Il toscano, un sigaro che ha fatto la storia

Nato per caso a Firenze dopo un temporale estivo, lo fumava anche Garibaldi

Pietro Mascagni lo fumava anche quando, seduto al pianoforte, componeva la sua musica immortale. Mario Soldati - scrittore, giornalista, regista, sceneggiatore scomparso 15 anni fa - non si staccava mai dal suo sigaro: era una specie di appendice, un elemento che lo caratterizzava, tant’è che alla fine gli hanno anche dedicato una serie di sigari. Il mezzo toscano fra le dita si vede spesso anche a Pierluigi Bersani (ma i politici sono tanti, da Casini a Bossi a Bertinotti) e al cantautore Roberto Vecchioni, mentre di Marcello Lippi, ex ct della Nazionale campione del mondo, sono famose alcune foto che lo vedono immerso nella nuvola di fumo del sigaro anche a bordo campo. Poi c’è Nada, la cantante di Gabbro, che si è fatta fotografare con il sigaro anche per alcune immagini ufficiali.

Ora il sigaro toscano, che è considerato una delle memorie storiche dell’Italia - lo fumava anche Garibaldi, che in alcuni dipinti si vede con il sigaro fra le dita - compie 200 anni. È il più venduto in Italia e oggetto di continue riscoperte. I due secoli li compie quest’anno, e il vero “compleanno” va a cadere in agosto. Correva infatti l’anno 1815 quando nella Manifattura di Firenze una partita di tabacco messa ad essiccare sotto il sole cocente dell’estate, venne bagnata da un improvviso temporale. Buttare via le foglie? Nemmeno a pensarci. Così i dirigenti della Manifattura decisero che sarebbe stati fatti, con quelle foglie, dei sigari economici, da commercializzare a Firenze e dintorni. Non immaginavano che sarebbero stati un successo clamoroso che dura tuttora. Infatti la pioggia aveva avviato un processo di fermentazione che aveva dato ai sigari un gusto completamente nuovo. E così tre anni più tardi - nel 1818 - il sigaro toscano entrò nella normale produzione della Manifattura.

A Lucca la storia parte invece a metà Ottocento e dura tuttora, anche se dalla sede storica, nel centro della città, la Manifattura è stata trasferita in un’area periferica. A Lucca e a Cava de’ Tirreni i toscani sono prodotti da Manifatture Sigaro Toscano, Spa nata nel 2006 a seguito della cessione del ramo di azienda da parte di British American Tobacco (che aveva acquistato la produzione da Eti, privatizzando il monopoplio) a Maccaferri. La forma del sigaro toscano autentico - sulle cui scatole è scritto in evidenza, come per i pacchetti di sigarette, che il fumo uccide, fa male e non bisogna abusarne - ha una forma caratteristica, biconica, e una lunghezza che oscilla fra 15,5 e 16,3 centimetri, ad eccezione di un tipo che raggiunge i venti. La superficie è irregolare, si riconoscono le nervature della foglia che lo avvolge, all’interno della quale viene utilizzato il tabacco Kentucky coltivato in Italia (in Toscana, in Campania, ma anche in Umbria, Veneto e Lazio). La foglia avvolgente, invece, è quella del Kentucky nordamericano, perché ha una dimensione maggiore e quindi più consona all’uso.

Da sinistra in alto Pietro Mascagni, Mario Soldati, Roberto Vecchioni, Marcello Lippi, Pierluigi Bersani, Nada

Una volta acceso, il sigaro toscano è inconfondibile. Il suo odore è pungente, deciso, forte: si riconosce anche ad occhi chiusi. Naturalmente può mutare in base al tipo di lavorazione e al tipo di foglie impiegate.

Chi fuma il il toscano, lo spezza a metà prima di accenderlo: ecco allora il toscanello e l’ammezzato Garibaldi già spezzati prima della vendita. I toscani fatti a mano sono il Moro (una produzione limitata, un solo sigaro per confezione), il toscano del Presidente e alcuni tipi di “Originale”, ma fra contemporanei, d’autore, tradizionale, ammezzati, aromatizzati, se ne contano circa 25 diverse varietà. Fra queste ci sono ad esempio - oltre ai Garibaldi - i Modigliani, i Mascagni e i Soldati, Perchè fu proprio lo scrittore - come accennato - a suggerire un tipo di sigaro dal gusto più dolce da realizzare con il tabacco che viene lavorato nella Manifattura di Cava de’ Tirreni.

Negli ultimi anni il sigaro, considerato all’inizio il fumo dei poveri, ha trovato nuovi estimatori: piace il fatto a mano, che simboleggia l’artigianalità del made in Italy anche in questo settore.

E nel tempo sono nati perfino vari club dedicati al sigaro toscano, dove i fumatori si ritrovano per degustarlo e abbinarlo a distillati e cioccolata.