puglia o la Calabria dove le spiagge in concessione non raggiungono neppure il 10% del totale. Anche se non tutti gli arenili possono essere dati in concessione, perché ci sono quelli a destinazione industriale o militare, parliamo di migliaia di chilometri».

Ma magari ci sono regioni come la Toscana già sature, dove questo principio non sarebbe applicabile.

«Errore. Malgrado in Toscana ci siano circa 900 concessioni per stabilimenti, ci sono ancora decine di chilometri da dare in concessione, pur salvaguardando le spiagge libere. Qualche esempio? Nella zona fra Massa e Carrara, in località Poveromo a Massa, alla bocca del Serchio, a Calambrone, a Viareggio, fra la Darsena e Torre del Lago. Perfino l’arenile in corrispondenza della pineta di levante, all’interno del parco di Migliarino San Rossore, ad esempio in località Lecciona, una delle più rinomate in Europa a livello naturalistico, potrebbe essere data in concessione. Infatti non è detto che se le spiagge sono protette non possano essere gestite da coop o società, magari insieme a Legambiente come è stato già sperimentato nel Cilento. Esiste una via di mezzo fra tutto e nulla: l’utilizzo consapevole che è meglio dell’abbandono».

Vincenzo Lardinelli

Ma di quante nuove concessioni parliamo?

«Almeno 10mila in Italia, la maggior parte concentrata al Sud, con possibilità di decine di migliaia di nuovi posti di lavoro. Fra l’altro in una zona con il maggior tasso di disoccupazione giovanile».

E, scusi, gli attuali concessionari?

«Gli attuali concessionari dovrebbero ottenere una proroga: almeno 30 anni per adeguarsi alla nuova direttiva».

Così, però, la Bolkestein verrebbe aggirata.

«Non direi. Se l’obiettivo è calmierare le tariffe lo strumento che serve non è la procedura di evidenza pubblica. Non è sostituendo un concessionario con un altro, a parità di concessioni, che si abbassano i prezzi. Neppure si fa guadagnare di più lo Stato: la concessione, infatti, viene aggiudicata sulla base della qualità del progetto non dell’offerta economica. I concessionari, vecchi o nuovi, dovranno pagare lo stesso canone».

E allora come migliora l’offerta per i clienti con l’applicazione della Bolkestein?

«L’ho già detto: aumentando le concessioni, non danneggiando i 30mila concessionari attuali del turismo che hanno creato l’industria dei bagni, campeggi, hotel realizzati su demanio».