"Il padre di Lotti diede il mutuo al padre di Renzi"

Tiziano Renzi (primo da sinistra), padre del premier Matteo (l'ultimo a sinistra nella foto)

FdI attacca: "La firma il giorno dopo l'assunzione del figlio Luca nello staff dell'allora sindaco di Firenze". Intanto a Genova il gip si è riservato di decidere sulla richiesta di archiviazione dell'indagine sul papà del premier

Marco Lotti, allora responsabile aziende della Banca di Credito cooperativo di Pontassieve, e "padre dell'attuale sottosegretario alla presidenza del Consiglio Luca Lotti, firmò il parere positivo alla concessione del mutuo da 697 mila euro, poi erogato alla Chil della famiglia Renzi, il giorno dopo, 14 luglio 2009, l'assunzione del figlio in Palazzo Vecchio dove Matteo Renzi era sindaco da poco tempo".

Lo ha detto, presentando alcuni documenti, Giovanni Donzelli, capogruppo di Fdi al Consiglio regionale della Toscana. La Chil, poi trasferita a Genova, è fallita. "Le carte dicono che i debiti dell'azienda di famiglia di Renzi sono stati pagati dai cittadini e non dalla famiglia di Renzi grazie a delle carte, dei pareri e dei mutui concessi da una banca, la Bcc di Pontassieve. E la firma ce l'ha messa Marco Lotti" ha aggiunto Donzelli ricordando che la garanzia era stata concessa da Fidi Toscana, la finanziaria della Regione Toscana.

Secondo il capogruppo di Fdi, che non vuole entrare nella vicenda penale (oggi, venerdì 18 settembre, a Genova c'era l'udienza per la richiesta di archiviazione avanzata dal pm sul fallimento della Chil), si tratta comunque di "una gestione di bande familiari che con disinvoltura, e anche con aspetti di poca moralità, gestiscono il potere e l'economia soltanto per interessi privati. Una situazione - ha detto - che oggettivamente è insostenibile per qualsiasi Paese civile e democratico" ha proseguito.

E ora sarà chiamata a risponderne anche la Regione Toscana perché quando Fidi garantì per il mutuo fino all'80%, "perché si trattava di un'azienda femminile e toscana", in realtà già era cambiato l'amministratore: Tiziano Renzi aveva preso il posto della moglie" e, quindi, "la garanzia comunque non avrebbe potuto superare il 60%. Fidi aveva la possibilità di verificare i cambiamenti societari che modificavano la garanzia che invece non è mai stata interrotta". "Ci sono delle carenze della Regione Toscana che ne dovrà rispondere martedì o mercoledì in Consiglio Regionale, dove la vicenda è all'ordine del giorno, come mi auguro presto ne risponderanno Renzi e Lotti direttamente alla nazione" ha concluso Donzelli.

L'inchiesta. Si è conclusa dopo circa un'ora l'udienza fissata dal gip di Genova per discutere l'opposizione all'archiviazione richiesta dal pm di Genova Airoldi nei confronti di Tiziano Renzi, padre del premier Matteo Renzi, indagato per la bancarotta della Chil post, la società di marketing da lui guidata che ha sede nel capoluogo ligure. Il giudice si  è riservato ogni decisione.

Il giudice ha ascoltato il legale del creditore che si è opposto alla richiesta di archiviazione e poi il pm che ha ribadito la propria richiesta di archiviare perché le indagini non hanno portato a prove concrete sulla responsabilità di Tiziano Renzi nel dissesto finanziario della Chil Post.

Proprio per la specificità dell'udienza, la presenza di Tiziano Renzi, assistito dall'avvocato fiorentino Federico Bagattini, non era prevista.

Il giudice Roberta Bossi adesso ha tre possibili decisioni, che potrebbe rendere note già alla fine della prossima settimana: il gip infatti potrebbe accogliere la richiesta di archiviazione oppure negarla ma potrebbe anche chiedere un supplemento di indagini. Indagini che, al momento, non vedono alcun coinvolgimento sotto alcun aspetto di Marco Lotti, padre del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Luca Lotti. Marco Lotti avrebbe firmato con altri funzionari della Bcc di Pontassieve la concessione di un mutuo da oltre 650 mila euro per la Chil Post che venne deliberato il 22 luglio 2009.