Meningite: sintomi, contagio e vaccini. Le risposte degli esperti ai lettori

Da sinistra il dottor Gabriele Mazzoni, responsabile del dipartimento di Prevenzione a Empoli e Chiara Azzari, direttrice della clinica pediatrica del Meyer

Due super esperti, rispondendo alle domande dei lettori sulla nostra pagina Facebook, chiariscono i dubbi sul dilagare della malattia in Toscana. Un consiglio su tutti: "Sì alla vaccinazione, è l'unica vera forma di prevenzione"

LIVORNO. Dura da 5 a 10 anni, in media, la protezione da meningococco nei pazienti che si sono vaccinati. Non ci sono, in generale controindicazioni, per la vaccinazione. E anche gli anziani possono vaccinarsi, per quanto non esistano studi specifici sull’efficacia della protezione nella popolazione di età superiore a 65 anni. La professoressa Chiara Azzari, direttrice della clinica pediatrica del Meyer, e il dottor Gabriele Mazzoni, responsabile del dipartimento di Prevenzione a Empoli, chiariscono i dubbi sul dilagare della meningite in Toscana, arrivata al caso numero 51 dal 2015 a oggi (colpito un giovane di 24 anni). Dando consigli utili ai lettori del Tirreno, che per due ore - sulla nostra pagina Facebook - hanno avuto la possibilità di fare domande agli esperti.

Un consiglio su tutti: vaccinarsi per il meningococco C che dal 2015 ha contagiato decine di pazienti. Sapendo che il vaccino a disposizione «è efficace per il ceppo St11, quello aggressivo che sta colpendo molte persone».

Ecco, per temi, le risposte dei due esperti ai lettori

1. VACCINO: DURATA ED EFFETTI

Dopo il contagio di un ragazzo di 22 anni, vaccinato, si è diffuso il timore sull’efficacia del vaccino. E sulla durata. Chiara la risposta degli esperti: «Il vaccino normalmente protegge per almeno cinque anni. Certamente dipende dal soggetto, perché il soggetto deve produrre anticorpi. Ci sono persone che producono moltissimi anticorpi: per loro la durata del vaccino arriva a dieci anni, magari anche oltre; sappiamo bene che ci sono persone che non possono produrre anticorpi in maniera adeguata. Comunque, oltre il 90% delle persone vaccinate è protetto contro la meningite». In linea di massima, il 97% della popolazione vaccinata sviluppa anticorpi; dall’1 al 3% non li sviluppa.

In linea di massima verso gli 8 anni dalla vaccinazione, si considera «la fine del periodo di protezione»; quindi un richiamo è consigliabile. La gravidanza non presenta controindicazioni per il richiamo.

Gli effetti del vaccino. Nella stragrande maggioranza dei casi possiamo riprendere immediatamente il lavoro o qualsiasi altra attività perché non si osservono effetti collaterali importanti derivanti dalla vaccinazione. Nel caso di una reazione febbrile, in genere rare e minime, o dolore alla spalla, il medico giudicherà l'eventuale astensione dal lavoro temporanea. La febbre non è una meningite in miniatura, ma una reazione aspecifica al vaccino: quindi non controindica la frequenza di altre persone nello stesso ambiente.

Ho fatto il vaccino inti-influenzale... Il vaccino contro la meningite C si può fare anche il giorno dopo quello anti-influenzale. Inoltre, la vaccinazione anti-influenzale aiuta anche a prevenire dalla meningite.

E chi non può fare il vaccino?Occorre una verifica medica precisa sulla controindicazione a questo tipo di vaccino e non genericamente ai vaccini: perché quello contro il meningococco in genere è ben tollerato. Nel caso che si confermi la controindicazione è poco proponibile una profilassi antibiotica ad oltranza ed è consigliabile, invece, avere un rapporto diretto e immediato con il medico curante per una diagnosi precoce di una eventuale meningite e prendere gli antibiotici precocemente in quel caso.

Colpito anche chi era vaccinato. L'infezione meningococcica colpisce soprattutto i bambini e gli adolescenti. Se noi in questi anni (2015, 2016) non abbiamo avuto tanti casi in queste fasce di età è proprio perché la maggior parte si è vaccinata e la grande maggioranza è protetta dall'infezione. In qualche soggetto gli anticorpi scompaiono più rapidamente, dipende dal paziente.

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2. LA MENINGITE E I BAMBINI

Molti genitori sono preoccupati per il possibile contagio di neonati o di bambini in età scolare. Ecco alcune delle risposte più significative degli esperti.

In gravidanza. Il vaccino lo si può fare anche in gravidanza: non dà problemi né al bambino, né alla mamma. Nessun effetto anche sull'allattamento.

Fino a 13 mesi. I bambini vengono vaccinati contro il meningococco C dal 13° mese di vita. Un genitore vaccinato contro il meningococco C, comunque, si tutela anche dallo stato di portatore sano e quindi evita di trasmettere la malattia ai propri figli. Inoltre, le mamme possono fare il vaccino (compreso il tetravalente) anche durante l’allattamento. Per i bambini non ancora vaccinati, fino al 13° mese, il consiglio è di non metterli in contatto con persone non vaccinate.

Dopo i 13 mesi. Il consiglio è di vaccinare tutti i bambini. La malattia meningococcica è molto grave. La sepsi è mortale nel 20% dei casi, pertanto vaccinarsi è sicuramente molto importante. Se i bambini non sono stati mai vaccinati per il meningococco C hanno diritto alla vaccinazione gratuita. La vaccinazione invece a pagamento con ticket per il B . È, comunque, «più urgente proteggersi contro il meningococco C, che è il ceppo più diffuso».

Così a scuola.In Italia ci sono quattro vaccini che sono obbligatori. Difterite, tetano, polio ed epatite B. Ma tutti i medici odiano parlare di obbligatorietà, perché tutti i vaccini sono importanti, non solamente quelli "anticamente" obbligatori per legge. Comunque per il momento si può andare a scuola anche se non siamo vaccinati.

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3. LA MENINGITE E GLI ANZIANI

Serve vaccinare le persone ultracinquantenni? È questa una delle domande più frequenti - e anche una delle preoccupazioni crescenti, visto che sempre più spesso la meningite colpisce la popolazione adulta e anziana. Fuori, quindi, dalla casistica tradizione.

Perché colpisce. Intanto - spiegano gli esperti - questo fenomeno si verifica perché in Toscana, con la campagna vaccinale, la popolazione tradizionalmente più a rischio - bambini, adolescenti e anche giovani adulti - sono stati protetti. Il batterio, quindi, tende a spostarsi verso nuovi soggetti.

Protezione ed efficacia. Molte persone si domandano quale sia il metodo più efficace per proteggersi dopo i 50 anni. Anche in questo caso, la risposta degli esperti è netta: «Il vaccino è perfettamente efficace fino a 65 anni. Per le età successive non sono stati condotti studi, dal momento che in passato la malattia ha colpito soprattutto bambini e adolescenti. Non è che è stato dimostrato, dunque, che il vaccino non funzioni più. Al momento non c'è nessun motivo per ritenere che se funziona a 65 anni non dovrebbe funzionare più a 70 e oltre». Semmai - evidenziano i medici - con l’avanzare dell’età è possibile che diminuisca la capacità di risposta al vaccino. In parole povere, che la persona anziana produca meno anti-corpi. Ma la risposta più debole si ha nei confronti di qualunque vaccino, non solo nei confronti di quello per la meningite.

Vaccini gratis dopo i 45 anni. L’altra richiesta avanzata, è l’estensione della gratuità dei vaccini anche alla popolazione adulta e anziana, visti i numerosi casi di contagio over 50. Dopo l'incontro del 9 febbraio tra Regione e Ministero è scaturita poi la decisione di vaccinare gratuitamente tutte le persone residenti nell territorio dell'Asl Toscana centro (province di Firenze, Prato e PIstoia, e Valdarno inferiore nella provincia di Pisa) e di prevedere un ticket ridotto per tutti gli ultra 45enni del resto della Toscana.

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4. TRASMISSIONE DELLA MALATTIA

Non si trasmette mangiando alimenti avariati e neppure dagli animali. Il batterio della meningite - spiegano gli esperti - si trasmette unicamente tramite gocciole di saliva nel parlare a distanza molto ravvicinata (50-70 centimetri) e per lungo tempo. Sugli oggetti non sopravvive, tanto meno quando sottoposti anche ad un banalissimo lavaggio.

Quarantene e tamponi. Inutili anche - precisano gli esperti - provvedimenti a tappeto come quarantene in zone più colpite dal contagio o tamponi faringei per individuare in modo preventivo eventuali portatori sani «perché lo status di portatore sano cambia nel giro di 48 ore. Oggi il risultato può essere negativo e fra due giorni positivo o viceversa».

I luoghi più a rischio. La palestra può essere un luogo particolarmente a rischio? Come tutti i luoghi affollati può essere un posto dove si può essere contagiati. Piuttosto che evitare la palestra ci si dotrebbe vaccinare. Se ci si vaccina si può andare ovunque.

Gli extracomunitari. Il meningococco C in particolare è un batterio che non pare provenire né dall’Africa né dall’Asia. Per le informazioni a disposizione, il germe potrebbe essere stato importato dall’Europa o addirittura potrebbe circolare in Italia. Non è esclusa, comunque, una sua provenienza dalle Americhe. Quello che viene dato per certo è che non sia arrivato in Italia (e quindi in Toscana) con l’immigrazione di extracomunitari.
Piuttosto, non si esclude che la circolazione del batterio (come quello di altri virus e malattie) sia legato alle “migrazioni”, agli spostamenti di massa, alla globalizzazione. A volte basta che anche solo qualcuno si muova, si sposti da un continente all’altro, per importare un batterio.

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5. LOCALIZZAZIONE DELLA MALATTIA

Perché la malattia nell’ultimo anno si è concentrata soprattutto in alcune zone della Toscana? È perché soprattutto in una fascia che è stata individuata come “la valle dell’Arno”, fra le province di Prato, Pistoia e Firenze (includendo l’area dell’Empolese?). La risposta è semplice, perfino banale: «Perché questa è la zona a maggiore densità abitativa. Ma nessun caso è collegato all’altro. Sono tutti casi singoli, isolati, che non si sono sviluppati per contagio secondario».

6. LA CAUSA DI QUESTA EMERGENZA

La prima causa sta nel fatto che il meningococco che circola in questi anni è particolarmente aggressivo e pertanto ogni caso colpito diventa manifesto. Negli anni passati circolavano anche meningococchi meno aggressivi e quindi alcuni casi non venivano diagnosticati perché confusi con patologie più lievi. Con questo voglio dire che il meningococco c'è sempre stato. In alcuni anni è più cattivo.

La seconda causa è che in Toscana quest'anno abbiamo iniziato a diagnosticare i casi con un metodo molto più sensibile ed accurato (il metodo molecolare) dei metodi tradizionali (metodi culturali). Il metodo molecolare ha una sensibilità tre volte superiore. Questo significa che se i metodi culturali vedono 10 casi i metodi molecolari ne vedono 30.

Quindi l'aumento del numero di casi in parte dipende dalla nostra migliorata capacità di diagnosi. I casi c'erano anche gli anni scorsi ma non li vedevamo.

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7. I SINTOMI

I sintomi della meningite sono: febbre alta, forte mal di testa e rigidità alla nuca. In caso di macchie brunastre sulla pelle significa che la malattia ha raggiunto uno stadio molto rischioso per il paziente.

8. LA QUESTIONE DEI PORTATORI SANI

Per sapere se siamo portatori sani basta fare un tampone in gola. Con un metodo di laboratorio cerchiamo il germe. Questo, però, è inutile perché se non sono portatore oggi potrei esserlo domani se qualcuno mi trasmette il batterio. Quindi la negatività non mi conferisce nessuna tranquillità. E anche se sono positivo non devo fare niente, non si fa la terapia antibiotica per i portatori perché il meningocco spontaneamente come è venuto se ne va dalla nostra gola.

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Pubblicato da Il Tirreno su Lunedì 8 febbraio 2016