Società partecipate, Rossi: «Privatizzazioni fallite ma chiuderle è sbagliato»

Il giovernatore: «A Montecatini, Casciana e Chianciano perderemmo posti di lavoro e identità». E difende Fidi Toscana come volano per aiutare le piccole imprese in crisi

FIRENZE. Nessuno tocchi Fidi Toscana. Neppure la Corte dei Conti. Il disavanzo di 6 milioni, quasi 3 a carico della Regione - dice il governatore Enrico Rossi - non è frutto di cattiva gestione. È il risultato della «crisi economica». Sono le sofferenze, i prestiti che i piccoli imprenditori, non riescono a restituire alla banca pubblica di cui la Regione è socio e garante.

Presidente Rossi, la Corte dei Conti è critica verso Fidi Toscana. Troppi debiti, ma lei la difende a spada tratta.

«Non nego le criticità delle partecipazioni, ma mentre su tutte le società credo si possa e si debba ragionare, su Fidi Toscana non si arretra».

Sulle partecipate la Regione è obbligata a per legge a intervenire: la Corte vi ha censurato perché non avete presentato il piano di razionalizzazione entro il 31 marzo.

«Abbiamo rimandato il piano a dopo le elezioni. Ma l’invito della Corte è uno stimolo a predisporre subito il piano, a decidere cosa è strategico e cosa non lo è. Fidi Toscana lo è».

Perché questa difesa, malgrado il maxi-disavanzo?

«Il disavanzo di Fidi è il contributo della Regione all’economia della Toscana: in un momento di crisi, di difficoltà di accesso al credito per le piccole e medie imprese, per gli artigiani noi vogliamo continuare a tutelare il nostro tessuto economico. E aver mantenuto attivo questo canale ci ha pure consentito di ottenere una buona parte dei 2 miliardi che lo Stato a Fidi e Confidi. Anche senza questo risultato, comunque, la Regione non avrebbe potuto e non potrebbe rinunciare al ruolo di garanzia nella richiesta di prestiti».

E come pensa, invece, di risolvere il problema del disavanzo di bilancio di 2,7 miliardi?

«È un disavanzo tecnico».

Un disavanzo tecnico?

«Esatto. Significa che siamo indebitati perché abbiamo utilizzato la nostra liquidità per pagare i conti, senza ricorrere a prestiti. Se utilizzassimo la nostra reale capacità di indebitamento, superiore a 3 miliardi, azzereremmo subito il debito e ci resterebbero soldi da spendere. Invece, agendo come abbiamo fatto, abbiamo consentito ai toscani di risparmiare decine di milioni l’anno di interessi sul costo del denaro (oggi la Toscana spende circa 42 milioni l’anno di interessi su mutui)».

Sentendo lei, sembra che la Corte dei conti non abbia motivo di criticare la finanza toscana.

«Ci sono anche in Toscana elementi di criticità, legati alle criticità del paese».

Infatti la magistratura contabile vi contesta un’eccessiva lentezza nei pagamenti. «La Regione in cassa ha 600 milioni e potrebbe liquidare i creditori entro 60 giorni. Non può farlo per i blocchi imposti dal patto di stabilità. Se anche il resto delle Regioni fosse come la Toscana, l’Italia assomiglierebbe molto alla Germania».

Austera?

«Virtuosa. Infatti noi approviamo sempre il bilancio di previsione entro il 31 dicembre. Poi facciamo aggiustamenti in corsa, perché lo Stato ci comunica tagli e trasferimenti solo a giugno. Noi, però, vogliamo insistiamo con i nostri tempi. Anzi ho dato mandato al direttore generale di scrivere una lettera a tutti gli enti partecipati per adeguarsi dal 2016: prenderò provvedimenti nei confronti di chi non approverà il preventivo entro dicembre».

Risolverà le difficoltà delle partecipate?

«Programmare migliora».

Per fiere e terme ci vuole di più.

«Il processo di privatizzazione delle terme è fallito, ma rinunciare alle società per tre cittadine - Montecatini, Casciana e Chianciano - non significa solo perdere centinaia di posti di lavoro: significa smarrire la propria identità. Non lo possiamo accettare».

Ilaria Bonuccelli