Disco verde del Pd al piano del paesaggio. Esplode la rabbia dei cavatori

Per quanto riguarda le Apuane, non si potranno aprire nuove cave sopra i 1200 metri, nei crinali e nei circhi glaciali mentre per gli arenili rimane lo stop alle costruzioni a 300 metri dal mare. I cavatori organizzano una maxi protesta a Firenze

FIRENZE. Disco verde del Pd al piano del paesaggio, che andrà in aula per la discussione e approvazione mercoledì 25 marzo. I consiglieri regionali del Pd «si sono confrontati in modo proficuo con il presidente Enrico Rossi sul testo esaminato e discusso nella scorsa settimana con i tecnici del Ministero dei Beni ambientali e culturali», rende noto la Regione in un comunicato, diffuso al termine di una riunione a Palazzo Strozzi Sacrati nella quale il governatore toscano ha illustrato al gruppo Pd le modifiche proposte dal Ministero.

Sui due punti spinosi del piano, che in queste settimane hanno contrapposto il Pd all’assessore all’urbanistica Anna Marson, le cave di marmo e il litorale tirrenico, ecco in sintesi l’accordo trovato, così come riferito al Tirreno dal presidente Enrico Rossi.

Per quanto riguarda le Apuane, non si potranno aprire nuove cave sopra i 1200 metri, nei crinali e nei circhi glaciali. Unica eccezione sopra quella quota dovrebbe essere concessa a tre bacini marmiferi: Minucciano, in Garfagnana, gli altri due sul monte Corchia, sopra Levigliani, in Alta Versilia. Lì i cavatori potranno continuare ad estrarre marmo, ovviamente per quanto già autorizzato, perché «in quei posti le cave rappresentano il sostentamento di piccoli paesi». Rimangono aperte dunque per ragioni sociali. Così come saranno consentite riaperture di cave già autorizzate purché siano funzionali a scopi di recupero paesaggistico. Per quanto riguarda invece gli arenili, il governatore precisa che rimane lo stop alla costruzione di alberghi e stabilimenti balneari collocati nella fascia a 300 metri dal mare. Saranno invece ammessi gli interventi su costruzioni e strutture già esistenti.

LA RIVOLTA DEI CAVATORI: "COSI' CHIUDIAMO TUTTI". MAXI PROTESTA A FIRENZE

Il testo del piano paesaggistico della Toscana che andrà in approvazione al Consiglio mercoledì 25 è "inaccettabile e di inaudita gravità, così rischiamo di chiudere tutti". Lo afferma in una nota il coordinamento delle imprese lapidee apuo-versiliesi, secondo cui "le nuove norme non tutelano né il territorio, perché l'abbandono e l'impoverimento di certo non lo favorisce, né il lavoro, le attività esistenti cessano con le autorizzazioni in corso, poi la definitiva chiusura". Al governatore della Toscana, Enrico Rossi, le imprese lapidee chiedono "dov'è la tutela degli oltre 5.000 posti di lavoro da lui promessa e ampiamente pubblicizzata? Ciò che si evince è la sola guerra dichiarata alle cave e al territorio da parte di un presidente di regione che si dichiara dalla parte dei lavoratori, ma nella realtà dei fatti sta distruggendo un'intera economia, un'identità storica millenaria e sta proseguendo nell'unico interesse che quello del partito e non dei cittadini".

Mercoledì 25 a Firenze, davanti alla sede del consiglio regionale, è in programma una maxi protesta dei cavatori, che sono pronti anche a consegnare 100mila firme raccolte attraverso una petizione. "I cavatori e I lavoratori del marmo marceranno su Firenze - si legge in una nota - nello stesso giorno in cui la Regione Toscana porta al voto del consiglio il Piano Paesaggistico. La manifestazione avrà luogo mercoledì 25 davanti alla sede del Consiglio Regionale dalle 10. La protesta è contro il voto del Piano paesaggistico allo stato attuale, ulteriormente rimaneggiato dal Ministero, dopo infiniti aggiustamenti effettuati nel corso degli ultimi 14 mesi. I lavoratori e il Coordinamento delle imprese lapidee apuo-versiliesi contestano il metodo scelto dalla Regione Toscana, metodo che ha portato al testo finale del Piano di indirizzo Territoriale".