Le tre lezioni dello spazio profondo

Ricercatori al lavoro nel centro "Virgo" di Cascina

Cosa ci insegna la scoperta delle onde gravitazionali che vede tra i protagonisti il centro "Virgo" di Cascina

E così un “incidente cosmico”, lo scontro massivo tra due colossali buchi neri, avvenuto un miliardo di anni fa in un luogo che non riusciamo a immaginare, ha fatto talmente rumore da farsi ascoltare, oggi, da noi esseri umani del pianeta Terra. Eccola, quest’onda, capace di raggiungerci raccontando qualcosa di sé. Ci travolge. E ci porta la vertigine dello spazio e del tempo, delle spiegazioni che mancano, del senso della vita.

C’è una fotografia che arriva da Cascina: decine di scienziati e ricercatori davanti alla sede della gigantesca antenna orizzontale che capta impercettibili segnali celesti. Non emergono individualità. L’obiettivo è lontano, per inquadrarli tutti. Sono protagonisti solo perché stanno insieme. L’unica cosa grande è quello che hanno fatto: l’esperimento di vent’anni della loro vita, la tesi di Albert Einstein dimostrata, il lavoro di squadra con gli astrofisici statunitensi, in collaborazione e senza competere. Non è la foto di un unico capitano coraggioso, è la rappresentazione di un collettivo che progredisce perché sa diventare una cosa sola, abbattendo distanze, lingue, singole ambizioni. Ed è la prima macroscopica lezione di questa storia.

La seconda lezione è che le grandi scoperte, i colpi di genio, le svolte clamorose, spesso non avvengono nelle metropoli: avvengono in luoghi piccoli. Come Vinci, dove Leonardo tracciò i suoi primi disegni e immaginò le prime macchine prodigiose. Livingston, in Louisiana, la sede di uno degli interferometri che hanno “pescato” le onde gravitazionali dalle profondità più remote dello spazio, conta su 1.769 abitanti al censimento più recente, quello di sei anni fa. La notizia che cambierà il nostro modo di decifrare la creazione dell’universo arriva da questo luogo minimo. Una chiesa, una scuola, un ufficio postale, nelle paludi dell’estremo sud-est americano. I due chilometrici bracci azzurri di Virgo, a Cascina, corrono silenziosi lungo la campagna, che qui sembra un po’ la pianura padana, tra nebbia e coltivazioni, piccoli cimiteri, stradine sterrate e lucciole. È la provincia nascosta. Inattesa. E vincente.

La scienza ha un ritmo quasi mistico, aggettivo che a uno scienziato non piacerebbe. L’intuizione iniziale, il lavoro preparatorio, le prime deduzioni, infine la scoperta e le sue conseguenze: sembra una musica, ogni nota discende dalla nota precedente. Albert Einstein non poteva provare tecnicamente quello che aveva capito, ma senza di lui le donne e gli uomini degli interferometri di Cascina, di Livingston o di Richland nello stato di Washington, sarebbero scomparsi da quella fotografia. Quello scatto non ci sarebbe mai stato. Perché la terza lezione è che il futuro è sempre una conseguenza. È un’onda che ci investe qui e oggi, ma viene da un misterioso altrove.

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